Arte

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Castello Reale – Moncalieri
Tipologia:
Descrizione:

Sulla preesistenza fortificata di XV secolo, già a sua volta esito di rimaneggiamenti di un sistema difensivo antecedente, Carlo di Castellamonte compie una prima trasformazione del complesso (1619) per convertirlo in residenza, secondo un progetto del quale si fa interprete Cristina di Francia, con la collaborazione dell’architetto Andrea Costaguta, a partire dal 1646. Nel 1650 si iniziano anche i lavori di livellamento per la realizzazione di un giardino, da organizzarsi su terrazzamenti artificiali. Sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte il cantiere assume proporzioni imponenti, configurando la soluzione definitiva a pavillon-système attorno a un cortile rettangolare (1664-1683). Altri interventi portano la firma di Filippo Juvarra (con istruzioni del 1731) e di Benedetto Alfieri (1752-1756), mentre al giardino attende dal 1765 Michel Benard, sulla base di ampi parterres oggi scomparsi. Nel 1789, su disegno di Giovanni Battista Piacenza, si arreda l’appartamento del Duca d’Aosta, l’anno successivo Carlo Randoni fornisce disegni per camini e arredi. Con la Restaurazione il castello è sede di rappresentanza: vi si attuano consistenti lavori di riarredo, poi completati secondo il gusto dell’epoca per Vittorio Emanuele II. Dal 1948, passato al demanio dello Stato, è dato in uso all’Arma dei Carabinieri ed è oggi sede del “1° Battaglione Carabinieri Piemonte”. I tre appartamenti reali sono viceversa in consegna alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e sono visitabili. Si tratta degliappartamenti reali propriamente detti (di fatto di Vittorio Emanuele II), di Maria Clotilde di Savoia, sposa di Gerolamo Bonaparte, e di Maria Letizia Bonaparte, con un notevole salotto cinese di tardo XVIII secolo, poi trasformato in sala da toeletta.

Descrizione lunga:

Sulla preesistenza fortificata di XV secolo, già a sua volta esito di rimaneggiamenti di un sistema difensivo antecedente, Carlo di Castellamonte compie una prima trasformazione del complesso (1619) per convertirlo in residenza, secondo un progetto del quale si fa interprete Cristina di Francia, con la collaborazione dell’architetto Andrea Costaguta, a partire dal 1646. Nel 1650 si iniziano anche i lavori di livellamento per la realizzazione di un giardino, da organizzarsi su terrazzamenti artificiali. Sotto la direzione di Amedeo di Castellamonte il cantiere assume proporzioni imponenti, configurando la soluzione definitiva a pavillon-système attorno a un cortile rettangolare (1664-1683). Altri interventi portano la firma di Filippo Juvarra (con istruzioni del 1731) e di Benedetto Alfieri (1752-1756), mentre al giardino attende dal 1765 Michel Benard, sulla base di ampi parterres oggi scomparsi. Nel 1789, su disegno di Giovanni Battista Piacenza, si arreda l’appartamento del Duca d’Aosta, l’anno successivo Carlo Randoni fornisce disegni per camini e arredi. Con la Restaurazione il castello è sede di rappresentanza: vi si attuano consistenti lavori di riarredo, poi completati secondo il gusto dell’epoca per Vittorio Emanuele II. Dal 1948, passato al demanio dello Stato, è dato in uso all’Arma dei Carabinieri ed è oggi sede del “1° Battaglione Carabinieri Piemonte”. I tre appartamenti reali sono viceversa in consegna alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e sono visitabili. Si tratta degliappartamenti reali propriamente detti (di fatto di Vittorio Emanuele II), di Maria Clotilde di Savoia, sposa di Gerolamo Bonaparte, e di Maria Letizia Bonaparte, con un notevole salotto cinese di tardo XVIII secolo, poi trasformato in sala da toeletta.

Collezione Civica d’Arte, Museo Scienze Naturali, Museo Etnografico – Pinerolo
Tipologia: ,
Descrizione:

Il palazzo Vittone, costruito sul margine dell’attuale piazza del mercato di Pinerolo ed edificato a partire dal 1740 su progetto di Bernardo Vittone, fu voluto dal re Carlo Emanuele III quale sede per l’Ospizio dei Catecumeni. Oggi il palazzo ospita la Pinacoteca Civica ed è sede di importanti musei ed istituzioni culturali come il Museo di Scienze Naturali e il Museo Etnografico. Nella Pinacoteca sono esposte le più belle firme locali, piemontesi e nazionali della pittura a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: Lorenzo Delleani, Giacomo Grosso, Felice Carena, Enrico Reycend. Elemento caratterizzante il Museo di Scienze Naturali è invece la straordinaria collezione micologica che raccoglie migliaia di esemplari di funghi da tutti i continenti. Il museo ospita altre sezioni tematiche, quali la collezione entomologica, la collezione malacologica, un’intera sala dedicata alla mineralogia con splendidi campioni di minerali da tutto il Piemonte. Il Museo Etnografico, collocato nei sotterranei del palazzo, sotto le suggestive volte in mattoni a vista, conserva un’ampia documentazione di cultura popolare delle campagne e delle montagne del pinerolese e delle vallate alpine in genere. Un risalto particolare hanno nel museo i modelli che riproducono alcune tipologie particolari di fabbricati (dalla fucina alla tipica abitazione provenzale delle valli) realizzati in scala.

