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Musei in Piemonte

Il Polo Museale del Piemonte

Un elenco in aggiornamento dei musei in Piemonte

Archivio Storico Museo Italgas – Torino
Tipologia
Descrizione

L'Archivio - Museo, attraverso la presenza di documenti, oggetti e strumenti, rappresenta la 'memoria storica' della Società Italiana per il Gas, nata a Torino nel 1837. Ospitando oltre 150 anni di storia del gas, aiuta a comprendere l'importanza sociale e tecnologica delle scoperte del gas illuminante e delle sue applicazioni industriali. Il patrimonio storico del Museo Italgas consiste in più di 1.000 metri lineari di documenti, 6.000 di volumi, opuscoli e riviste, 35.000 stampe, fotografie e manifesti, 350 apparecchiature e strumenti d'epoca. Rivestono particolare interesse i verbali dei consigli di amministrazione, i libri contabili e rare opere dei primi teorici (J. Baptista van Helmont, J. Peter Minckelers e A. Volta) che testimoniano procedimenti e attività.

Descrizione lunga

L'Archivio - Museo, attraverso la presenza di documenti, oggetti e strumenti, rappresenta la 'memoria storica' della Società Italiana per il Gas, nata a Torino nel 1837. Ospitando oltre 150 anni di storia del gas, aiuta a comprendere l'importanza sociale e tecnologica delle scoperte del gas illuminante e delle sue applicazioni industriali. Il patrimonio storico del Museo Italgas consiste in più di 1.000 metri lineari di documenti, 6.000 di volumi, opuscoli e riviste, 35.000 stampe, fotografie e manifesti, 350 apparecchiature e strumenti d'epoca. Rivestono particolare interesse i verbali dei consigli di amministrazione, i libri contabili e rare opere dei primi teorici (J. Baptista van Helmont, J. Peter Minckelers e A. Volta) che testimoniano procedimenti e attività.

Casa Coppi a Castellania
Tipologia
Descrizione

La casa natale di Fausto Coppi è diventata un museo che racconta la storia privata e sportiva del Campionissimo. Visitandolo, gli appassionati di ciclismo, gli estimatori del Grande Airone e i turisti, ritroveranno gli oggetti e l’atmosfera cara al Campionissimo: il Coppi privato; uno sportivo, un personaggio conosciuto in tutto il mondo che, anche nei momenti di maggior celebrità, tornava al paese per ritrovare sé stesso, la sua famiglia e i vecchi amici.
Respirare quell'aria, entrare in quelle stanze, vedere gli oggetti che ha toccato e fra cui ha vissuto; ogni anno, tifosi da tutto il mondo, si ritrovano qui per rendere omaggio al Campione Inobliabile, un luogo d'incontro ideale fra affetto e nostalgica ammirazione, per una grande figura umana e sportiva che non conosce confini.
Il museo è aperto il sabato 15.00 – 18.30 e la domenica 10.00 - 12.00; 15.00 – 18.30. Altre aperture sono possibili per appuntamento.

Descrizione lunga

La casa natale di Fausto Coppi è diventata un museo che racconta la storia privata e sportiva del Campionissimo. Visitandolo, gli appassionati di ciclismo, gli estimatori del Grande Airone e i turisti, ritroveranno gli oggetti e l’atmosfera cara al Campionissimo: il Coppi privato; uno sportivo, un personaggio conosciuto in tutto il mondo che, anche nei momenti di maggior celebrità, tornava al paese per ritrovare sé stesso, la sua famiglia e i vecchi amici.
Respirare quell'aria, entrare in quelle stanze, vedere gli oggetti che ha toccato e fra cui ha vissuto; ogni anno, tifosi da tutto il mondo, si ritrovano qui per rendere omaggio al Campione Inobliabile, un luogo d'incontro ideale fra affetto e nostalgica ammirazione, per una grande figura umana e sportiva che non conosce confini.
Il museo è aperto il sabato 15.00 – 18.30 e la domenica 10.00 - 12.00; 15.00 – 18.30. Altre aperture sono possibili per appuntamento.

Castello Reale – Moncalieri
Tipologia
Descrizione

Sulla preesistenza fortificata di XV secolo, già a sua volta esito di rimaneggiamenti di un sistema difensivo antecedente, Carlo di Castellamonte compie una prima trasformazione del complesso (1619) per convertirlo in residenza, secondo un progetto del quale si fa interprete Cristina di Francia, con la collaborazione dell’architetto Andrea Costaguta, a partire dal 1646. Nel 1650 si iniziano anche i lavori di livellamento per la realizzazione di un giardino, da organizzarsi su terrazzamenti artificiali. Sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte il cantiere assume proporzioni imponenti, configurando la soluzione definitiva a pavillon-système attorno a un cortile rettangolare (1664-1683). Altri interventi portano la firma di Filippo Juvarra (con istruzioni del 1731) e di Benedetto Alfieri (1752-1756), mentre al giardino attende dal 1765 Michel Benard, sulla base di ampi parterres oggi scomparsi. Nel 1789, su disegno di Giovanni Battista Piacenza, si arreda l’appartamento del Duca d’Aosta, l’anno successivo Carlo Randoni fornisce disegni per camini e arredi. Con la Restaurazione il castello è sede di rappresentanza: vi si attuano consistenti lavori di riarredo, poi completati secondo il gusto dell’epoca per Vittorio Emanuele II. Dal 1948, passato al demanio dello Stato, è dato in uso all’Arma dei Carabinieri ed è oggi sede del “1° Battaglione Carabinieri Piemonte”. I tre appartamenti reali sono viceversa in consegna alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e sono visitabili. Si tratta degliappartamenti reali propriamente detti (di fatto di Vittorio Emanuele II), di Maria Clotilde di Savoia, sposa di Gerolamo Bonaparte, e di Maria Letizia Bonaparte, con un notevole salotto cinese di tardo XVIII secolo, poi trasformato in sala da toeletta.

