Natura
A Verbania nasce la rete dei giardini storici e degli orti botanici: clima, risorse e futuro al centro del confronto
Nessun giardino si salva da solo. È questo il messaggio emerso dal primo Forum dei Giardini Storici e degli Orti Botanici, che si è svolto il 9 e 10 ottobre a Verbania, tra Villa Giulia e i Giardini Botanici Villa Taranto, nell’ambito della rassegna Artemisia, Arte e Giardini. Oltre 75 partecipanti provenienti dall’Italia e dalla Svizzera si sono confrontati sulle sfide che attendono questi luoghi: cambiamenti climatici, sostenibilità economica, tutela delle collezioni botaniche e formazione dei giardinieri.
L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Giardini Botanici Villa Taranto e da ARS.UNI.VCO, insieme alla Città di Verbania, all’Orto Botanico dell’Università di Pavia, a UPONTOURISM e a Grandi Giardini Italiani. Nel corso delle due giornate sono stati presentati 25 contributi da direttori, curatori, botanici, agronomi e tecnici di giardini e orti botanici italiani.
L’obiettivo non era soltanto condividere esperienze, ma gettare le basi per una rete di collaborazione stabile tra realtà che affrontano problemi sempre più complessi e che, lavorando insieme, possono trovare nuove soluzioni. Gli interventi saranno raccolti in un volume pubblicato da Unicopli, mentre la seconda edizione del Forum è già in programma a Verbania l’8 e 9 ottobre 2027.
Giardini storici e cambiamenti climatici: la sfida della conservazione
Uno dei temi centrali del Forum è stato l’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio verde. Siccità, temperature in aumento, malattie delle piante ed eventi meteorologici estremi costringono chi si occupa di giardini storici a ripensare gli interventi di conservazione, conciliando la tutela del paesaggio con le nuove condizioni ambientali.
Un esempio significativo arriva dal Parco delle Terme di Levico, dove la tempesta Vaia dell’ottobre 2018 ha sradicato 216 alberi ad alto fusto. Il successivo progetto di ripristino ha previsto la piantumazione di 266 nuovi alberi, con scelte capaci di rispettare i vincoli storico-paesaggistici e, allo stesso tempo, tenere conto del clima che cambia.
Il Forum ha affrontato anche il problema dei parassiti importati. Giuseppe Lozzia, entomologo dell’Università degli Studi di Milano, ha illustrato le difficoltà provocate da specie invasive come la Popillia japonica, arrivata nell’area di Malpensa e ormai diffusa in buona parte del Nord Italia.
Non mancano, tuttavia, osservazioni che aprono nuove prospettive per la ricerca. Al Giardino Botanico Alpino di Campo Imperatore, a 2.130 metri di quota, alcuni faggi piantati negli anni Cinquanta da Vincenzo Rivera, ben oltre il limite naturale della specie, sono ancora vivi e si sono adattati alle condizioni dell’alta montagna.
Villa Taranto e la memoria delle collezioni botaniche
Conservare un giardino significa anche ricostruirne la storia, documentare le specie presenti e mantenere aggiornati cataloghi e archivi. In questo campo, la collaborazione tra istituzioni può fare la differenza.
Agli Arboreti sperimentali di Vallombrosa è in corso il recupero del roseto del 1891 attraverso gli elenchi storici conservati all’Orto botanico di Padova. Il confronto con il Roseto Fineschi di Cavriglia ha consentito di individuare 32 taxa attualmente in propagazione.
All’Orto botanico G.E. Ghirardi di Toscolano Maderno, sei tesi di laurea hanno contribuito a censire le aiuole, correggere i cartellini delle piante e realizzare una banca dati condivisa.
Anche i Giardini Botanici Villa Taranto sono stati al centro di un progetto di ricerca internazionale. Il CNR-IRSA di Verbania ha presentato i risultati del progetto LIFEPLAN, che tra il 2020 e il 2025 ha studiato il giardino come sito urbano, inserendolo in una rete di oltre cento siti nel mondo.