Descrizione lunga:

Il palazzo Vittone, costruito sul margine dell’attuale piazza del mercato di Pinerolo ed edificato a partire dal 1740 su progetto di Bernardo Vittone, fu voluto dal re Carlo Emanuele III quale sede per l’Ospizio dei Catecumeni. Oggi il palazzo ospita la Pinacoteca Civica ed è sede di importanti musei ed istituzioni culturali come il Museo di Scienze Naturali e il Museo Etnografico. Nella Pinacoteca sono esposte le più belle firme locali, piemontesi e nazionali della pittura a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: Lorenzo Delleani, Giacomo Grosso, Felice Carena, Enrico Reycend. Elemento caratterizzante il Museo di Scienze Naturali è invece la straordinaria collezione micologica che raccoglie migliaia di esemplari di funghi da tutti i continenti. Il museo ospita altre sezioni tematiche, quali la collezione entomologica, la collezione malacologica, un’intera sala dedicata alla mineralogia con splendidi campioni di minerali da tutto il Piemonte. Il Museo Etnografico, collocato nei sotterranei del palazzo, sotto le suggestive volte in mattoni a vista, conserva un’ampia documentazione di cultura popolare delle campagne e delle montagne del pinerolese e delle vallate alpine in genere. Un risalto particolare hanno nel museo i modelli che riproducono alcune tipologie particolari di fabbricati (dalla fucina alla tipica abitazione provenzale delle valli) realizzati in scala.

Cripta e Museo di Sant’Anastasio – Asti
Tipologia: ,
Descrizione:

Il museo si caratterizza per la sua duplice realtà di sito archeologico e di sede museale, l’uno e l’altra strettamente correlati. L’area ovest del museo mostra una ricca stratificazione di testimonianze archeologiche, riconducibili alla chiesa di Sant’Anastasio, demolita nel 1907. Costruita a partire dal secolo VIII e parte di un influente monastero femminile benedettino, la chiesa fu oggetto di ampliamenti e trasformazioni fino al Seicento, ancora oggi chiaramente distinguibili in alcuni resti e muri di fondazione. L’elemento più interessante e meglio conservato è l’omonima cripta della chiesa, a tre navate con volte a crociera, in cui si possono ammirare colonne e capitelli di età romana e altomedievale. Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei pertinenti al sito di Sant’Anastasio e all’area cittadina, databili in prevalenza tra l’VIII e il XVII secolo.

Descrizione lunga:

Il museo si caratterizza per la sua duplice realtà di sito archeologico e di sede museale, l’uno e l’altra strettamente correlati. L’area ovest del museo mostra una ricca stratificazione di testimonianze archeologiche, riconducibili alla chiesa di Sant’Anastasio, demolita nel 1907. Costruita a partire dal secolo VIII e parte di un influente monastero femminile benedettino, la chiesa fu oggetto di ampliamenti e trasformazioni fino al Seicento, ancora oggi chiaramente distinguibili in alcuni resti e muri di fondazione. L’elemento più interessante e meglio conservato è l’omonima cripta della chiesa, a tre navate con volte a crociera, in cui si possono ammirare colonne e capitelli di età romana e altomedievale. Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei pertinenti al sito di Sant’Anastasio e all’area cittadina, databili in prevalenza tra l’VIII e il XVII secolo.

Gipsoteca Giulio Monteverde – Bistagno
Tipologia: ,
Descrizione:

Nel 1973, in occasione del centenario della nascita dello scultore Giulio Monteverde (1873-1917), viene inaugurata a Bistagno la Gipsoteca Giulio Monteverde. Di origini contadine, Giulio Monteverde comincia la sua attività artistica come intagliatore ligneo, dando avvio a una considerevole produzione di crocifissi, per poi dedicarsi alla scultura vera e propria. La collezione che comprende ventinove opere, tra sculture in gesso, calchi e terrecotte, realizzate dall’artista tra il 1884 e il 1917, è completata da una rassegna di stampe d’epoca e da un laboratorio didattico per la realizzazione di manufatti in gesso.

Descrizione lunga:

Nel 1973, in occasione del centenario della nascita dello scultore Giulio Monteverde (1873-1917), viene inaugurata a Bistagno la Gipsoteca Giulio Monteverde. Di origini contadine, Giulio Monteverde comincia la sua attività artistica come intagliatore ligneo, dando avvio a una considerevole produzione di crocifissi, per poi dedicarsi alla scultura vera e propria. La collezione che comprende ventinove opere, tra sculture in gesso, calchi e terrecotte, realizzate dall’artista tra il 1884 e il 1917, è completata da una rassegna di stampe d’epoca e da un laboratorio didattico per la realizzazione di manufatti in gesso.

M.A.C.A.M. – Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto – Maglione
Tipologia:
Descrizione:

A Maglione, piccolo centro del canavese una semplice passeggiata diventa un viaggio nell’arte. Il Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione nasce nel 1985 da un’idea di Maurizio Corgnati, come associazione culturale senza fine di lucro con operatività indirizzata alla diffusione e promozione dell’arte contemporanea. I muri delle case diventano protagonisti per le sculture d’acciaio, dipinti e murales decorano le facciate dei palazzi e le diverse locations del paese. Nel mese di agosto il paese ospita stage sulle tecniche dell’affresco, destinati agli studenti delle Accademie italiane di Belle Arti. Appoggio e sostegno sono dati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino, in riconoscimento del ruolo che il M.A.C.A.M. svolge nella valorizzazione artistico-culturale anche a livello turistico dell’area piemontese. La fama di Maglione, ha ampliamente varcato i confini regionali e nazionali, l’ampia eco si deve non solo alla sua peculiarità di museo fruibile passeggiando tra le vie del paese in qualsiasi momento dell’anno, ma anche all’essere del tutto estraneo alle leggi del mercato ed ai fini lucrativi.

Descrizione lunga:

A Maglione, piccolo centro del canavese una semplice passeggiata diventa un viaggio nell’arte. Il Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione nasce nel 1985 da un’idea di Maurizio Corgnati, come associazione culturale senza fine di lucro con operatività indirizzata alla diffusione e promozione dell’arte contemporanea. I muri delle case diventano protagonisti per le sculture d’acciaio, dipinti e murales decorano le facciate dei palazzi e le diverse locations del paese. Nel mese di agosto il paese ospita stage sulle tecniche dell’affresco, destinati agli studenti delle Accademie italiane di Belle Arti. Appoggio e sostegno sono dati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino, in riconoscimento del ruolo che il M.A.C.A.M. svolge nella valorizzazione artistico-culturale anche a livello turistico dell’area piemontese. La fama di Maglione, ha ampliamente varcato i confini regionali e nazionali, l’ampia eco si deve non solo alla sua peculiarità di museo fruibile passeggiando tra le vie del paese in qualsiasi momento dell’anno, ma anche all’essere del tutto estraneo alle leggi del mercato ed ai fini lucrativi.

