Alla scoperta dei dolci tipici della tradizione Piemontese per conoscere le origini e la storia del Piemonte: Bonèt, Gianduiotti, Krumiri, Baci di dama,

Il Piemonte è una terra ricca di prodotti naturali molto genuini, la tradizione culinaria presenta un ampia scelta di piatti salati, vini e soprattutto piatti dolci.

Alla scoperta di quattro dei dolci più famosi della tradizione Piemontese facili da preparare anche a casa.

Il Bonèt è un budino che appartiene ad un’antichissima tradizione del Piemonte.

In Piemontese il termine bonèt indica un cappello o berretto tondeggiante, la cui forma ricorda quella dello stampo a tronco di cono basso in cui viene cotto il budino.

Di fatto lo stampo di rame in cui si cuocevano i budini e i flan , veniva chiamato bonèt ëd cusin-a, cioè cappello da cucina, berretto del cuoco.

Il dolce avrebbe quindi preso il nome dallo stampo.

Il bonèt  tradizionale piemontese, fatto in casa dalle nonne, non era a base di rum, ma di Fernet, perché, terminato il pasto, il Fernet serviva per sveltire la digestione.

Per prepararlo si sbattono insieme a freddo uova, latte, zucchero, amaretti, rum ed eventualmente cacao .

Si pone sul fuoco lo stampo in cui il budino andrà cotto, vi si versa dentro dello zucchero che si farà caramellare coprendo fondo e pareti.

Si travasa il composto di latte e uova nello stampo e si cuoce a bagnomaria  sino a che si sia rappreso.

Si lascia quindi freddare, dal momento che il dolce si gusta rigorosamente freddo.

La ricetta può subire, a seconda delle zone del Piemonte, alcune variazioni, possono, infatti, essere aggiunte delle nocciole del tipo tonda gentile delle Langhe , del caffè oppure il cognac al posto del rum.

 

 

I krumiri o crumiri, sono biscotti tipici di Casale Monferrato e quindi rientrano nella tradizione Piemontese.

Questi biscotti sono nati intorno al 1878 e probabilmente ricordano Vittorio Emanuele II morto in quello stesso anno, per la forma a “baffo” che presentano, tipico di Vittorio Emanuele II.

I crumiri vengono preparati con un impasto a base di zucchero, vaniglia, burro , uova e farina.

Per dare ai biscotti la forma di un baffo, solitamente viene utilizzata una sac à poche ma possono essere ricreati anche manualmente.

I baci di dama sono dei biscotti originari del Piemonte, della città di Tortona dove nacquero un secolo fa, chiamati così perché composti da due calotte di pasta unite dal cioccolato che richiamano due labbra intente a darsi un bacio.

I biscotti erano originariamente prodotti con le nocciole piemontesi, più facili da reperire e meno costose delle mandorle.

Sarà infatti il cavalier Stefano Vercesi sul finire del 1810 a modificare la ricetta sostituendo le nocciole con le mandorle e brevettando i “baci dorati”.

I baci di dama sono costituiti da biscottini di frolla al burro  e farina di mandorle, che una volta cotti vengono uniti a coppia da uno strato di cioccolato fondente fuso.

È importante che la temperatura del forno  sia quella indicata, e cioè 140°.

Altrettanto importante è rispettare scrupolosamente i tempi di riposo della pasta al freddo, soprattutto l’ora prevista in congelatore prima del passaggio in forno, altrimenti i biscotti  si appiattiranno, rendendo impossibile ottenere la classica forma del pasticcino finito.
I baci di dama si conservano per una settimana in una scatola di latta.

 

 

Il gianduiotto è un cioccolatino a forma di barca rovesciata composto con cioccolata gianduia che si produce a Torino. Solitamente è avvolto in carta dorata o argentata.

Viene ottenuto impastando il cacao e lo zucchero con la famosa nocciola tonda gentile del Piemonte, rinomata per la sua qualità.

Il gianduiotto fu prodotto per la prima volta dalla nota società dolciaria torinese Caffarel e presentato al pubblico nel carnevale del 1865 dalla maschera torinese Gianduja da cui prende il nome, che distribuiva per le strade della città la nuova bontà.

Le sue origini si riconducono a motivazioni storico-politiche ben precise,  con il blocco napoleonico, le quantità di cacao che giungevano in Europa erano ridotte e con prezzi esorbitanti ma ormai la richiesta di cioccolato continuava ad aumentare.

Michele Prochet, componente dell’Azienda Caffarel, decise allora di sostituire in parte il cacao con un prodotto molto presente nel territorio ovvero la nocciola tonda gentile delle Langhe, una nocciola con gusto deciso e delicato.

Esiste anche una versione del gianduiotto gigante che si guadagna il titolo de  “il gianduiotto più grande del mondo”.

Fu realizzato dalla Novi per essere esposto a Torino durante la manifestazione Eurochocolat del 2001, misurava 2 metri di altezza per 4 metri di lunghezza per 1 metro di larghezza con un peso di 40 quintali, frutto di 150 ore di lavoro.

 

 


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