La crisi del turismo ai tempi del covid: la soluzione il turismo di prossimità

La bella stagione è alle porte e con l’arrivo del sole e del caldo, torna come ogni anno negli italiani la voglia ed il sentimento di poter iniziare a programmare le proprie vacanze. Una recente ricerca di Confturismo – Confcommercio, realizzata in collaborazione con Swg, ha rilevato che gli Italiani vorrebbero riprendere a viaggiare, non appena sarà consentito (circa la metà degli intervistati), ma l’83% di essi rimarranno in Italia: il mare è tra le destinazioni più ricercate. Ma a causa della crisi sanitaria in cui versiamo, come il resto del mondo, la nostra idea di vacanza andrà ripensata, rielaborata nei tempi e modi di fruizione. Il turismo e l’economia ad esso connesso si svilupperà con regole diverse, con le strutture del comparto turistico che molto probabilmente dovranno reinventarsi, anche per garantire il rispetto dei protocolli delle norme socio-sanitarie come il distanziamento sociale e la sanificazione degli ambienti.

Molto probabilmente i primi a riprendere saranno i viaggi di lusso e dei turisti con esose disponibilità economiche, sicuramente meno toccati dalla crisi. Ad oggi non sarà possibile poter fare crociere o prendere aerei low cost per poter andare a svolgere le nostre vacanze all’estero, anche perché le compagnie aeree ancora non hanno ripreso ancora ad operare. Per queste vacanze il mezzo di trasporto prediletto sarà l’automobile, poiché garantisce di potersi spostare in maniera sicuramente più autonoma, senza cogliere il rischio di potersi assembrare in mezzi pubblici e di potersi muovere velocemente in caso di emergenza, aggiungendo che, anche le disponibilità economiche saranno più contenute per una gran fetta di popolazione. Per alcuni questo potrebbe significare un netto calo del turismo di massa, dove crociere appunto e compagnie low cost lo facevano da padroni.

Gli esperti parlano di un ritorno al turismo “anni Cinquanta” e di un turismo di prossimità alla scoperta dei luoghi e delle bellezze del nostro paese situati a pochi passi da casa. Ci sarà una riscoperta per i borghi minori, e mete in cui la natura sia la protagonista, le grandi città torneranno protagoniste ed in concorrenza tra loro per accaparrarsi i turisti provenienti da ogni parte d’Italia attraendoli non più con grandi eventi ma trasmettendo l’idea di poter effettuare un soggiorno in sicurezza. I soggiorni saranno brevi ad intervalli di una settimana massimo due; chi possiede seconde case in località come il mare, la montagna, o il lago potrà sfruttarla maggiormente. In quest’ottica si inserisce bene anche l’offerta degli agriturismi, settore in cui l’Italia è leader mondiale con 24 mila strutture diffuse lungo tutta la Penisola, in grado di offrire 253mila posti letto, 442 mila posti a tavola, e grazie alla loro locazione in posti molto spesso dove regna la natura, possono offrire un soggiorno in tutta sicurezza lontani dagli assembramenti.

Quanto pesa il turismo sull’economia italiana e quanto ha gravato il lockdown

In Italia il turismo corrisponde a circa il 13% del Pil, pari a 232miliardi di euro garantendo il 14,5% dell’occupazione, posizionando l’Italia al secondo posto in Europa dietro la Spagna, come numero di strutture ricettive.  L’arresto dei flussi turistici a partire perlomeno da marzo ha azzerato un’attività, con una perdita di circa 20 miliardi,  che proprio nel trimestre marzo-maggio ha la sua fase di rilancio stagionale, favorita dal susseguirsi di occasioni tra le festività pasquali e la Pentecoste (rilevante soprattutto per l’afflusso estero). Risulta quindi importante capire quale sia la dimensione della perdita associabile a tale periodo, facendo riferimento a ciò che era accaduto lo scorso anno. Nel trimestre marzo-maggio 2019 si sono registrate in Italia circa 81 milioni di presenze turistiche, pari al 18,5% del totale annuale La composizione della domanda di turismo in Italia indica che nella stagione primaverile la clientela estera è (con il 56% delle presenze) più rappresentata che nel resto dell’anno. Quanto alla tipologia di alloggio, a primavera le strutture alberghiere risultano di gran lunga le preferite, con una quota significativamente superiore a quella annua (70,6%). Nel complesso, in questo periodo si concentra il 20,3% delle presenze annuali nelle strutture alberghiere e circa il 23% delle presenze di clienti stranieri, a conferma dell’importanza di questo trimestre per il settore alberghiero e turistico.

Una indicazione interessante riguardo all’impatto economico della drastica riduzione dei flussi di turismo proviene dai dati sulla spesa turistica effettuata negli scorsi anni dagli stranieri, la cui misura proviene dall’indagine del Turismo Internazionale della Banca d’Italia . Nel 2019, la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ammonta a circa 44,3 miliardi euro; al suo interno la componente più consistente è quella per i servizi di alloggio, che ne rappresenta circa la metà, seguono la ristorazione con oltre un quinto del totale e, con quote inferiori, lo shopping e il trasporto. Considerando il solo trimestre marzo-maggio del 2019, tale componente è risultata pari a 9,4 miliardi di euro. Quest’anno, nello stesso periodo, la quasi totalità del normale flusso di spesa effettuato da viaggiatori stranieri è destinato a risultare nullo. L’importanza della clientela straniera in questo periodo dell’anno è confermata anche dai dati di flusso della spesa turistica annua nella situazione pre-crisi: essi mostrano, tra marzo e maggio, un’incidenza della componente straniera (circa il 21,4% del totale annuo) significativamente più elevata di quella domestica.


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