Museo a cielo aperto dell’architettura moderna di Ivrea
Tipologia: ,
Descrizione:

Il Museo a cielo aperto dell’architettura moderna di Ivrea, inaugurato nel 2001, nasce con una precisa mission: fare conoscere il patrimonio architettonico moderno di Ivrea, come elemento di cultura del territorio legato alla storia della sua economia ed essere, al tempo stesso, luogo dove si mostra l´architettura italiana del Novecento. Obiettivo del museo è di promuovere una riflessione articolata sulla città e il territorio, trasformandosi in un luogo di elaborazione di strategie finalizzate a conservare il patrimonio architettonico. Il complesso museale si sviluppa lungo due chilometri, in via Jervis e in aree limitrofe, dove sono state collocate sette stazioni tematico-informative, sistemate lungo i percorsi pedonali pubblici in una successione caratterizzata da una forte integrazione con il tessuto urbano. I temi delle stazioni raccontano l´impegno dell’Olivetti dalla sua fondazione alla chiusura della Società e i nei settori in cui l’azienda operato: architettura, urbanistica, disegno industriale e grafica pubblicitaria.

Descrizione lunga:

Il Museo a cielo aperto dell’architettura moderna di Ivrea, inaugurato nel 2001, nasce con una precisa mission: fare conoscere il patrimonio architettonico moderno di Ivrea, come elemento di cultura del territorio legato alla storia della sua economia ed essere, al tempo stesso, luogo dove si mostra l´architettura italiana del Novecento. Obiettivo del museo è di promuovere una riflessione articolata sulla città e il territorio, trasformandosi in un luogo di elaborazione di strategie finalizzate a conservare il patrimonio architettonico. Il complesso museale si sviluppa lungo due chilometri, in via Jervis e in aree limitrofe, dove sono state collocate sette stazioni tematico-informative, sistemate lungo i percorsi pedonali pubblici in una successione caratterizzata da una forte integrazione con il tessuto urbano. I temi delle stazioni raccontano l´impegno dell’Olivetti dalla sua fondazione alla chiusura della Società e i nei settori in cui l’azienda operato: architettura, urbanistica, disegno industriale e grafica pubblicitaria.

Museo del Castello di Masino – Caravino
Tipologia: ,
Descrizione:

Il castello di Masino e il suo borgo, oggi situati nel Comune di Caravino, sono già citati in un atto del 1070. La fortezza, sotto il dominio della famiglia dei Valperga fu più volte distrutta e ricostruita sino a raggiungere nel Settecento l’aspetto attuale di notevole residenza barocca. Il castello, dal 1987 di proprietà del Fai, è stato per dieci secoli la residenza dei conti Valperga ed era circondato, originariamente, da mura e torri. E’ immerso in un monumentale parco di 24 ettari che domina la pianura del Canavese. Gli interni, con i saloni affrescati e riccamente arredati tra Seicento e Settecento, gli appartamenti di Madama Reale, le camere per gli ambasciatori e gli appartati salotti, documentano le vicende di una famiglia che fu protagonista della storia piemontese e italiana. Nel vicino palazzo delle carrozze si può ammirare la ricca collezione di carrozze del XVIII e XIX secolo. L’archivio e la biblioteca conservano ricchissime testimonianze storiche, dal periodo arduinico a tutto l’ottocento.

Descrizione lunga:

Il castello di Masino e il suo borgo, oggi situati nel Comune di Caravino, sono già citati in un atto del 1070. La fortezza, sotto il dominio della famiglia dei Valperga fu più volte distrutta e ricostruita sino a raggiungere nel Settecento l’aspetto attuale di notevole residenza barocca. Il castello, dal 1987 di proprietà del Fai, è stato per dieci secoli la residenza dei conti Valperga ed era circondato, originariamente, da mura e torri. E’ immerso in un monumentale parco di 24 ettari che domina la pianura del Canavese. Gli interni, con i saloni affrescati e riccamente arredati tra Seicento e Settecento, gli appartamenti di Madama Reale, le camere per gli ambasciatori e gli appartati salotti, documentano le vicende di una famiglia che fu protagonista della storia piemontese e italiana. Nel vicino palazzo delle carrozze si può ammirare la ricca collezione di carrozze del XVIII e XIX secolo. L’archivio e la biblioteca conservano ricchissime testimonianze storiche, dal periodo arduinico a tutto l’ottocento.

Museo del Paesaggio – Verbania
Tipologia: ,
Descrizione:

Il museo storico artistico del Verbano nasce nel 1909 per diventare museo del Paesaggio nel 1914, con una denominazione impegnativa che lo rende un caso unico nel panorama dei musei italiani. Il paesaggio è infatti, per definizione, un concetto onnicomprensivo in cui rientrano tutti gli elementi che caratterizzano un territorio: la natura, la storia, ma anche la stratificazione del tempo e delle opere dell’uomo. Ecco perché il museo del Paesaggio di Verbania accanto ai reperti archeologici conserva quadri, sculture, fotografie ed esempi di religiosità popolare, declinando l’idea di paesaggio in momenti articolati del territorio, tentando un approfondimento dei suoi aspetti storico-culturali e storico-artistici. La collezione museale, oltre ad avere la sua sede presso il palazzo Viani-Dugnani, si trova anche a palazzo Biumi Innocenti. In questa seconda sede vi sono le raccolte dedicate alla religiosità, alla cultura popolare e alla fotografia nonché la direzione, il centro studi sul paesaggio, l’archivio dei giardini e la biblioteca.