Descrizione lunga

Sulla preesistenza fortificata di XV secolo, già a sua volta esito di rimaneggiamenti di un sistema difensivo antecedente, Carlo di Castellamonte compie una prima trasformazione del complesso (1619) per convertirlo in residenza, secondo un progetto del quale si fa interprete Cristina di Francia, con la collaborazione dell’architetto Andrea Costaguta, a partire dal 1646. Nel 1650 si iniziano anche i lavori di livellamento per la realizzazione di un giardino, da organizzarsi su terrazzamenti artificiali. Sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte il cantiere assume proporzioni imponenti, configurando la soluzione definitiva a pavillon-système attorno a un cortile rettangolare (1664-1683). Altri interventi portano la firma di Filippo Juvarra (con istruzioni del 1731) e di Benedetto Alfieri (1752-1756), mentre al giardino attende dal 1765 Michel Benard, sulla base di ampi parterres oggi scomparsi. Nel 1789, su disegno di Giovanni Battista Piacenza, si arreda l’appartamento del Duca d’Aosta, l’anno successivo Carlo Randoni fornisce disegni per camini e arredi. Con la Restaurazione il castello è sede di rappresentanza: vi si attuano consistenti lavori di riarredo, poi completati secondo il gusto dell’epoca per Vittorio Emanuele II. Dal 1948, passato al demanio dello Stato, è dato in uso all’Arma dei Carabinieri ed è oggi sede del “1° Battaglione Carabinieri Piemonte”. I tre appartamenti reali sono viceversa in consegna alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e sono visitabili. Si tratta degliappartamenti reali propriamente detti (di fatto di Vittorio Emanuele II), di Maria Clotilde di Savoia, sposa di Gerolamo Bonaparte, e di Maria Letizia Bonaparte, con un notevole salotto cinese di tardo XVIII secolo, poi trasformato in sala da toeletta.

CEMED – Centro Museo e Documentazione Storica – Torino
Tipologia
Descrizione

Il Centro Museo e Documentazione Storica (CEMED) è stato istituito nel 1997 per gestire la memoria storica dell'Ateneo. Ha finalità di conservare, studiare e valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell'Ateneo, coordinando le attività inerenti agli archivi, alle collezioni e ai materiali, già della Scuola di applicazione per gli ingegneri (1859-1906) e del Regio Museo Industriale italiano (1862-1906) e, in seguito, del Politecnico di Torino (dal 1906). Presso il centro sono custodite collezioni di strumenti scientifici e didattici e fondi documentari, tra cui una parte dell'Archivio Storico Studenti, costituito dai Registri degli studenti della Scuola di applicazione per gli ingegneri e del Regio Museo Industriale. Il Progetto MAP, 'Museo Archivio Politecnico', portato avanti dal CEMED, è diventato l'asse portante delle attività di diffusione e promozione delle memorie di Torino città-politecnica.

Descrizione lunga

Il Centro Museo e Documentazione Storica (CEMED) è stato istituito nel 1997 per gestire la memoria storica dell'Ateneo. Ha finalità di conservare, studiare e valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell'Ateneo, coordinando le attività inerenti agli archivi, alle collezioni e ai materiali, già della Scuola di applicazione per gli ingegneri (1859-1906) e del Regio Museo Industriale italiano (1862-1906) e, in seguito, del Politecnico di Torino (dal 1906). Presso il centro sono custodite collezioni di strumenti scientifici e didattici e fondi documentari, tra cui una parte dell'Archivio Storico Studenti, costituito dai Registri degli studenti della Scuola di applicazione per gli ingegneri e del Regio Museo Industriale. Il Progetto MAP, 'Museo Archivio Politecnico', portato avanti dal CEMED, è diventato l'asse portante delle attività di diffusione e promozione delle memorie di Torino città-politecnica.

