Musei

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Centro Faunistico Uomini e Lupi – Entracque
Tipologia: ,
Descrizione:

Il Centro offre al visitatore l’opportunità di approfondire la conoscenza di un predatore per eccellenza, il lupo, che nei secoli ha sempre rappresentato un concorrente per l’uomo, tanto da essere protagonista di numerosi miti e leggende e, contemporaneamente, oggetto di una caccia spietata che in molte situazioni ha portato alla sua estinzione. Due spazi espositivi, siti in Entracque paese e in località Casermette, sono dedicati rispettivamente al rapporto uomo-lupo e alle caratteristiche comportamentali e relazionali dell’animale, con l’affascinante storia di Ligabue, un giovane maschio seguito grazie ad un radiocollare nei suoi spostamenti dall’Appennino parmense alle Alpi Marittime. Il Centro faunistico in località Casermette ospita, in un recinto di circa otto ettari, alcuni esemplari nati in cattività o vittima di incidenti stradali. Attraverso un tunnel, dentro cui si snoda un percorso di visita che presenta l’animale dal punto di vista naturalistico, si giunge nel mezzo dell’area in cui si trova la torretta di tre piani finalizzata all’avvistamento dei lupi.

Descrizione lunga:

Il Centro offre al visitatore l’opportunità di approfondire la conoscenza di un predatore per eccellenza, il lupo, che nei secoli ha sempre rappresentato un concorrente per l’uomo, tanto da essere protagonista di numerosi miti e leggende e, contemporaneamente, oggetto di una caccia spietata che in molte situazioni ha portato alla sua estinzione. Due spazi espositivi, siti in Entracque paese e in località Casermette, sono dedicati rispettivamente al rapporto uomo-lupo e alle caratteristiche comportamentali e relazionali dell’animale, con l’affascinante storia di Ligabue, un giovane maschio seguito grazie ad un radiocollare nei suoi spostamenti dall’Appennino parmense alle Alpi Marittime. Il Centro faunistico in località Casermette ospita, in un recinto di circa otto ettari, alcuni esemplari nati in cattività o vittima di incidenti stradali. Attraverso un tunnel, dentro cui si snoda un percorso di visita che presenta l’animale dal punto di vista naturalistico, si giunge nel mezzo dell’area in cui si trova la torretta di tre piani finalizzata all’avvistamento dei lupi.

Ecomuseo della Segale
Indirizzo: Piazza Regina Elena, 30 – 12010 Valdieri (CN) Italia
Tipologia:
Descrizione:

L’Ecomuseo della Segale di Valdieri ha funzione di catalizzatore di idee e di energie, dando concretezza al desiderio diffuso nelle comunità alpine della Valle Gesso di trasmettere i propri valori.

La segale è un cereale rustico in grado di resistere al clima severo delle montagne. Fino agli anni ’50, la segale ha significato nelle Alpi Marittime pane, paglia per la lettiera degli animali, e un ottimo materiale, isolante e resistente, per la costruzione dei tetti.

Nel progetto ecomuseale sono stati coinvolti i residenti della frazione di Sant’Anna di Valdieri e gli abitanti del Comune di Valdieri e della frazione di Andonno.

Il museo si occupa anche della Festa della Segale, della Festa della Lavanda e del Carnevale Alpino dell’orso di Segale.

Descrizione lunga:

L’Ecomuseo della Segale di Valdieri ha funzione di catalizzatore di idee e di energie, dando concretezza al desiderio diffuso nelle comunità alpine della Valle Gesso di trasmettere i propri valori.

La segale è un cereale rustico in grado di resistere al clima severo delle montagne. Fino agli anni ’50, la segale ha significato nelle Alpi Marittime pane, paglia per la lettiera degli animali, e un ottimo materiale, isolante e resistente, per la costruzione dei tetti.

Nel progetto ecomuseale sono stati coinvolti i residenti della frazione di Sant’Anna di Valdieri e gli abitanti del Comune di Valdieri e della frazione di Andonno.

Il museo si occupa anche della Festa della Segale, della Festa della Lavanda e del Carnevale Alpino dell’orso di Segale.

Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca
Tipologia: ,
Descrizione:

L’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca offre due visite straordinarie: ScopriMiniera e ScopriAlpi. Un salto nel tempo e nelle viscere della terra per scoprire la vita dei minatori e l’evoluzione del nostro Pianeta. Il progetto nasce dall’esigenza e dalla volontà di conservare e valorizzare il ricco patrimonio minerario del territorio, in fase di lento abbandono e degrado per la dismissione delle miniere di talco. La Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca ha avviato un ambizioso progetto turistico–culturale di conservazione e di valorizzazione del patrimonio minerario.