Descrizione lunga:

Il museo storico artistico del Verbano nasce nel 1909 per diventare museo del Paesaggio nel 1914, con una denominazione impegnativa che lo rende un caso unico nel panorama dei musei italiani. Il paesaggio è infatti, per definizione, un concetto onnicomprensivo in cui rientrano tutti gli elementi che caratterizzano un territorio: la natura, la storia, ma anche la stratificazione del tempo e delle opere dell’uomo. Ecco perché il museo del Paesaggio di Verbania accanto ai reperti archeologici conserva quadri, sculture, fotografie ed esempi di religiosità popolare, declinando l’idea di paesaggio in momenti articolati del territorio, tentando un approfondimento dei suoi aspetti storico-culturali e storico-artistici. La collezione museale, oltre ad avere la sua sede presso il palazzo Viani-Dugnani, si trova anche a palazzo Biumi Innocenti. In questa seconda sede vi sono le raccolte dedicate alla religiosità, alla cultura popolare e alla fotografia nonché la direzione, il centro studi sul paesaggio, l’archivio dei giardini e la biblioteca.

Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare – Vercelli
Tipologia: ,
Descrizione:

Il Museo del Tesoro del Duomo si trova all’interno del Palazzo Arcivescovile di Vercelli e conserva importanti oggetti provenienti dalla Cattedrale di S. Eusebio arricchitasi, nel corso dei secoli, di opere d’arte dal valore inestimabile. L’esposizione comprende l’originale riempimento del Crocifisso dell’XI secolo, le cui lamine sono tuttora conservate in Cattedrale, tre bacili in bronzo del XII secolo e alcuni oggetti liturgici cinquecenteschi donati alla Cattedrale da esponenti della famiglia Ferrero, alla guida dell’episcopio vercellese tra XVI e XVII secolo. La figura di S. Eusebio, patrono di Vercelli e primo vescovo del Piemonte, è richiamata dalla preziosa legatura del Codice A, Vetus Latina del IV secolo la cui stesura è tradizionalmente ricondotta al Santo. Parallelamente l’esposizione tiene vivo il ricordo di altri vescovi della Cattedrale mediante la presenza di oggetti a loro donati o appartenuti, come alcuni calici e un servizio pontificale da viaggio. Punto luce del Museo è la collezione di reliquiari, la più importante dell’Italia Settentrionale. Le opere si riferiscono a diverse tipologie databili dal VII al XVII secolo. Recentemente, a conclusione del percorso espositivo si sono aggiunte le Stanze del Papa delle quali la prima è evocativa della visita di Giovanni Paolo II del 1998, poiché conserva parte degli arredi originali e un altare portatile in cui sono esposti alcuni oggetti legati all’evento, mentre la seconda riecheggia il legame tra la città e Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II. Egli fu vescovo di Vercelli tra 1502 e 1503 e, nonostante il suo fugace episcopato, magnificò la cattedra eusebiana donandole un paramento di altissima qualità esecutiva che oggi è esposto insieme ad un altro splendido esempio di agopittura, l’arazzo con il Battesimo di Cristo. Unitamente alle ricche opere tessili esposte nelle Stanze del Papa sono presenti anche pitture vere e proprie, in particolare l’Adorazione dei Magi di Gerolamo Giovenone che fotografa le preziose vesti cinquecentesche e la Madonna in trono con Bambino e Santi, tavola la cui lunga vita pittorica è stata riscoperta dal recente restauro. Il patrimonio della Biblioteca Capitolare, ordinariamente accessibile ai soli studiosi e ricercatori che ne richiedono la consultazione per scopi scientifici, è costituito da un’importantissima raccolta di 260 codici databili dal IV al XV secolo. Tra i manoscritti di maggior pregio si segnalano: il Codex Vercellensis Evangeliorum (Codice A), del IV secolo e ricondotto dalla tradizione a S. Eusebio, l’Apollo Medicus (CCII), del IX secolo con splendide miniature a piena pagina, il Vercelli Book (CXVII), tra i più antichi codici in lingua anglosassone fino ad ora conosciuti, risalente alla fine del X secolo. Inoltre, la Biblioteca conserva 17 incunaboli, 150 cinquecentine e 3000 edizioni dei secoli successivi.La Biblioteca non è normalmente aperta ai visitatori, salvo visite guidate su richiesta per gruppi (da 5 a 20 partecipanti) o particolari eventi organizzati dalla Fondazione.

Descrizione lunga:

Il Museo del Tesoro del Duomo si trova all’interno del Palazzo Arcivescovile di Vercelli e conserva importanti oggetti provenienti dalla Cattedrale di S. Eusebio arricchitasi, nel corso dei secoli, di opere d’arte dal valore inestimabile. L’esposizione comprende l’originale riempimento del Crocifisso dell’XI secolo, le cui lamine sono tuttora conservate in Cattedrale, tre bacili in bronzo del XII secolo e alcuni oggetti liturgici cinquecenteschi donati alla Cattedrale da esponenti della famiglia Ferrero, alla guida dell’episcopio vercellese tra XVI e XVII secolo. La figura di S. Eusebio, patrono di Vercelli e primo vescovo del Piemonte, è richiamata dalla preziosa legatura del Codice A, Vetus Latina del IV secolo la cui stesura è tradizionalmente ricondotta al Santo. Parallelamente l’esposizione tiene vivo il ricordo di altri vescovi della Cattedrale mediante la presenza di oggetti a loro donati o appartenuti, come alcuni calici e un servizio pontificale da viaggio. Punto luce del Museo è la collezione di reliquiari, la più importante dell’Italia Settentrionale. Le opere si riferiscono a diverse tipologie databili dal VII al XVII secolo. Recentemente, a conclusione del percorso espositivo si sono aggiunte le Stanze del Papa delle quali la prima è evocativa della visita di Giovanni Paolo II del 1998, poiché conserva parte degli arredi originali e un altare portatile in cui sono esposti alcuni oggetti legati all’evento, mentre la seconda riecheggia il legame tra la città e Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II. Egli fu vescovo di Vercelli tra 1502 e 1503 e, nonostante il suo fugace episcopato, magnificò la cattedra eusebiana donandole un paramento di altissima qualità esecutiva che oggi è esposto insieme ad un altro splendido esempio di agopittura, l’arazzo con il Battesimo di Cristo. Unitamente alle ricche opere tessili esposte nelle Stanze del Papa sono presenti anche pitture vere e proprie, in particolare l’Adorazione dei Magi di Gerolamo Giovenone che fotografa le preziose vesti cinquecentesche e la Madonna in trono con Bambino e Santi, tavola la cui lunga vita pittorica è stata riscoperta dal recente restauro. Il patrimonio della Biblioteca Capitolare, ordinariamente accessibile ai soli studiosi e ricercatori che ne richiedono la consultazione per scopi scientifici, è costituito da un’importantissima raccolta di 260 codici databili dal IV al XV secolo. Tra i manoscritti di maggior pregio si segnalano: il Codex Vercellensis Evangeliorum (Codice A), del IV secolo e ricondotto dalla tradizione a S. Eusebio, l’Apollo Medicus (CCII), del IX secolo con splendide miniature a piena pagina, il Vercelli Book (CXVII), tra i più antichi codici in lingua anglosassone fino ad ora conosciuti, risalente alla fine del X secolo. Inoltre, la Biblioteca conserva 17 incunaboli, 150 cinquecentine e 3000 edizioni dei secoli successivi.La Biblioteca non è normalmente aperta ai visitatori, salvo visite guidate su richiesta per gruppi (da 5 a 20 partecipanti) o particolari eventi organizzati dalla Fondazione.