Queste esperienze dimostrano come i giardini storici non siano soltanto luoghi da visitare, ma anche spazi di ricerca scientifica, educazione e conoscenza del patrimonio naturale.
Rendere i giardini più accessibili e vicini alle comunità
Un altro tema emerso dal Forum riguarda il rapporto tra giardini botanici, visitatori e territorio. La conservazione, infatti, non può prescindere dalla capacità di coinvolgere le persone e rendere questi luoghi parte della vita delle comunità.
Xenia Abramovich, architetta paesaggista e dottoranda alla Aalto University, ha analizzato proprio il caso di Verbania. I Giardini Botanici Villa Taranto occupano una posizione tra il lago e la città, ma i collegamenti pedonali e con il trasporto pubblico risultano frammentati. Una collocazione geografica favorevole, quindi, non garantisce automaticamente un rapporto diretto con il territorio.
Nel corso degli incontri è stata sottolineata anche l’importanza dell’accoglienza e della mediazione culturale: cartelli e pannelli informativi sono utili, ma non possono sostituire completamente il contributo di una persona capace di accompagnare i visitatori alla scoperta delle collezioni.
Un ruolo importante può essere svolto dai volontari, che rafforzano il legame tra i giardini e le comunità locali, trasformando questi spazi in luoghi di partecipazione e condivisione.
La formazione dei giardinieri e il problema delle risorse
Il futuro dei giardini storici dipende anche dalle competenze di chi li cura. La gestione richiede infatti professionalità diverse, dai botanici agli agronomi, dagli architetti ai giardinieri, fino agli esperti di amministrazione, marketing e comunicazione.
Una delle priorità individuate è rafforzare la formazione dei giardinieri professionisti, mettendo in relazione i percorsi didattici con le esigenze concrete delle strutture. L’esperienza del corso per Giardinieri d’Arte di Urbino ha evidenziato, per esempio, quanto siano importanti il riconoscimento delle specie e la botanica sistematica anche per chi lavora quotidianamente nelle aiuole.
Accanto alle competenze, resta però aperta la questione economica. La conservazione, la ricerca e lo sviluppo richiedono risorse finanziarie adeguate, oltre a personale e strumenti tecnologici.
Michela Fovanna, marketing manager della Villa Reale di Marlia, ha raccontato le difficoltà di una dimora privata che non riceve finanziamenti pubblici. Nonostante i visitatori siano passati da 5.000 a circa 50.000, i ricavi non sono ancora sufficienti a coprire i costi di apertura.
Da qui una delle domande lasciate aperte dal Forum: come trasformare il mecenatismo in un modello economicamente sostenibile?
A Verbania il prossimo appuntamento nell’ottobre 2027
Dal confronto è emersa una visione condivisa: chi gestisce un giardino storico o un orto botanico è un custode temporaneo di un patrimonio che deve essere conservato e trasmesso alle generazioni future.
Questo non significa congelare i luoghi nel passato, ma accompagnarli nei cambiamenti, proteggendone l’identità e trovando soluzioni compatibili con le nuove condizioni ambientali, sociali ed economiche.
Il risultato più concreto della prima edizione del Forum è la rete di relazioni che ha iniziato a prendere forma tra istituzioni e professionisti. L’obiettivo è mantenere attivo il confronto e mettere in comune esperienze, conoscenze e strumenti, superando l’isolamento delle singole realtà.
Gli interventi saranno raccolti in un volume pubblicato da Unicopli, nella collana Artemisia. La seconda edizione del Forum dei Giardini Storici e degli Orti Botanici si terrà a Verbania l’8 e 9 ottobre 2027. I temi saranno definiti dal Comitato scientifico anche sulla base delle indicazioni raccolte tra i partecipanti.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la sopravvivenza dei singoli giardini, ma la capacità di costruire una collaborazione duratura per proteggere un patrimonio naturale, storico e culturale che appartiene anche alle generazioni future.
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