Nel 1998 nasce ScopriMiniera, la proposta turistica di tour guidato lungo i sotterranei della miniera Paola, alla scoperta della vita e del lavoro dei minatori della Val Germanasca. I risultati ottenuti, le nuove capacità e competenze acquisite, le relazioni create, hanno stimolato e contribuito alla creazione del progetto di Ecomuseo del territorio della Val Germanasca, arrivando nel 2003 al riconoscimento da parte della Regione Piemonte dell’istituzione dell’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca.
L’Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca, è un ecomuseo territoriale che, a partire dal tema del contadino-minatore e dall’esperienza maturata con le proposte ScopriMiniera e ScopriAlpi, estende l’interesse a tutte le risorse e alla cultura della valle: il paesaggio, la religione (la cultura valdese, così radicata in questa valle, è sicuramente una specificità da cui non è possibile prescindere), la lingua occitana, l’economia familiare, i lavori nei campi e nel bosco, la vita comunitaria.

Descrizione lunga:

L’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca offre due visite straordinarie: ScopriMiniera e ScopriAlpi. Un salto nel tempo e nelle viscere della terra per scoprire la vita dei minatori e l’evoluzione del nostro Pianeta. Il progetto nasce dall’esigenza e dalla volontà di conservare e valorizzare il ricco patrimonio minerario del territorio, in fase di lento abbandono e degrado per la dismissione delle miniere di talco. La Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca ha avviato un ambizioso progetto turistico–culturale di conservazione e di valorizzazione del patrimonio minerario.

Nel 1998 nasce ScopriMiniera, la proposta turistica di tour guidato lungo i sotterranei della miniera Paola, alla scoperta della vita e del lavoro dei minatori della Val Germanasca. I risultati ottenuti, le nuove capacità e competenze acquisite, le relazioni create, hanno stimolato e contribuito alla creazione del progetto di Ecomuseo del territorio della Val Germanasca, arrivando nel 2003 al riconoscimento da parte della Regione Piemonte dell’istituzione dell’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca.
L’Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca, è un ecomuseo territoriale che, a partire dal tema del contadino-minatore e dall’esperienza maturata con le proposte ScopriMiniera e ScopriAlpi, estende l’interesse a tutte le risorse e alla cultura della valle: il paesaggio, la religione (la cultura valdese, così radicata in questa valle, è sicuramente una specificità da cui non è possibile prescindere), la lingua occitana, l’economia familiare, i lavori nei campi e nel bosco, la vita comunitaria.

Grotta dei Dossi – Villanova Mondovì
Tipologia: ,
Descrizione:

La Grotta dei Dossi, scoperta nel 1797 nei pressi di Villanova Mondovì, si sviluppa per oltre un chilometro nel monte Calvario. Nell’Ottocento i visitatori giungevano i carrozza da Mondovì: per 9 lire le visite guidate includevano il pranzo e la sosta al santuario di Santa Lucia. E’ sta la prima grotta scoperta in provincia di Cuneo e la prima in Italia illuminata con lampade elettriche. Si articola in un’eccezionale successione di corridoi e sale che mostrano bizzarre formazioni: i sali minerali disciolti nelle acque di superficie che colano nella cavità conferiscono alle concrezioni una particolare policromia. Alcuni ambienti hanno nomi evocativi: ‘barca di Caronte, ‘bagni di Venere’, ‘sala degli arazzi’, ‘sala del buon genio’.

Descrizione lunga:

La Grotta dei Dossi, scoperta nel 1797 nei pressi di Villanova Mondovì, si sviluppa per oltre un chilometro nel monte Calvario. Nell’Ottocento i visitatori giungevano i carrozza da Mondovì: per 9 lire le visite guidate includevano il pranzo e la sosta al santuario di Santa Lucia. E’ sta la prima grotta scoperta in provincia di Cuneo e la prima in Italia illuminata con lampade elettriche. Si articola in un’eccezionale successione di corridoi e sale che mostrano bizzarre formazioni: i sali minerali disciolti nelle acque di superficie che colano nella cavità conferiscono alle concrezioni una particolare policromia. Alcuni ambienti hanno nomi evocativi: ‘barca di Caronte, ‘bagni di Venere’, ‘sala degli arazzi’, ‘sala del buon genio’.

Grotta di Bossea – Frabosa Soprana
Tipologia: ,
Descrizione:

La Grotta di Bossea, estesa per 2 chilometri, con un dislivello di 200 metri, si apre nell’alta Valle Corsaglia ed è il termine di un sistema carsico percorso da un torrente. La grotta è fra le più belle e importanti grotte turistiche italiane per varietà di concrezioni, grandiosità di ambienti, ricchezza d’acqua e laghi sotterranei. Il complesso attivo (cioè la zona in cui sono tuttora operanti i fenomeni carsici: l’acqua asporta 750-800 tonnellate di roccia l’anno) favorisce la conoscenza dell’ecologia sotterranea, studiata da una stazione di ricerca e controllo scientifico del CAI di Cuneo, a cui collabora il Politecnico di Torino. La vastità degli ambienti crea un paesaggio straordinario la cui fauna e flora contano 50 specie. Il percorso di visita consente di vedere un terzo circa della grotta attiva. La vigilia di ferragosto e il giorno di Santo Stefano nella grotta si tengono dei concerti.