Centro Faunistico Uomini e Lupi – Entracque
Tipologia
Descrizione

Il Centro offre al visitatore l'opportunità di approfondire la conoscenza di un predatore per eccellenza, il lupo, che nei secoli ha sempre rappresentato un concorrente per l'uomo, tanto da essere protagonista di numerosi miti e leggende e, contemporaneamente, oggetto di una caccia spietata che in molte situazioni ha portato alla sua estinzione. Due spazi espositivi, siti in Entracque paese e in località Casermette, sono dedicati rispettivamente al rapporto uomo-lupo e alle caratteristiche comportamentali e relazionali dell'animale, con l'affascinante storia di Ligabue, un giovane maschio seguito grazie ad un radiocollare nei suoi spostamenti dall'Appennino parmense alle Alpi Marittime. Il Centro faunistico in località Casermette ospita, in un recinto di circa otto ettari, alcuni esemplari nati in cattività o vittima di incidenti stradali. Attraverso un tunnel, dentro cui si snoda un percorso di visita che presenta l'animale dal punto di vista naturalistico, si giunge nel mezzo dell'area in cui si trova la torretta di tre piani finalizzata all'avvistamento dei lupi.

Descrizione lunga

Il Centro offre al visitatore l'opportunità di approfondire la conoscenza di un predatore per eccellenza, il lupo, che nei secoli ha sempre rappresentato un concorrente per l'uomo, tanto da essere protagonista di numerosi miti e leggende e, contemporaneamente, oggetto di una caccia spietata che in molte situazioni ha portato alla sua estinzione. Due spazi espositivi, siti in Entracque paese e in località Casermette, sono dedicati rispettivamente al rapporto uomo-lupo e alle caratteristiche comportamentali e relazionali dell'animale, con l'affascinante storia di Ligabue, un giovane maschio seguito grazie ad un radiocollare nei suoi spostamenti dall'Appennino parmense alle Alpi Marittime. Il Centro faunistico in località Casermette ospita, in un recinto di circa otto ettari, alcuni esemplari nati in cattività o vittima di incidenti stradali. Attraverso un tunnel, dentro cui si snoda un percorso di visita che presenta l'animale dal punto di vista naturalistico, si giunge nel mezzo dell'area in cui si trova la torretta di tre piani finalizzata all'avvistamento dei lupi.

Centro Storico Fiat
Tipologia
Descrizione

Il Centro Storico Fiat è un museo e archivio aziendale che espone automobili, aeroplani, treni, trattori, camion, biciclette, lavatrici, frigoriferi con marchio Fiat. Modellini in scala

Nella parte archivistica si trovano ricostruzioni di parti del processo produttivo, manifesti e bozzetti pubblicitari completano la collezione. La parte archivistica conserva più di 5.000 metri lineari di documenti cartacei, 300.000 disegni tecnici, 5.000 tra volumi e riviste di automobilismo e storia industriale, 6 milioni di immagini, 200 ore di filmati storici.

Descrizione lunga

Il Centro Storico Fiat è un museo e archivio aziendale che espone automobili, aeroplani, treni, trattori, camion, biciclette, lavatrici, frigoriferi con marchio Fiat. Modellini in scala

Nella parte archivistica si trovano ricostruzioni di parti del processo produttivo, manifesti e bozzetti pubblicitari completano la collezione. La parte archivistica conserva più di 5.000 metri lineari di documenti cartacei, 300.000 disegni tecnici, 5.000 tra volumi e riviste di automobilismo e storia industriale, 6 milioni di immagini, 200 ore di filmati storici.

Collezione Civica d’Arte, Museo Scienze Naturali, Museo Etnografico – Pinerolo
Tipologia
Descrizione

Il palazzo Vittone, costruito sul margine dell'attuale piazza del mercato di Pinerolo ed edificato a partire dal 1740 su progetto di Bernardo Vittone, fu voluto dal re Carlo Emanuele III quale sede per l'Ospizio dei Catecumeni. Oggi il palazzo ospita la Pinacoteca Civica ed è sede di importanti musei ed istituzioni culturali come il Museo di Scienze Naturali e il Museo Etnografico. Nella Pinacoteca sono esposte le più belle firme locali, piemontesi e nazionali della pittura a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento: Lorenzo Delleani, Giacomo Grosso, Felice Carena, Enrico Reycend. Elemento caratterizzante il Museo di Scienze Naturali è invece la straordinaria collezione micologica che raccoglie migliaia di esemplari di funghi da tutti i continenti. Il museo ospita altre sezioni tematiche, quali la collezione entomologica, la collezione malacologica, un'intera sala dedicata alla mineralogia con splendidi campioni di minerali da tutto il Piemonte. Il Museo Etnografico, collocato nei sotterranei del palazzo, sotto le suggestive volte in mattoni a vista, conserva un'ampia documentazione di cultura popolare delle campagne e delle montagne del pinerolese e delle vallate alpine in genere. Un risalto particolare hanno nel museo i modelli che riproducono alcune tipologie particolari di fabbricati (dalla fucina alla tipica abitazione provenzale delle valli) realizzati in scala.