Museo dell’Arpa – Victor Salvi
Descrizione:

Il Museo dell’Arpa Victor Salvi con sede a Piasco è il primo e unico museo al mondo dedicato esclusivamente all’arpa, alla sua storia e al suo universo sonoro.

La Comunità Montana Valle Varaita e la Salvi Harps N.S.M. S.p.a sono i principali promotori del Museo. All’Associazione Museo dell’ Arpa Victor Salvi spetterà il compito della gestione della collezione e del Museo.

Quasi tutte le arpe della collezione sono state restaurate nel laboratorio interno al museo:  gli strumenti sono stati sottoposti ad un restauro conservativo atto a ripristinare quanto più possibile lo stato originale, sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista decorativo.

Descrizione lunga:

Il Museo dell’Arpa Victor Salvi con sede a Piasco è il primo e unico museo al mondo dedicato esclusivamente all’arpa, alla sua storia e al suo universo sonoro.

La Comunità Montana Valle Varaita e la Salvi Harps N.S.M. S.p.a sono i principali promotori del Museo. All’Associazione Museo dell’ Arpa Victor Salvi spetterà il compito della gestione della collezione e del Museo.

Quasi tutte le arpe della collezione sono state restaurate nel laboratorio interno al museo:  gli strumenti sono stati sottoposti ad un restauro conservativo atto a ripristinare quanto più possibile lo stato originale, sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista decorativo.

Museo di Arti Decorative Fondazione Accorsi-Ometto – Torino
Tipologia: ,
Descrizione:

Il museo, inaugurato nel 1999 e dedicato alle arti decorative, è legato alla istituzione, nel 1983 della “Fondazione Pietro Accorsi”, nata per conservare la notevolissima collezione dell’antiquario Pietro Accorsi, deceduto a Torino il 16 ottobre 1982. Il Museo Accorsi (una casa-museo) accoglie, all’interno di una trentina di sale, l’intera collezione appartenuta all’antiquario, formata da centinaia di oggetti – mobili, tappeti, arazzi, dipinti, cristalli, maioliche, porcellane, argenterie – accuratamente selezionati, acquisiti sul mercato antiquario, e messi in relazione fra loro per ricreare le atmosfere del Settecento, secolo che vede Torino protagonista sulla scena internazionale alla pari dei più potenti Stati europei.

Descrizione lunga:

Il museo, inaugurato nel 1999 e dedicato alle arti decorative, è legato alla istituzione, nel 1983 della “Fondazione Pietro Accorsi”, nata per conservare la notevolissima collezione dell’antiquario Pietro Accorsi, deceduto a Torino il 16 ottobre 1982. Il Museo Accorsi (una casa-museo) accoglie, all’interno di una trentina di sale, l’intera collezione appartenuta all’antiquario, formata da centinaia di oggetti – mobili, tappeti, arazzi, dipinti, cristalli, maioliche, porcellane, argenterie – accuratamente selezionati, acquisiti sul mercato antiquario, e messi in relazione fra loro per ricreare le atmosfere del Settecento, secolo che vede Torino protagonista sulla scena internazionale alla pari dei più potenti Stati europei.

Museo Etnologico Missionario Salesiano – Castelnuovo Don Bosco
Tipologia: ,
Descrizione:

Fra le verdi colline dell’astigiano, c’è una località nota nel mondo per i nomi di San Giovanni Bosco, fondatore dell´Opera Salesiana, San Giuseppe Cafasso, Beato Giuseppe Allamano, San Domenico Savio e il Cardinale Giovanni Cagliero. Si tratta del Colle Don Bosco dove ha sede l’Istituto salesiano che insieme alla chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice, il Tempio Don Bosco, il Museo etnologico e delle Missioni salesiane, costituisce una meta imprescindibile per i fedeli che vi giungono da ogni parte d’Italia in tutte le stagioni dell’anno. Il museo etnologico missionario raccoglie oggetti e manufatti prodotti dalle popolazioni indigene dell’America meridionale, dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania e conserva rilevanti nuclei di materiale naturalistico raccolto in quelle terre dai missionari salesiani. Vi sono esposti oggetti di uso comune realizzati con grande perizia e con svariati materiali da donne e bambini, piccoli gioielli di lacca decorati con penne d’uccello o monili ricavati dalla corteccia degli alberi. Don Bosco (1815-1888), eletto santo dalla chiesa cattolica, oltre a essere fondatore dell’ordine dei Salesiani, rimane celebre per essere stato un grande educatore e pedagogo, capace di mettere in pratica i dettami della sua religione utilizzando metodi di insegnamento basati più sull’amore e sulla comprensione che sulla punizione e il castigo.