Descrizione lunga:

La Grotta di Bossea, estesa per 2 chilometri, con un dislivello di 200 metri, si apre nell’alta Valle Corsaglia ed è il termine di un sistema carsico percorso da un torrente. La grotta è fra le più belle e importanti grotte turistiche italiane per varietà di concrezioni, grandiosità di ambienti, ricchezza d’acqua e laghi sotterranei. Il complesso attivo (cioè la zona in cui sono tuttora operanti i fenomeni carsici: l’acqua asporta 750-800 tonnellate di roccia l’anno) favorisce la conoscenza dell’ecologia sotterranea, studiata da una stazione di ricerca e controllo scientifico del CAI di Cuneo, a cui collabora il Politecnico di Torino. La vastità degli ambienti crea un paesaggio straordinario la cui fauna e flora contano 50 specie. Il percorso di visita consente di vedere un terzo circa della grotta attiva. La vigilia di ferragosto e il giorno di Santo Stefano nella grotta si tengono dei concerti.

Grotte del Caudano – Frabosa Sottana
Tipologia: ,
Descrizione:

Le grotte del Caudano sono state oggetto di mistero e curiosità fin dalla loro scoperta, avvenuta nel dicembre 1898 durante la costruzione del serbatoio dell’acquedotto della centrale idroelettrica di Fabriosa Sottana. Successivamente fu tracciata una via interna per renderle visitabili e agevoli durante il percorso di visita. Le grotte sono state giudicate, dopo un’approfondita e accurata esplorazione da parte di alcuni esperti in materia, le più estese in Italia e le più ricche di stalattiti e stalagmiti.

Descrizione lunga:

Le grotte del Caudano sono state oggetto di mistero e curiosità fin dalla loro scoperta, avvenuta nel dicembre 1898 durante la costruzione del serbatoio dell’acquedotto della centrale idroelettrica di Fabriosa Sottana. Successivamente fu tracciata una via interna per renderle visitabili e agevoli durante il percorso di visita. Le grotte sono state giudicate, dopo un’approfondita e accurata esplorazione da parte di alcuni esperti in materia, le più estese in Italia e le più ricche di stalattiti e stalagmiti.

Juventus Museum
Tipologia:
Descrizione:

Il J-Museum è un museo storico-sportivo multimediale bilingue dedicato alla società calcistica italiana  Juventus Football Club, con sede nell’area nord-occidentale della città di Torino. Fu inaugurato nel 2012 in occasione del 115º anniversario di fondazione istituzionale del club bianconero, proprietario della struttura.

Uno dei principali e più avanzati musei sportivi a livello mondiale, nonché l’unico spazio espositivo nel continente eurasiatico in cui sono presenti in modo permanente i trofei delle sei competizioni gestite dall’Unione Europea delle Federazioni Calcistiche; il J-Museum documenta la storia della Juventus e del calcio cittadino e nazionale, nonché il proprio ruolo nella storia di Torino e d’Italia assieme agli avvenimenti più significativi accaduti nella Penisola e nel mondo dalla fine del XIX secolo, tramite l’uso di nuove tecnologie, fornendo un quadro sportivo e sociologico attraverso la storia dello sport. La struttura museale annovera anche una collezione di memorabilia, foto, documenti istituzionali ed equipaggiamenti calcistici usati dagli antichi giocatori che militarono nella Juventus, nonché i trofei vinti dalla prima squadra della società torinese.

Descrizione lunga:

Il J-Museum è un museo storico-sportivo multimediale bilingue dedicato alla società calcistica italiana  Juventus Football Club, con sede nell’area nord-occidentale della città di Torino. Fu inaugurato nel 2012 in occasione del 115º anniversario di fondazione istituzionale del club bianconero, proprietario della struttura.

Uno dei principali e più avanzati musei sportivi a livello mondiale, nonché l’unico spazio espositivo nel continente eurasiatico in cui sono presenti in modo permanente i trofei delle sei competizioni gestite dall’Unione Europea delle Federazioni Calcistiche; il J-Museum documenta la storia della Juventus e del calcio cittadino e nazionale, nonché il proprio ruolo nella storia di Torino e d’Italia assieme agli avvenimenti più significativi accaduti nella Penisola e nel mondo dalla fine del XIX secolo, tramite l’uso di nuove tecnologie, fornendo un quadro sportivo e sociologico attraverso la storia dello sport. La struttura museale annovera anche una collezione di memorabilia, foto, documenti istituzionali ed equipaggiamenti calcistici usati dagli antichi giocatori che militarono nella Juventus, nonché i trofei vinti dalla prima squadra della società torinese.