Descrizione lunga

Il palazzo Vittone, costruito sul margine dell'attuale piazza del mercato di Pinerolo ed edificato a partire dal 1740 su progetto di Bernardo Vittone, fu voluto dal re Carlo Emanuele III quale sede per l'Ospizio dei Catecumeni. Oggi il palazzo ospita la Pinacoteca Civica ed è sede di importanti musei ed istituzioni culturali come il Museo di Scienze Naturali e il Museo Etnografico. Nella Pinacoteca sono esposte le più belle firme locali, piemontesi e nazionali della pittura a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento: Lorenzo Delleani, Giacomo Grosso, Felice Carena, Enrico Reycend. Elemento caratterizzante il Museo di Scienze Naturali è invece la straordinaria collezione micologica che raccoglie migliaia di esemplari di funghi da tutti i continenti. Il museo ospita altre sezioni tematiche, quali la collezione entomologica, la collezione malacologica, un'intera sala dedicata alla mineralogia con splendidi campioni di minerali da tutto il Piemonte. Il Museo Etnografico, collocato nei sotterranei del palazzo, sotto le suggestive volte in mattoni a vista, conserva un'ampia documentazione di cultura popolare delle campagne e delle montagne del pinerolese e delle vallate alpine in genere. Un risalto particolare hanno nel museo i modelli che riproducono alcune tipologie particolari di fabbricati (dalla fucina alla tipica abitazione provenzale delle valli) realizzati in scala.

Cripta e Museo di Sant’Anastasio – Asti
Tipologia
Descrizione

Il museo si caratterizza per la sua duplice realtà di sito archeologico e di sede museale, l'uno e l'altra strettamente correlati. L'area ovest del museo mostra una ricca stratificazione di testimonianze archeologiche, riconducibili alla chiesa di Sant'Anastasio, demolita nel 1907. Costruita a partire dal secolo VIII e parte di un influente monastero femminile benedettino, la chiesa fu oggetto di ampliamenti e trasformazioni fino al Seicento, ancora oggi chiaramente distinguibili in alcuni resti e muri di fondazione. L'elemento più interessante e meglio conservato è l'omonima cripta della chiesa, a tre navate con volte a crociera, in cui si possono ammirare colonne e capitelli di età romana e altomedievale. Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei pertinenti al sito di Sant'Anastasio e all'area cittadina, databili in prevalenza tra l'VIII e il XVII secolo.

Descrizione lunga

Il museo si caratterizza per la sua duplice realtà di sito archeologico e di sede museale, l'uno e l'altra strettamente correlati. L'area ovest del museo mostra una ricca stratificazione di testimonianze archeologiche, riconducibili alla chiesa di Sant'Anastasio, demolita nel 1907. Costruita a partire dal secolo VIII e parte di un influente monastero femminile benedettino, la chiesa fu oggetto di ampliamenti e trasformazioni fino al Seicento, ancora oggi chiaramente distinguibili in alcuni resti e muri di fondazione. L'elemento più interessante e meglio conservato è l'omonima cripta della chiesa, a tre navate con volte a crociera, in cui si possono ammirare colonne e capitelli di età romana e altomedievale. Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei pertinenti al sito di Sant'Anastasio e all'area cittadina, databili in prevalenza tra l'VIII e il XVII secolo.

GAM – Galleria Civica di Arte Moderna
Tipologia
Descrizione

La Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino (anche conosciuta come GAM Torino) ospita le collezioni artistiche permanenti dell'Ottocento e del Novecento.

Il patrimonio presente si compone di oltre 47.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni e video ordinati non secondo la progressione cronologica, ma bensì seguendo una trama logica che divide le opere in Veduta, Genere, Infanzia, Specularità, Velocità, Etica e Natura.

Periodicamente la Galleria ospita anche importanti rassegne e mostre temporanee e dispone di diversi laboratori didattici, una sala conferenze, una biblioteca, un archivio fotografico, una libreria a tema e una caffetteria.

Descrizione lunga

La Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino (anche conosciuta come GAM Torino) ospita le collezioni artistiche permanenti dell'Ottocento e del Novecento.

Il patrimonio presente si compone di oltre 47.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni e video ordinati non secondo la progressione cronologica, ma bensì seguendo una trama logica che divide le opere in Veduta, Genere, Infanzia, Specularità, Velocità, Etica e Natura.

Periodicamente la Galleria ospita anche importanti rassegne e mostre temporanee e dispone di diversi laboratori didattici, una sala conferenze, una biblioteca, un archivio fotografico, una libreria a tema e una caffetteria.

Gipsoteca Giulio Monteverde – Bistagno
Tipologia
Descrizione

Nel 1973, in occasione del centenario della nascita dello scultore Giulio Monteverde (1873-1917), viene inaugurata a Bistagno la Gipsoteca Giulio Monteverde. Di origini contadine, Giulio Monteverde comincia la sua attività artistica come intagliatore ligneo, dando avvio a una considerevole produzione di crocifissi, per poi dedicarsi alla scultura vera e propria. La collezione che comprende ventinove opere, tra sculture in gesso, calchi e terrecotte, realizzate dall'artista tra il 1884 e il 1917, è completata da una rassegna di stampe d'epoca e da un laboratorio didattico per la realizzazione di manufatti in gesso.