Descrizione lunga:

Fra le verdi colline dell’astigiano, c’è una località nota nel mondo per i nomi di San Giovanni Bosco, fondatore dell´Opera Salesiana, San Giuseppe Cafasso, Beato Giuseppe Allamano, San Domenico Savio e il Cardinale Giovanni Cagliero. Si tratta del Colle Don Bosco dove ha sede l’Istituto salesiano che insieme alla chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice, il Tempio Don Bosco, il Museo etnologico e delle Missioni salesiane, costituisce una meta imprescindibile per i fedeli che vi giungono da ogni parte d’Italia in tutte le stagioni dell’anno. Il museo etnologico missionario raccoglie oggetti e manufatti prodotti dalle popolazioni indigene dell’America meridionale, dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania e conserva rilevanti nuclei di materiale naturalistico raccolto in quelle terre dai missionari salesiani. Vi sono esposti oggetti di uso comune realizzati con grande perizia e con svariati materiali da donne e bambini, piccoli gioielli di lacca decorati con penne d’uccello o monili ricavati dalla corteccia degli alberi. Don Bosco (1815-1888), eletto santo dalla chiesa cattolica, oltre a essere fondatore dell’ordine dei Salesiani, rimane celebre per essere stato un grande educatore e pedagogo, capace di mettere in pratica i dettami della sua religione utilizzando metodi di insegnamento basati più sull’amore e sulla comprensione che sulla punizione e il castigo.

Palazzo dei Musei – Varallo
Tipologia: ,
Descrizione:

Il palazzo dei musei è un ampio caseggiato con una corte interna dalla quale si può vedere uno scorcio del Sacro Monte. All’interno, su diversi piani, si possono visitare il museo di Storia Naturale, e la preziosa pinacoteca. Questa fu istituita nel 1887 per volontà della Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno e alla Società di Conservazione delle Opere d’Arte e dei monumenti in Valsesia. La collezione della Pinacoteca Varallo, costituita nel 1887 grazie alla Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno e alla Società di Conservazione delle Opere d´Arte e dei Monumenti in Valsesia, conta più di tremila opere che documentano la realtà figurativa valsesiana offrendo al visitatore un panorama esaustivo che va dal XV al XIX secolo. L´attuale allestimento comprende opere di Gaudenzio Ferrari e di Tanzio da Varallo, ma anche diMorazzone, Lanino, Gianoli e Orgiazzi. Tra le opere conservate vi sono bronzi, gessi, intagli, terrecotte e numerosi oggetti di mobilio. Nella sezione dedicata alla scultura vi sono significativi lavori provenienti dal Sacro Monte di Varallo e bozzetti di scultori come Carestia, Antonini, Albertoni, Della Vedova.

Descrizione lunga:

Il palazzo dei musei è un ampio caseggiato con una corte interna dalla quale si può vedere uno scorcio del Sacro Monte. All’interno, su diversi piani, si possono visitare il museo di Storia Naturale, e la preziosa pinacoteca. Questa fu istituita nel 1887 per volontà della Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno e alla Società di Conservazione delle Opere d’Arte e dei monumenti in Valsesia. La collezione della Pinacoteca Varallo, costituita nel 1887 grazie alla Società di Incoraggiamento allo Studio del Disegno e alla Società di Conservazione delle Opere d´Arte e dei Monumenti in Valsesia, conta più di tremila opere che documentano la realtà figurativa valsesiana offrendo al visitatore un panorama esaustivo che va dal XV al XIX secolo. L´attuale allestimento comprende opere di Gaudenzio Ferrari e di Tanzio da Varallo, ma anche diMorazzone, Lanino, Gianoli e Orgiazzi. Tra le opere conservate vi sono bronzi, gessi, intagli, terrecotte e numerosi oggetti di mobilio. Nella sezione dedicata alla scultura vi sono significativi lavori provenienti dal Sacro Monte di Varallo e bozzetti di scultori come Carestia, Antonini, Albertoni, Della Vedova.

Palazzo Reale – Torino
Tipologia: ,
Descrizione:

Il Palazzo Reale, in piazza Castello a Torino, è il frutto di un progetto globale di ridefinizione della sede della corte, prima per i duchi e poi per i sovrani sabaudi. Sin dal 1584 Carlo Emanuele I avvia il cantiere per la realizzazione del “Palazzo Novo Grande”, avvalendosi della progettazione di Ascanio Vitozzi, cui subentreranno i Castellamonte e di seguito tutti gli architetti ducali. Filippo Juvarra, architetto regio, vi inserisce nel 1720 lo scalone delle forbici, risolvendo il complesso problema del collegamento verticale, e provvede all’inserimento delle preziose lacche cinesi acquistate da lui medesimo a Roma, nel Gabinetto Cinese, secondo il gusto per l’Oriente di quegli anni. Benedetto Alfieri, viceversa, ha parte determinante nella soluzione dell’organizzazione degli appartamenti di rappresentanza. Con la Restaurazione Vittorio Emanuele I fa risistemare gli appartamenti del primo e secondo piano e la cappella regia, nel 1823 si mette mano alla Galleria del Beaumont (poi ampiamente trasformata). Sotto Carlo Alberto Pelagio Palagi ridefinisce completamente l’arredo degli appartamenti di rappresentanza del primo piano (con la Sala del trono, 1836-1838, e il Salone degli Svizzeri). Con Vittorio Emanuele II, dal 1862, si avvia la campagna di ridefinizione dello scalone d’onore con il rifacimento del “plafone”, della balaustra, del pavimento e delle decorazioni in stucco. Emilio Stramucci negli anni Novanta del secolo aggiunge la Manica Nuova e procede a modesti interventi di ridecorazione. Dal 1955 il Palazzo Reale, con i suoi arredi, è in consegna alle Soprintendenze del Piemonte. All’interno si visitano il primo piano, con il Salone degli Svizzeri su disegno di Pelagio Palagi, la Sala delle Guardie del Corpo o delle Dignità con importanti dipinti, la Sala degli Staffieri o delle Virtù con il soffitto ligneo intagliato e dorato di Carlo Morello (1660), la Sala dei Paggi o delle Vittorie con soffitto e fregio su disegno di Michelangelo Morello (1660), la Sala del trono, la Sala delle Udienze private, la Sala del Consiglio, il notevolissimo Gabinetto delle Lacche cinesi su progetto di Juvarra, la Camera da letto di Carlo Alberto con il pregadio, la Galleria del Daniel (interamente affrescata nella volta verso il 1690 con temi allegorici) e la preziosa Sala del caffè, oltre all’attigua Sala da pranzo fatta allestire da Umberto I nel corso della riplasmazione degli appartamenti da lui voluta e, per finire, la Camera dell’Alcova, tra le più fastose dell’intero palazzo, usata da Carlo Emanuele II, Vittorio Amedeo II e poi trasformata da Carlo Emanuele III in piccola sala da ballo. Saltuariamente, fuori dal percorso consolidato, si possono visitare l’appartamento della Regina, quello di Madama Felicita (sorella di Vittorio Amedeo III che vi risiedette dal 1788), gli appartamenti dei Duchi di Savoia, l’appartamento dei Duchi d’Aosta e l’appartamento di Vittorio Emanuele duca di Savoia. All’esterno del Palazzo è possibile visitare i notevoli giardini reali, in origine su disegno di André Le-Nôtre, su committenza di Vittorio Amedeo II (1697-1698), con fontane e gruppi di statuaria.   Palazzo Reale, i Giardini Reali, La Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, la nuova Galleria Sabauda, il Museo Archeologico e Palazzo Chiablese fanno parte di in unico grande progetto museale: Il Polo Reale, visitabile con un unico biglietto.

Descrizione lunga:

Il Palazzo Reale, in piazza Castello a Torino, è il frutto di un progetto globale di ridefinizione della sede della corte, prima per i duchi e poi per i sovrani sabaudi. Sin dal 1584 Carlo Emanuele I avvia il cantiere per la realizzazione del “Palazzo Novo Grande”, avvalendosi della progettazione di Ascanio Vitozzi, cui subentreranno i Castellamonte e di seguito tutti gli architetti ducali. Filippo Juvarra, architetto regio, vi inserisce nel 1720 lo scalone delle forbici, risolvendo il complesso problema del collegamento verticale, e provvede all’inserimento delle preziose lacche cinesi acquistate da lui medesimo a Roma, nel Gabinetto Cinese, secondo il gusto per l’Oriente di quegli anni. Benedetto Alfieri, viceversa, ha parte determinante nella soluzione dell’organizzazione degli appartamenti di rappresentanza. Con la Restaurazione Vittorio Emanuele I fa risistemare gli appartamenti del primo e secondo piano e la cappella regia, nel 1823 si mette mano alla Galleria del Beaumont (poi ampiamente trasformata). Sotto Carlo Alberto Pelagio Palagi ridefinisce completamente l’arredo degli appartamenti di rappresentanza del primo piano (con la Sala del trono, 1836-1838, e il Salone degli Svizzeri). Con Vittorio Emanuele II, dal 1862, si avvia la campagna di ridefinizione dello scalone d’onore con il rifacimento del “plafone”, della balaustra, del pavimento e delle decorazioni in stucco. Emilio Stramucci negli anni Novanta del secolo aggiunge la Manica Nuova e procede a modesti interventi di ridecorazione. Dal 1955 il Palazzo Reale, con i suoi arredi, è in consegna alle Soprintendenze del Piemonte. All’interno si visitano il primo piano, con il Salone degli Svizzeri su disegno di Pelagio Palagi, la Sala delle Guardie del Corpo o delle Dignità con importanti dipinti, la Sala degli Staffieri o delle Virtù con il soffitto ligneo intagliato e dorato di Carlo Morello (1660), la Sala dei Paggi o delle Vittorie con soffitto e fregio su disegno di Michelangelo Morello (1660), la Sala del trono, la Sala delle Udienze private, la Sala del Consiglio, il notevolissimo Gabinetto delle Lacche cinesi su progetto di Juvarra, la Camera da letto di Carlo Alberto con il pregadio, la Galleria del Daniel (interamente affrescata nella volta verso il 1690 con temi allegorici) e la preziosa Sala del caffè, oltre all’attigua Sala da pranzo fatta allestire da Umberto I nel corso della riplasmazione degli appartamenti da lui voluta e, per finire, la Camera dell’Alcova, tra le più fastose dell’intero palazzo, usata da Carlo Emanuele II, Vittorio Amedeo II e poi trasformata da Carlo Emanuele III in piccola sala da ballo. Saltuariamente, fuori dal percorso consolidato, si possono visitare l’appartamento della Regina, quello di Madama Felicita (sorella di Vittorio Amedeo III che vi risiedette dal 1788), gli appartamenti dei Duchi di Savoia, l’appartamento dei Duchi d’Aosta e l’appartamento di Vittorio Emanuele duca di Savoia. All’esterno del Palazzo è possibile visitare i notevoli giardini reali, in origine su disegno di André Le-Nôtre, su committenza di Vittorio Amedeo II (1697-1698), con fontane e gruppi di statuaria.   Palazzo Reale, i Giardini Reali, La Biblioteca Reale, l’Armeria Reale, la nuova Galleria Sabauda, il Museo Archeologico e Palazzo Chiablese fanno parte di in unico grande progetto museale: Il Polo Reale, visitabile con un unico biglietto.