Laboratorio Museo Tecnologicamente Ivrea
Tipologia:
Descrizione:

La Fondazione Natale Capellaro è nata nell’autunno 2008 con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del genio innovatore di Natale Capellaro, dei valori olivettiani e più in generale della cultura tecnico scientifica.
[email protected] è insieme un museo e un laboratorio. È un museo che narra una parte della storia industriale del nostro Paese, dando risalto alle produzioni e alla cultura della Olivetti. È un laboratorio rivolto prima di tutto alle scuole e alle nuove generazioni, per stimolare la creatività e la voglia di sperimentare, per immaginare il futuro, ma anche per conoscere la propria storia e le proprie radici.
Il percorso del Laboratorio-Museo [email protected] è suddiviso in aree espositive che seguono un “codice colore” il rosso identifica la parte dedicata alla meccanica, il blu l’area elettronica ed informatica e l’arancione lo spazio per la didattica. Ogni area è organizzata in isole tematiche che raccontano al visitatore gli oggetti, i periodi storici e gli uomini che hanno costruito il loro futuro. [email protected] è soprattutto un laboratorio didattico, dove i ragazzi e gli alunni delle scuole possono sperimentare direttamente vari aspetti della tecnologia.

Descrizione lunga:

La Fondazione Natale Capellaro è nata nell’autunno 2008 con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del genio innovatore di Natale Capellaro, dei valori olivettiani e più in generale della cultura tecnico scientifica.
[email protected] è insieme un museo e un laboratorio. È un museo che narra una parte della storia industriale del nostro Paese, dando risalto alle produzioni e alla cultura della Olivetti. È un laboratorio rivolto prima di tutto alle scuole e alle nuove generazioni, per stimolare la creatività e la voglia di sperimentare, per immaginare il futuro, ma anche per conoscere la propria storia e le proprie radici.
Il percorso del Laboratorio-Museo [email protected] è suddiviso in aree espositive che seguono un “codice colore” il rosso identifica la parte dedicata alla meccanica, il blu l’area elettronica ed informatica e l’arancione lo spazio per la didattica. Ogni area è organizzata in isole tematiche che raccontano al visitatore gli oggetti, i periodi storici e gli uomini che hanno costruito il loro futuro. [email protected] è soprattutto un laboratorio didattico, dove i ragazzi e gli alunni delle scuole possono sperimentare direttamente vari aspetti della tecnologia.

M.A.O Museo d’Arte Orientale
Tipologia:
Descrizione:

Il MAO – Museo d’Arte Orientale è uno dei più recenti musei di Torino. Ubicato in pieno centro, ha sede nello storico Palazzo Mazzonis e ospita una delle raccolte artistiche asiatiche più interessanti d’Italia.

L’atrio d’ingresso, in cui è stato realizzato un ampio spazio vetrato, conserva il ciottolato ottocentesco che ospita i giardini zen giapponesi, con sabbia e muschio. Questo è il punto di partenza per visitare le cinque aree. Il primo piano ospita la prima parte della Galleria Giapponese, dove si possono ammirare grandi paraventi dipinti e una serie di sculture lignee laccate e dorate. Al secondo piano la galleria prosegue con l’esposizione di armi e armature, dipinti, stoffe e preziose stampe. Al terzo piano si trova la Galleria Himalayana che ospita pregiati e rari esemplari di thang-ka tibetani e sculture in bronzo; degna di nota è la parte dedicata all’esposizione dei manoscritti dalle preziose copertine lignee. Il quarto piano conclude il percorso con la sala, rigorosamente verde, dedicata all’arte islamica.

Descrizione lunga:

Il MAO – Museo d’Arte Orientale è uno dei più recenti musei di Torino. Ubicato in pieno centro, ha sede nello storico Palazzo Mazzonis e ospita una delle raccolte artistiche asiatiche più interessanti d’Italia.

L’atrio d’ingresso, in cui è stato realizzato un ampio spazio vetrato, conserva il ciottolato ottocentesco che ospita i giardini zen giapponesi, con sabbia e muschio. Questo è il punto di partenza per visitare le cinque aree. Il primo piano ospita la prima parte della Galleria Giapponese, dove si possono ammirare grandi paraventi dipinti e una serie di sculture lignee laccate e dorate. Al secondo piano la galleria prosegue con l’esposizione di armi e armature, dipinti, stoffe e preziose stampe. Al terzo piano si trova la Galleria Himalayana che ospita pregiati e rari esemplari di thang-ka tibetani e sculture in bronzo; degna di nota è la parte dedicata all’esposizione dei manoscritti dalle preziose copertine lignee. Il quarto piano conclude il percorso con la sala, rigorosamente verde, dedicata all’arte islamica.