Descrizione lunga

Nel 1973, in occasione del centenario della nascita dello scultore Giulio Monteverde (1873-1917), viene inaugurata a Bistagno la Gipsoteca Giulio Monteverde. Di origini contadine, Giulio Monteverde comincia la sua attività artistica come intagliatore ligneo, dando avvio a una considerevole produzione di crocifissi, per poi dedicarsi alla scultura vera e propria. La collezione che comprende ventinove opere, tra sculture in gesso, calchi e terrecotte, realizzate dall'artista tra il 1884 e il 1917, è completata da una rassegna di stampe d'epoca e da un laboratorio didattico per la realizzazione di manufatti in gesso.

Grotta dei Dossi – Villanova Mondovì
Tipologia
Descrizione

La Grotta dei Dossi, scoperta nel 1797 nei pressi di Villanova Mondovì, si sviluppa per oltre un chilometro nel monte Calvario. Nell'Ottocento i visitatori giungevano i carrozza da Mondovì: per 9 lire le visite guidate includevano il pranzo e la sosta al santuario di Santa Lucia. E' sta la prima grotta scoperta in provincia di Cuneo e la prima in Italia illuminata con lampade elettriche. Si articola in un'eccezionale successione di corridoi e sale che mostrano bizzarre formazioni: i sali minerali disciolti nelle acque di superficie che colano nella cavità conferiscono alle concrezioni una particolare policromia. Alcuni ambienti hanno nomi evocativi: 'barca di Caronte, 'bagni di Venere', 'sala degli arazzi', 'sala del buon genio'.

Descrizione lunga

La Grotta dei Dossi, scoperta nel 1797 nei pressi di Villanova Mondovì, si sviluppa per oltre un chilometro nel monte Calvario. Nell'Ottocento i visitatori giungevano i carrozza da Mondovì: per 9 lire le visite guidate includevano il pranzo e la sosta al santuario di Santa Lucia. E' sta la prima grotta scoperta in provincia di Cuneo e la prima in Italia illuminata con lampade elettriche. Si articola in un'eccezionale successione di corridoi e sale che mostrano bizzarre formazioni: i sali minerali disciolti nelle acque di superficie che colano nella cavità conferiscono alle concrezioni una particolare policromia. Alcuni ambienti hanno nomi evocativi: 'barca di Caronte, 'bagni di Venere', 'sala degli arazzi', 'sala del buon genio'.

Grotta di Bossea – Frabosa Soprana
Tipologia
Descrizione

La Grotta di Bossea, estesa per 2 chilometri, con un dislivello di 200 metri, si apre nell'alta Valle Corsaglia ed è il termine di un sistema carsico percorso da un torrente. La grotta è fra le più belle e importanti grotte turistiche italiane per varietà di concrezioni, grandiosità di ambienti, ricchezza d'acqua e laghi sotterranei. Il complesso attivo (cioè la zona in cui sono tuttora operanti i fenomeni carsici: l'acqua asporta 750-800 tonnellate di roccia l'anno) favorisce la conoscenza dell'ecologia sotterranea, studiata da una stazione di ricerca e controllo scientifico del CAI di Cuneo, a cui collabora il Politecnico di Torino. La vastità degli ambienti crea un paesaggio straordinario la cui fauna e flora contano 50 specie. Il percorso di visita consente di vedere un terzo circa della grotta attiva. La vigilia di ferragosto e il giorno di Santo Stefano nella grotta si tengono dei concerti.

Descrizione lunga

La Grotta di Bossea, estesa per 2 chilometri, con un dislivello di 200 metri, si apre nell'alta Valle Corsaglia ed è il termine di un sistema carsico percorso da un torrente. La grotta è fra le più belle e importanti grotte turistiche italiane per varietà di concrezioni, grandiosità di ambienti, ricchezza d'acqua e laghi sotterranei. Il complesso attivo (cioè la zona in cui sono tuttora operanti i fenomeni carsici: l'acqua asporta 750-800 tonnellate di roccia l'anno) favorisce la conoscenza dell'ecologia sotterranea, studiata da una stazione di ricerca e controllo scientifico del CAI di Cuneo, a cui collabora il Politecnico di Torino. La vastità degli ambienti crea un paesaggio straordinario la cui fauna e flora contano 50 specie. Il percorso di visita consente di vedere un terzo circa della grotta attiva. La vigilia di ferragosto e il giorno di Santo Stefano nella grotta si tengono dei concerti.

Grotte del Caudano – Frabosa Sottana
Tipologia
Descrizione

Le grotte del Caudano sono state oggetto di mistero e curiosità fin dalla loro scoperta, avvenuta nel dicembre 1898 durante la costruzione del serbatoio dell'acquedotto della centrale idroelettrica di Fabriosa Sottana. Successivamente fu tracciata una via interna per renderle visitabili e agevoli durante il percorso di visita. Le grotte sono state giudicate, dopo un'approfondita e accurata esplorazione da parte di alcuni esperti in materia, le più estese in Italia e le più ricche di stalattiti e stalagmiti.

