Il primo cioccolatino incartato della storia: il gianduiotto

Può sembrare un cioccolatino come tanti altri, ma basta scartarlo per riconoscere dall’odore e dalla sua forma unica a barchetta uno dei cioccolatini più amati di sempre, da adulti e bambini. Stiamo parlando del gianduiotto di Torino, in dialetto “giandojòt”. Dietro di esso una storia antica: la leggenda narra che il gianduiotto sia nato come conseguenza del blocco continentale del 1806 imposto da Napoleone. Infatti, il cacao in quel periodo era difficilmente reperibile, oltre a essere particolarmente caro.

Si dice quindi che, in Piemonte, molti chocolatier, come Michele Prochet, avessero iniziato a produrre cioccolato sostituendo parte dell’impasto con le nocciole, prodotto tipico e abbondante nelle colline della regione.  Ma è andata davvero così? Non si sa. Quel che è certo è che, più in avanti, l’invenzione di una macchina per la preparazione industriale del cioccolato, da parte di Giovanni Martino Bianchini, ha contribuito notevolmente alla creazione di ciò che oggi chiamiamo gianduiotto.

L’arrivo di Pierre Paul Caffarel nella Torino del 1832 cambia poi le sorti del panorama cioccolatiero. Insieme al chocolatier Michele Prochet, Paul Caffarel fonda la Caffarel Prochet & C., e, come tutti gli altri pasticceri e chocolatier dell’epoca, a causa del rincaro del cacao, sostituiscono una parte dell’impasto del cacao con le nocciole delle Langhe, presenti in abbondanza nel territorio.

Ma i due non si fermano qui: perfezionano l’impasto, macinando e tostando finemente le nocciole, per arrivare alla creazione del “givu” (letteralmente mozzicone, ma da interpretare con il significato di bocconcino), e cioè l’antenato del gianduiotto. L’esordio vero e proprio del cioccolatino torinese per eccellenza avviene nel Carnevale del 1865: in questa occasione una maschera tipica piemontese, Gianduja, distribuiva i famosi cioccolatini alla gente in festa, che da questo momento in poi furono chiamati gianduiotti.

Esistono due metodi di produzione del classico gianduiotto:

– a estrusione: è il metodo che più si avvicina a quello manuale, perché il gianduiotto viene colato su piastre senza l’utilizzo di stampi e il processo produttivo avviene con macchine progettate ad hoc

 concaggio: è un metodo più industriale che utilizza stampi e una percentuale minore di cioccolato.

Restando in tema di dolci, i gianduiotti possono essere degli alleati molto speciali in cucina. Puoi realizzare per esempio una torta con ripieno di gianduiotti o dei morbidi saccottini dal cuore caldo di gianduia, o, perché no, anche una semplice cioccolata calda gianduia! Insomma, in qualunque modo possa essere utilizzato, il risultato sarà sempre paradisiaco.


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