Marengo Museum
Tipologia:
Descrizione:

Il Marengo Museum racconta la storia della campagna d’Italia del 1800 e della battaglia di Marengo analizzandone la cause, gli sviluppi e le conseguenze, nella convinzione che la vittoria di Napoleone Bonaparte abbia costituito un elemento importante nella successiva storia europea e uno degli atti fondanti per il processo italiano di unificazione nazionale.

Descrizione lunga:

Il Marengo Museum racconta la storia della campagna d’Italia del 1800 e della battaglia di Marengo analizzandone la cause, gli sviluppi e le conseguenze, nella convinzione che la vittoria di Napoleone Bonaparte abbia costituito un elemento importante nella successiva storia europea e uno degli atti fondanti per il processo italiano di unificazione nazionale.

MAU Museo d’Arte Urbana
Tipologia:
Descrizione:

Il MAU – Museo di Arte Urbana è un insieme di opere murarie ed altre installazioni artistiche distribuite fra le vie del Campidoglio, uno dei quartieri più antichi di Torino, a partire dall’anno 1998 e con contributi successivi nel tempo.
Tra i vari dipinti murali eseguiti dal 2002 al 2010 si segnalano le opere di Fathi Hassan, Salvatore Astore, Enrico De Paris, Theo Gallino, Vittorio Valente, Andrea Massaioli, Bruno Sacchetto, Gianluca Nibbi, Pasquale Filannino, Antonio Carena, Amar, Monica Carocci e Gianni Gianasso. Le panchine dei giardini di piazza Moncenisio sono state dipinte nel corso del 2010 dall’artista torinese Vito Navolio che ha reso omaggio a dieci grandi maestri dell’arte contemporanea: Andy Warhol, Piet Mondrian, Hans Hartung, Fathi Hassan, Jackson Pollock, Joan Mirò, Niki De Saint Phalle, Roy Lichtenstein, Keith Haring, Pablo Picasso, Fortunato Depero.

Descrizione lunga:

Il MAU – Museo di Arte Urbana è un insieme di opere murarie ed altre installazioni artistiche distribuite fra le vie del Campidoglio, uno dei quartieri più antichi di Torino, a partire dall’anno 1998 e con contributi successivi nel tempo.
Tra i vari dipinti murali eseguiti dal 2002 al 2010 si segnalano le opere di Fathi Hassan, Salvatore Astore, Enrico De Paris, Theo Gallino, Vittorio Valente, Andrea Massaioli, Bruno Sacchetto, Gianluca Nibbi, Pasquale Filannino, Antonio Carena, Amar, Monica Carocci e Gianni Gianasso. Le panchine dei giardini di piazza Moncenisio sono state dipinte nel corso del 2010 dall’artista torinese Vito Navolio che ha reso omaggio a dieci grandi maestri dell’arte contemporanea: Andy Warhol, Piet Mondrian, Hans Hartung, Fathi Hassan, Jackson Pollock, Joan Mirò, Niki De Saint Phalle, Roy Lichtenstein, Keith Haring, Pablo Picasso, Fortunato Depero.

Miniera d’oro della Guia – Macugnaga
Tipologia: ,
Descrizione:

In località Guia, vicino all’omonima cascata, si trova la prima miniera d’oro delle Alpi, scoperta nel 1710. Tra le miniere ossolane, quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d’Italia. In particolare, la miniera della Guia costituisce uno dei luoghi da cui si ricavava l’oro presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg. 408 di oro puro). Negli anni Cinquanta del Novecento l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, fino alla chiusura definitiva delle miniere nel 1961, causa l’obsolescenza delle tecnologie e la concorrenza straniera. Oggi la visita guidata consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi.

Descrizione lunga:

In località Guia, vicino all’omonima cascata, si trova la prima miniera d’oro delle Alpi, scoperta nel 1710. Tra le miniere ossolane, quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d’Italia. In particolare, la miniera della Guia costituisce uno dei luoghi da cui si ricavava l’oro presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg. 408 di oro puro). Negli anni Cinquanta del Novecento l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, fino alla chiusura definitiva delle miniere nel 1961, causa l’obsolescenza delle tecnologie e la concorrenza straniera. Oggi la visita guidata consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi.

Musei reali di Torino – Galleria Sabauda
Tipologia:
Descrizione:

È una delle Pinacoteche più importanti d’Italia. Fu istituita nel 1832 per concessione di Carlo Alberto con i dipinti dell’antica quadreria dei Duchi e dei Re di Savoia. Dal 1865 è ospitata al secondo piano del secentesco Palazzo del Collegio dei Nobili, poi dell’Accademia delle Scienze. Oltre alle raccolte sabaude, ad opere provenienti dalla quadreria del Principe Eugenio di Savoia – Soissons, dei Savoia – Carignano e da Palazzo Durazzo di Genova, la Galleria ospita opere di scuola italiana, piemontese e fiamminga e la collezione di Riccardo Gualino.