Descrizione lunga

Le grotte del Caudano sono state oggetto di mistero e curiosità fin dalla loro scoperta, avvenuta nel dicembre 1898 durante la costruzione del serbatoio dell'acquedotto della centrale idroelettrica di Fabriosa Sottana. Successivamente fu tracciata una via interna per renderle visitabili e agevoli durante il percorso di visita. Le grotte sono state giudicate, dopo un'approfondita e accurata esplorazione da parte di alcuni esperti in materia, le più estese in Italia e le più ricche di stalattiti e stalagmiti.

M.A.C.A.M. – Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto – Maglione
Tipologia
Descrizione

A Maglione, piccolo centro del canavese una semplice passeggiata diventa un viaggio nell'arte. Il Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione nasce nel 1985 da un'idea di Maurizio Corgnati, come associazione culturale senza fine di lucro con operatività indirizzata alla diffusione e promozione dell'arte contemporanea. I muri delle case diventano protagonisti per le sculture d'acciaio, dipinti e murales decorano le facciate dei palazzi e le diverse locations del paese. Nel mese di agosto il paese ospita stage sulle tecniche dell'affresco, destinati agli studenti delle Accademie italiane di Belle Arti. Appoggio e sostegno sono dati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino, in riconoscimento del ruolo che il M.A.C.A.M. svolge nella valorizzazione artistico-culturale anche a livello turistico dell'area piemontese. La fama di Maglione, ha ampliamente varcato i confini regionali e nazionali, l'ampia eco si deve non solo alla sua peculiarità di museo fruibile passeggiando tra le vie del paese in qualsiasi momento dell'anno, ma anche all'essere del tutto estraneo alle leggi del mercato ed ai fini lucrativi.

Descrizione lunga

A Maglione, piccolo centro del canavese una semplice passeggiata diventa un viaggio nell'arte. Il Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione nasce nel 1985 da un'idea di Maurizio Corgnati, come associazione culturale senza fine di lucro con operatività indirizzata alla diffusione e promozione dell'arte contemporanea. I muri delle case diventano protagonisti per le sculture d'acciaio, dipinti e murales decorano le facciate dei palazzi e le diverse locations del paese. Nel mese di agosto il paese ospita stage sulle tecniche dell'affresco, destinati agli studenti delle Accademie italiane di Belle Arti. Appoggio e sostegno sono dati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino, in riconoscimento del ruolo che il M.A.C.A.M. svolge nella valorizzazione artistico-culturale anche a livello turistico dell'area piemontese. La fama di Maglione, ha ampliamente varcato i confini regionali e nazionali, l'ampia eco si deve non solo alla sua peculiarità di museo fruibile passeggiando tra le vie del paese in qualsiasi momento dell'anno, ma anche all'essere del tutto estraneo alle leggi del mercato ed ai fini lucrativi.

Miniera d’oro della Guia – Macugnaga
Tipologia
Descrizione

In località Guia, vicino all'omonima cascata, si trova la prima miniera d'oro delle Alpi, scoperta nel 1710. Tra le miniere ossolane, quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d'Italia. In particolare, la miniera della Guia costituisce uno dei luoghi da cui si ricavava l'oro presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg. 408 di oro puro). Negli anni Cinquanta del Novecento l'attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, fino alla chiusura definitiva delle miniere nel 1961, causa l'obsolescenza delle tecnologie e la concorrenza straniera. Oggi la visita guidata consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi.

Descrizione lunga

In località Guia, vicino all'omonima cascata, si trova la prima miniera d'oro delle Alpi, scoperta nel 1710. Tra le miniere ossolane, quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d'Italia. In particolare, la miniera della Guia costituisce uno dei luoghi da cui si ricavava l'oro presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg. 408 di oro puro). Negli anni Cinquanta del Novecento l'attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, fino alla chiusura definitiva delle miniere nel 1961, causa l'obsolescenza delle tecnologie e la concorrenza straniera. Oggi la visita guidata consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi.

Museo a cielo aperto dell’architettura moderna di Ivrea
Tipologia
Descrizione

Il Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea, inaugurato nel 2001, nasce con una precisa mission: fare conoscere il patrimonio architettonico moderno di Ivrea, come elemento di cultura del territorio legato alla storia della sua economia ed essere, al tempo stesso, luogo dove si mostra l´architettura italiana del Novecento. Obiettivo del museo è di promuovere una riflessione articolata sulla città e il territorio, trasformandosi in un luogo di elaborazione di strategie finalizzate a conservare il patrimonio architettonico. Il complesso museale si sviluppa lungo due chilometri, in via Jervis e in aree limitrofe, dove sono state collocate sette stazioni tematico-informative, sistemate lungo i percorsi pedonali pubblici in una successione caratterizzata da una forte integrazione con il tessuto urbano. I temi delle stazioni raccontano l´impegno dell'Olivetti dalla sua fondazione alla chiusura della Società e i nei settori in cui l'azienda operato: architettura, urbanistica, disegno industriale e grafica pubblicitaria.