Pinacoteca Agnelli – Torino
Tipologia: ,
Descrizione:

‘Sbaglierebbe però percorso chi, entrando nella pinacoteca del Lingotto, cercasse subito un nesso artistico, il legame ideale tra le varie opere in mostra. Il solo filo che tutte le unisce è il piacere che io ho provato nel vederle, la prima volta e le numerose volte che mi sono fermato a studiarle. È questo l’invito che faccio ai visitatori: guardate il bello, lasciate che vi conquisti con il suo gusto e la sua bellezza.’ Giovanni Agnelli   Canaletto, Matisse, Picasso, Renoir, Manet, Balla, Severini, Modigliani, Bellotto, Tiepolo, Canova: sono venticinque le opere di Giovanni e Marella Agnelli custodite nello ‘scrigno’ di Renzo Piano, un contenitore di vetro e acciaio appoggiato sulla copertura del Lingotto e aperto al pubblico nel 2002. Agnelli intende fin dall’inizio offrire ai torinesi ‘piacere, bellezza e gioia’, per condividere in primo luogo con i suoi concittadini, il percorso di formazione di un gusto estetico e il piacere che un’opera d’arte desiderata, scelta e amata provoca in chi la guarda. La pinacoteca è sede di esposizioni temporanee e di una galleria fotografica permanente ‘Dalla fabbrica di Matté Trucco allo scrigno di Renzo Piano’ che documenta le diverse fasi della trasformazione del Lingotto. La collezione permanente non è fra le più ampie ma è ricchissima di capolavori: sei opere del Canaletto, due quadri di Bernardo Bellotto (vedute di Dresda), sette magnifici dipinti di Matisse oltre a diverse tele di artisti francesi (Manet, Renoir, Picasso ecc.) e di artisti italiani (Balla, Severini ecc.). Fra quest’ultimi è molto ammirata la tela Nudo sdraiato di Amedeo Modigliani. In una delle sale di via Nizza infine fa bella mostra la statua Danzatrice con il dito al mento di Antonio Canova. La pinacoteca è comunque attrezzata come i più moderni musei, pertanto oltre al book shop è funzionante un efficiente servizio didattico attrezzato anche per i più giovani.

Descrizione lunga:

‘Sbaglierebbe però percorso chi, entrando nella pinacoteca del Lingotto, cercasse subito un nesso artistico, il legame ideale tra le varie opere in mostra. Il solo filo che tutte le unisce è il piacere che io ho provato nel vederle, la prima volta e le numerose volte che mi sono fermato a studiarle. È questo l’invito che faccio ai visitatori: guardate il bello, lasciate che vi conquisti con il suo gusto e la sua bellezza.’ Giovanni Agnelli   Canaletto, Matisse, Picasso, Renoir, Manet, Balla, Severini, Modigliani, Bellotto, Tiepolo, Canova: sono venticinque le opere di Giovanni e Marella Agnelli custodite nello ‘scrigno’ di Renzo Piano, un contenitore di vetro e acciaio appoggiato sulla copertura del Lingotto e aperto al pubblico nel 2002. Agnelli intende fin dall’inizio offrire ai torinesi ‘piacere, bellezza e gioia’, per condividere in primo luogo con i suoi concittadini, il percorso di formazione di un gusto estetico e il piacere che un’opera d’arte desiderata, scelta e amata provoca in chi la guarda. La pinacoteca è sede di esposizioni temporanee e di una galleria fotografica permanente ‘Dalla fabbrica di Matté Trucco allo scrigno di Renzo Piano’ che documenta le diverse fasi della trasformazione del Lingotto. La collezione permanente non è fra le più ampie ma è ricchissima di capolavori: sei opere del Canaletto, due quadri di Bernardo Bellotto (vedute di Dresda), sette magnifici dipinti di Matisse oltre a diverse tele di artisti francesi (Manet, Renoir, Picasso ecc.) e di artisti italiani (Balla, Severini ecc.). Fra quest’ultimi è molto ammirata la tela Nudo sdraiato di Amedeo Modigliani. In una delle sale di via Nizza infine fa bella mostra la statua Danzatrice con il dito al mento di Antonio Canova. La pinacoteca è comunque attrezzata come i più moderni musei, pertanto oltre al book shop è funzionante un efficiente servizio didattico attrezzato anche per i più giovani.

Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti – Torino
Tipologia: ,
Descrizione:

e origini della pinacoteca Albertina risalgono al 1828, con la donazione della ‘quadreria’ di oltre duecento dipinti, appartenuta all’arcivescovo Mossi di Morano, cui si aggiunge nel 1832, da parte di re Carlo Alberto, il lascito di sessanta cartoni cinquecenteschi, connessi all’attività di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, fino ad allora conservati nei Regi Archivi. Durante l’Ottocento altri lasciti e donazioni di docenti e allievi dell’Accademia hanno arricchito il patrimonio confermando la sua primaria funzione legata a ‘l’istruzione dei giovani inclinati alla bell’arte del disegno e delle pi’ture”. La Pinacoteca ospita opere di Filippo Lippi, Ignazio Collino, Giuseppe Bagetti e Martin van Heemskerk. Vengono inoltre dedicate delle mostre temporanee ai ‘Maestri dell’Accademia Albertina’.

Descrizione lunga:

e origini della pinacoteca Albertina risalgono al 1828, con la donazione della ‘quadreria’ di oltre duecento dipinti, appartenuta all’arcivescovo Mossi di Morano, cui si aggiunge nel 1832, da parte di re Carlo Alberto, il lascito di sessanta cartoni cinquecenteschi, connessi all’attività di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, fino ad allora conservati nei Regi Archivi. Durante l’Ottocento altri lasciti e donazioni di docenti e allievi dell’Accademia hanno arricchito il patrimonio confermando la sua primaria funzione legata a ‘l’istruzione dei giovani inclinati alla bell’arte del disegno e delle pi’ture”. La Pinacoteca ospita opere di Filippo Lippi, Ignazio Collino, Giuseppe Bagetti e Martin van Heemskerk. Vengono inoltre dedicate delle mostre temporanee ai ‘Maestri dell’Accademia Albertina’.