Descrizione lunga:

È una delle Pinacoteche più importanti d’Italia. Fu istituita nel 1832 per concessione di Carlo Alberto con i dipinti dell’antica quadreria dei Duchi e dei Re di Savoia. Dal 1865 è ospitata al secondo piano del secentesco Palazzo del Collegio dei Nobili, poi dell’Accademia delle Scienze. Oltre alle raccolte sabaude, ad opere provenienti dalla quadreria del Principe Eugenio di Savoia – Soissons, dei Savoia – Carignano e da Palazzo Durazzo di Genova, la Galleria ospita opere di scuola italiana, piemontese e fiamminga e la collezione di Riccardo Gualino.

Museo Carestia-Tirozzo – Fobello
Tipologia: ,
Descrizione:

Il museo-erbario è stato inaugurato nel 1993 nei locali dell’abitazione dello scultore Pierugo Tirozzo, donata dal medesimo alla Sezione di Varallo del CAI all’atto della sua morte, avvenuta nel 1987. Il Museo occupa il piano terra e il primo piano dell’edificio. Nell’atrio d’ingresso sono presentate, attraverso fotografie e documenti storici, le figure dell’Abate Carestia, del dott. Camillo e del prof. Tirozzo. In tre locali del piano terra e del primo piano sono presentati quasi un migliaio di fogli originali dell’Erbario dell’Abate Carestia, insigne botanico di Riva Valdobbia. Si tratta, in maggioranza, di fanerogame e in modesta parte di crittogame, pressate ed essiccate, raccolte quasi tutte in Valsesia, tra il 1854 e l’inizio del 1900, giunte fino a noi in ottime condizioni. Un’altra saletta al primo piano è riservata ad una pregevole raccolta di costumi fobellesi, posti su manichini o pannelli a muro.

Descrizione lunga:

Il museo-erbario è stato inaugurato nel 1993 nei locali dell’abitazione dello scultore Pierugo Tirozzo, donata dal medesimo alla Sezione di Varallo del CAI all’atto della sua morte, avvenuta nel 1987. Il Museo occupa il piano terra e il primo piano dell’edificio. Nell’atrio d’ingresso sono presentate, attraverso fotografie e documenti storici, le figure dell’Abate Carestia, del dott. Camillo e del prof. Tirozzo. In tre locali del piano terra e del primo piano sono presentati quasi un migliaio di fogli originali dell’Erbario dell’Abate Carestia, insigne botanico di Riva Valdobbia. Si tratta, in maggioranza, di fanerogame e in modesta parte di crittogame, pressate ed essiccate, raccolte quasi tutte in Valsesia, tra il 1854 e l’inizio del 1900, giunte fino a noi in ottime condizioni. Un’altra saletta al primo piano è riservata ad una pregevole raccolta di costumi fobellesi, posti su manichini o pannelli a muro.

Museo Civico – San Damiano d’Asti
Tipologia: ,
Descrizione:

All’interno del Museo, collocato nella sede dell’Istituto Itc, sono ospitati macchinari tecnici, strumenti elettrici di misurazione, macchine elettriche ed elettroniche. Costituito da un’unica sala, il piccolo museo è stato inaugurato nel 1991 grazie ad una donazione fatta da un privato, il quale possedeva molti apparecchi elettrici. Tra questi, i più importanti sono: una serie di tubi di Geissler, un antico congegno per la produzione dell’ozono, galvanometri a riflessione, strumenti di misura analogici, oltre a voltometri, amperometri, misuratori di isolamento, cassette di resistenza, oscilloscopi.

Descrizione lunga:

All’interno del Museo, collocato nella sede dell’Istituto Itc, sono ospitati macchinari tecnici, strumenti elettrici di misurazione, macchine elettriche ed elettroniche. Costituito da un’unica sala, il piccolo museo è stato inaugurato nel 1991 grazie ad una donazione fatta da un privato, il quale possedeva molti apparecchi elettrici. Tra questi, i più importanti sono: una serie di tubi di Geissler, un antico congegno per la produzione dell’ozono, galvanometri a riflessione, strumenti di misura analogici, oltre a voltometri, amperometri, misuratori di isolamento, cassette di resistenza, oscilloscopi.