Descrizione lunga

Il Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea, inaugurato nel 2001, nasce con una precisa mission: fare conoscere il patrimonio architettonico moderno di Ivrea, come elemento di cultura del territorio legato alla storia della sua economia ed essere, al tempo stesso, luogo dove si mostra l´architettura italiana del Novecento. Obiettivo del museo è di promuovere una riflessione articolata sulla città e il territorio, trasformandosi in un luogo di elaborazione di strategie finalizzate a conservare il patrimonio architettonico. Il complesso museale si sviluppa lungo due chilometri, in via Jervis e in aree limitrofe, dove sono state collocate sette stazioni tematico-informative, sistemate lungo i percorsi pedonali pubblici in una successione caratterizzata da una forte integrazione con il tessuto urbano. I temi delle stazioni raccontano l´impegno dell'Olivetti dalla sua fondazione alla chiusura della Società e i nei settori in cui l'azienda operato: architettura, urbanistica, disegno industriale e grafica pubblicitaria.

Museo Alessandria Città delle Biciclette
Tipologia
Descrizione

Il Museo Alessandria Città delle Biciclette  racconta il ruolo rivestito dal territorio provinciale nella storia del ciclismo, dell’industria della bicicletta e del giornalismo sportivo.

Da Carlo Michel a Giovanni Maino, dalle Borsaline al Circolo Velocipedisti Alessandrino, dalla rivalità tra il tortonese Giovanni Cuniolo detto “Manina” e l’astigiano Giovanni Gerbi, soprannominato il “Diavolo Rosso”, fino alle vicende di campionissimi come Costante Girardengo e Fausto Coppi, riscopre ol ruolo centrale della provincia di Alessandria nelle origini del mito della bicicletta e nelle innumerevoli vite che ha avuto da allora.

Il territorio, infatti, con le sue strutture, con i percorsi cicloturistici di collina e di pianura, con le manifestazioni ciclo-storiche e soprattutto con la presenza di un ampio numero di appassionati, può proporsi credibilmente per raccontare la storia degli inizi e dell'affermazione dello sport delle due ruote in Piemonte e in Italia.

Il percorso museale racconta la bicicletta come singolare sintesi di artigianato, tecnologia e progettazione, che ha generato negli artisti, negli scrittori e nei musicisti innumerevoli suggestioni, stimolandone la creatività e l’inventiva. Comprende diverse aree tematiche che presentano ciascuna un argomento di particolare rilievo.

Descrizione lunga

Il Museo Alessandria Città delle Biciclette  racconta il ruolo rivestito dal territorio provinciale nella storia del ciclismo, dell’industria della bicicletta e del giornalismo sportivo.

Da Carlo Michel a Giovanni Maino, dalle Borsaline al Circolo Velocipedisti Alessandrino, dalla rivalità tra il tortonese Giovanni Cuniolo detto “Manina” e l’astigiano Giovanni Gerbi, soprannominato il “Diavolo Rosso”, fino alle vicende di campionissimi come Costante Girardengo e Fausto Coppi, riscopre ol ruolo centrale della provincia di Alessandria nelle origini del mito della bicicletta e nelle innumerevoli vite che ha avuto da allora.

Il territorio, infatti, con le sue strutture, con i percorsi cicloturistici di collina e di pianura, con le manifestazioni ciclo-storiche e soprattutto con la presenza di un ampio numero di appassionati, può proporsi credibilmente per raccontare la storia degli inizi e dell'affermazione dello sport delle due ruote in Piemonte e in Italia.

Il percorso museale racconta la bicicletta come singolare sintesi di artigianato, tecnologia e progettazione, che ha generato negli artisti, negli scrittori e nei musicisti innumerevoli suggestioni, stimolandone la creatività e l’inventiva. Comprende diverse aree tematiche che presentano ciascuna un argomento di particolare rilievo.

Museo Carestia-Tirozzo – Fobello
Tipologia
Descrizione

Il museo-erbario è stato inaugurato nel 1993 nei locali dell'abitazione dello scultore Pierugo Tirozzo, donata dal medesimo alla Sezione di Varallo del CAI all'atto della sua morte, avvenuta nel 1987. Il Museo occupa il piano terra e il primo piano dell'edificio. Nell'atrio d'ingresso sono presentate, attraverso fotografie e documenti storici, le figure dell'Abate Carestia, del dott. Camillo e del prof. Tirozzo. In tre locali del piano terra e del primo piano sono presentati quasi un migliaio di fogli originali dell'Erbario dell'Abate Carestia, insigne botanico di Riva Valdobbia. Si tratta, in maggioranza, di fanerogame e in modesta parte di crittogame, pressate ed essiccate, raccolte quasi tutte in Valsesia, tra il 1854 e l'inizio del 1900, giunte fino a noi in ottime condizioni. Un'altra saletta al primo piano è riservata ad una pregevole raccolta di costumi fobellesi, posti su manichini o pannelli a muro.