Museo Civico della Stampa – Mondovì
Tipologia: ,
Descrizione:

Il 24 ottobre 1472, per opera del tipografo Antonio de Mattia di Anversa e con l’apporto economico del facoltoso Baldassarre Cordero, fu edito a Mondovì il primo libro stampato in Piemonte, il De Institutiones Confessorum di S. Antonino, Vescovo di Firenze. Incomincia così la storia dell’arte tipografica a Mondovì che continua attraverso l’esperienza tramandata di generazione in generazione da famiglie di abili tipografi. Il Museo Civico della Stampa è la più completa raccolta pubblica di macchine ed attrezzature per la stampa esistente oggi in Italia. Attraverso le sue collezioni sono rappresentate le principali fasi di questa affascinante arte e le sue più creative espressioni: la calcografia e la litografia. La parte più consistente delle macchine esposte proviene dalla collezione dell’ing. Ernesto Saroglia (1908-1989), messe a disposizione dall’Associazione Museo Universale della Stampa di Rivoli, cui si sono aggiunte quelle della Editrice Tipografia Moderna del Comm. Arnaldo Belloni di Nizza Monferrato ed alcune altre messe a disposizione dall’Associazione Amici di Piazza e dalla Provincia di Cuneo. Il Museo è ospitato nell’ex Collegio delle Orfane, in Mondovì Piazza, un grande e prestigioso edificio risalente alla metà del XVII secolo un tempo convento dei Carmelitani Scalzi.

Descrizione lunga:

Il 24 ottobre 1472, per opera del tipografo Antonio de Mattia di Anversa e con l’apporto economico del facoltoso Baldassarre Cordero, fu edito a Mondovì il primo libro stampato in Piemonte, il De Institutiones Confessorum di S. Antonino, Vescovo di Firenze. Incomincia così la storia dell’arte tipografica a Mondovì che continua attraverso l’esperienza tramandata di generazione in generazione da famiglie di abili tipografi. Il Museo Civico della Stampa è la più completa raccolta pubblica di macchine ed attrezzature per la stampa esistente oggi in Italia. Attraverso le sue collezioni sono rappresentate le principali fasi di questa affascinante arte e le sue più creative espressioni: la calcografia e la litografia. La parte più consistente delle macchine esposte proviene dalla collezione dell’ing. Ernesto Saroglia (1908-1989), messe a disposizione dall’Associazione Museo Universale della Stampa di Rivoli, cui si sono aggiunte quelle della Editrice Tipografia Moderna del Comm. Arnaldo Belloni di Nizza Monferrato ed alcune altre messe a disposizione dall’Associazione Amici di Piazza e dalla Provincia di Cuneo. Il Museo è ospitato nell’ex Collegio delle Orfane, in Mondovì Piazza, un grande e prestigioso edificio risalente alla metà del XVII secolo un tempo convento dei Carmelitani Scalzi.

Museo Civico di Arte Antica di Torino
Tipologia:
Descrizione:

Il Museo Civico d’Arte Antica è una parte di museo che ha sede nello storico complesso di Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, in piazza Castello, a Torino.
Suddiviso in trentacinque sale, il museo è formato da quattro piani (collegati tra loro con un ascensore) più un piano panoramico.

Il piano terra è destinato all’arte del periodo gotico e del rinascimento; il primo piano (o piano nobile) ospita opere del periodo barocco; il secondo piano è dedicato all’arte della decorazione. Le collezioni custodite al suo interno comprendono oltre settantamila opere. Troviamo opere pittoriche e scultoree, ceramiche, porcellane e maioliche e avori, ori e argenti, oltre ad arredi e tessuti.

Nella quattrocentesca torre denominata Torre dei Tesori sono esposte alcune delle opere più rappresentative del museo: il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, il codice delle Très belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry oltre ad una serie di oggetti artistici provenienti dal Gabinetto delle meraviglie di Carlo Emanuele I di Savoia. Sono poi presenti opere scultoree raffiguranti il tema iconografico del compianto sul Cristo morto.

Descrizione lunga:

Il Museo Civico d’Arte Antica è una parte di museo che ha sede nello storico complesso di Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, in piazza Castello, a Torino.
Suddiviso in trentacinque sale, il museo è formato da quattro piani (collegati tra loro con un ascensore) più un piano panoramico.

Il piano terra è destinato all’arte del periodo gotico e del rinascimento; il primo piano (o piano nobile) ospita opere del periodo barocco; il secondo piano è dedicato all’arte della decorazione. Le collezioni custodite al suo interno comprendono oltre settantamila opere. Troviamo opere pittoriche e scultoree, ceramiche, porcellane e maioliche e avori, ori e argenti, oltre ad arredi e tessuti.

Nella quattrocentesca torre denominata Torre dei Tesori sono esposte alcune delle opere più rappresentative del museo: il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, il codice delle Très belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry oltre ad una serie di oggetti artistici provenienti dal Gabinetto delle meraviglie di Carlo Emanuele I di Savoia. Sono poi presenti opere scultoree raffiguranti il tema iconografico del compianto sul Cristo morto.

Museo Civico di Storia Naturale “Federico ed Ettore Craveri” – Bra
Tipologia: ,
Descrizione:

Nato come collezione privata della famiglia Craveri, il Museo è stato donato al Comune di Bra e costituisce uno dei più interessanti e ricchi Musei di scienze naturali della regione. Le collezioni consistono essenzialmente in oggetti raccolti nel corso dei viaggi.

Descrizione lunga:

Nato come collezione privata della famiglia Craveri, il Museo è stato donato al Comune di Bra e costituisce uno dei più interessanti e ricchi Musei di scienze naturali della regione. Le collezioni consistono essenzialmente in oggetti raccolti nel corso dei viaggi.

Museo Civico di Storia Naturale – Stazzano
Tipologia: ,
Descrizione:

Fondato nel 1980 su iniziativa del Gruppo Naturalisti di Stazzano, ha sede in villa Gardella e ospita un’importante collezione di minerali e fossili, uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, insetti, vegetali. La superficie espositiva è suddivisa in cinque ambienti che comtengono: minerali provenienti da grotte e cave italiane, reperti fossili locali e rocce e strati dell’Appennino Ligure e resti antropologici, una collezione ornitologica comprendente uccelli dell’avifauna italiana, uova e nidi caratteristici e piccoli mammiferi, mammiferi carnivori, anfibi, rettili (vipere, colubri) dell’Appennino ligure, della Liguria e del Piemonte, oltre a pesci, crostacei e molluschi, insetti, farfalle indigene diurne e notturne e lepidotteri esotici, il più grande erbario della provincia di Alessandria, con 5.000 fogli.

Descrizione lunga:

Fondato nel 1980 su iniziativa del Gruppo Naturalisti di Stazzano, ha sede in villa Gardella e ospita un’importante collezione di minerali e fossili, uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, insetti, vegetali. La superficie espositiva è suddivisa in cinque ambienti che comtengono: minerali provenienti da grotte e cave italiane, reperti fossili locali e rocce e strati dell’Appennino Ligure e resti antropologici, una collezione ornitologica comprendente uccelli dell’avifauna italiana, uova e nidi caratteristici e piccoli mammiferi, mammiferi carnivori, anfibi, rettili (vipere, colubri) dell’Appennino ligure, della Liguria e del Piemonte, oltre a pesci, crostacei e molluschi, insetti, farfalle indigene diurne e notturne e lepidotteri esotici, il più grande erbario della provincia di Alessandria, con 5.000 fogli.

Museo Civico Navale – Carmagnola
Tipologia: ,
Descrizione:

Il Museo Civico Navale di Carmagnola è stato fondato nel 1996 per iniziativa del locale Gruppo dell’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) con lo scopo divulgare tematiche inerenti al mare e alla la tradizione marittima del Piemonte. Il legame che unisce il mare a Carmagnola passa per la coltivazione locale della canapa, che veniva lavorata dalle aziende artigiane del luogo per trasformarla in vele e cordami. Nacquero così solidi legami con la cantieristica navale della Riviera Ligure, della Francia e dell’Inghilterra e gli operai delle industrie carmagnolesi del settore nautico venivano chiamati a svolgere il servizio militare nella Regia Marina. La regione, pur non essendo bagnata dal mare, ha dato e continua a dare un notevole contributo alla Marina italiana in termini di uomini e di materiali. La collezione si articola in quattro sezioni: storia della Marina Italiana, attività navali dall’Unità d’Italia ad oggi, ambiente marino e modellismo navale. Tra gli oggetti più interessanti conservati presso le sale del museo: strumenti di misurazione, manometri di profondità come quello proveniente dal sommergibile Pikerel della US Navy o il periscopio in dotazione ai sommergibili della classe ‘TOTI’ insieme con uniformi, carte nautiche e modelli di nave.

Descrizione lunga:

Il Museo Civico Navale di Carmagnola è stato fondato nel 1996 per iniziativa del locale Gruppo dell’ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) con lo scopo divulgare tematiche inerenti al mare e alla la tradizione marittima del Piemonte. Il legame che unisce il mare a Carmagnola passa per la coltivazione locale della canapa, che veniva lavorata dalle aziende artigiane del luogo per trasformarla in vele e cordami. Nacquero così solidi legami con la cantieristica navale della Riviera Ligure, della Francia e dell’Inghilterra e gli operai delle industrie carmagnolesi del settore nautico venivano chiamati a svolgere il servizio militare nella Regia Marina. La regione, pur non essendo bagnata dal mare, ha dato e continua a dare un notevole contributo alla Marina italiana in termini di uomini e di materiali. La collezione si articola in quattro sezioni: storia della Marina Italiana, attività navali dall’Unità d’Italia ad oggi, ambiente marino e modellismo navale. Tra gli oggetti più interessanti conservati presso le sale del museo: strumenti di misurazione, manometri di profondità come quello proveniente dal sommergibile Pikerel della US Navy o il periscopio in dotazione ai sommergibili della classe ‘TOTI’ insieme con uniformi, carte nautiche e modelli di nave.