Descrizione lunga

Il museo-erbario è stato inaugurato nel 1993 nei locali dell'abitazione dello scultore Pierugo Tirozzo, donata dal medesimo alla Sezione di Varallo del CAI all'atto della sua morte, avvenuta nel 1987. Il Museo occupa il piano terra e il primo piano dell'edificio. Nell'atrio d'ingresso sono presentate, attraverso fotografie e documenti storici, le figure dell'Abate Carestia, del dott. Camillo e del prof. Tirozzo. In tre locali del piano terra e del primo piano sono presentati quasi un migliaio di fogli originali dell'Erbario dell'Abate Carestia, insigne botanico di Riva Valdobbia. Si tratta, in maggioranza, di fanerogame e in modesta parte di crittogame, pressate ed essiccate, raccolte quasi tutte in Valsesia, tra il 1854 e l'inizio del 1900, giunte fino a noi in ottime condizioni. Un'altra saletta al primo piano è riservata ad una pregevole raccolta di costumi fobellesi, posti su manichini o pannelli a muro.

Museo Civico – San Damiano d’Asti
Tipologia
Descrizione

All'interno del Museo, collocato nella sede dell'Istituto Itc, sono ospitati macchinari tecnici, strumenti elettrici di misurazione, macchine elettriche ed elettroniche. Costituito da un'unica sala, il piccolo museo è stato inaugurato nel 1991 grazie ad una donazione fatta da un privato, il quale possedeva molti apparecchi elettrici. Tra questi, i più importanti sono: una serie di tubi di Geissler, un antico congegno per la produzione dell'ozono, galvanometri a riflessione, strumenti di misura analogici, oltre a voltometri, amperometri, misuratori di isolamento, cassette di resistenza, oscilloscopi.

Descrizione lunga

All'interno del Museo, collocato nella sede dell'Istituto Itc, sono ospitati macchinari tecnici, strumenti elettrici di misurazione, macchine elettriche ed elettroniche. Costituito da un'unica sala, il piccolo museo è stato inaugurato nel 1991 grazie ad una donazione fatta da un privato, il quale possedeva molti apparecchi elettrici. Tra questi, i più importanti sono: una serie di tubi di Geissler, un antico congegno per la produzione dell'ozono, galvanometri a riflessione, strumenti di misura analogici, oltre a voltometri, amperometri, misuratori di isolamento, cassette di resistenza, oscilloscopi.

Museo Civico della Stampa – Mondovì
Tipologia
Descrizione

Il 24 ottobre 1472, per opera del tipografo Antonio de Mattia di Anversa e con l'apporto economico del facoltoso Baldassarre Cordero, fu edito a Mondovì il primo libro stampato in Piemonte, il De Institutiones Confessorum di S. Antonino, Vescovo di Firenze. Incomincia così la storia dell'arte tipografica a Mondovì che continua attraverso l'esperienza tramandata di generazione in generazione da famiglie di abili tipografi. Il Museo Civico della Stampa è la più completa raccolta pubblica di macchine ed attrezzature per la stampa esistente oggi in Italia. Attraverso le sue collezioni sono rappresentate le principali fasi di questa affascinante arte e le sue più creative espressioni: la calcografia e la litografia. La parte più consistente delle macchine esposte proviene dalla collezione dell'ing. Ernesto Saroglia (1908-1989), messe a disposizione dall'Associazione Museo Universale della Stampa di Rivoli, cui si sono aggiunte quelle della Editrice Tipografia Moderna del Comm. Arnaldo Belloni di Nizza Monferrato ed alcune altre messe a disposizione dall'Associazione Amici di Piazza e dalla Provincia di Cuneo. Il Museo è ospitato nell'ex Collegio delle Orfane, in Mondovì Piazza, un grande e prestigioso edificio risalente alla metà del XVII secolo un tempo convento dei Carmelitani Scalzi.

Descrizione lunga

Il 24 ottobre 1472, per opera del tipografo Antonio de Mattia di Anversa e con l'apporto economico del facoltoso Baldassarre Cordero, fu edito a Mondovì il primo libro stampato in Piemonte, il De Institutiones Confessorum di S. Antonino, Vescovo di Firenze. Incomincia così la storia dell'arte tipografica a Mondovì che continua attraverso l'esperienza tramandata di generazione in generazione da famiglie di abili tipografi. Il Museo Civico della Stampa è la più completa raccolta pubblica di macchine ed attrezzature per la stampa esistente oggi in Italia. Attraverso le sue collezioni sono rappresentate le principali fasi di questa affascinante arte e le sue più creative espressioni: la calcografia e la litografia. La parte più consistente delle macchine esposte proviene dalla collezione dell'ing. Ernesto Saroglia (1908-1989), messe a disposizione dall'Associazione Museo Universale della Stampa di Rivoli, cui si sono aggiunte quelle della Editrice Tipografia Moderna del Comm. Arnaldo Belloni di Nizza Monferrato ed alcune altre messe a disposizione dall'Associazione Amici di Piazza e dalla Provincia di Cuneo. Il Museo è ospitato nell'ex Collegio delle Orfane, in Mondovì Piazza, un grande e prestigioso edificio risalente alla metà del XVII secolo un tempo convento dei Carmelitani Scalzi.


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