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Verdi oltre il sipario. Creare l’opera nell’Italia moderna: fino al 15 febbraio 2027 la mostra a Palazzo Carignano

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Dal libretto annotato da Giulio Ricordi la sera della prima di Otello ai figurini preparati per le rappresentazioni scaligere, dalle lettere scambiate tra Verdi, Arrigo Boito e l’editore musicale ai costumi di scena conservati dal Teatro Regio: Verdi oltre il sipario. Creare l’opera nell’Italia moderna ricostruisce il percorso che conduce dalla composizione alla rappresentazione teatrale. Attraverso materiali legati a Otello, Falstaff e La traviata, la mostra restituisce il lavoro artistico e organizzativo che accompagnava la nascita delle opere verdiane.

La mostra

La mostra, realizzata dall’Archivio Storico Ricordi con la curatela di Gabriele Dotto, segue le diverse fasi della produzione operistica, dagli accordi tra compositore, librettista ed editore fino alla preparazione della scena e alla prima rappresentazione. Riproduzioni di lettere, contratti, partiture autografe, prime edizioni a stampa e documenti mostrano come il successo di un’opera fosse il risultato di un sistema complesso, in cui alle scelte artistiche si intrecciavano investimenti economici, diritti editoriali e rapporti con i teatri.

Al centro del racconto la collaborazione tra Giuseppe Verdi, Arrigo Boito e Giulio Ricordi, che portò alla realizzazione di Otello e Falstaff. La corrispondenza tra i tre documenta la genesi dei libretti ispirati a Shakespeare e il lavoro necessario per trasformare i progetti in spettacoli. I figurini di Alfredo Edel e Adolf Hohenstein, i bozzetti di scena e i disegni di attrezzeria entrano nel merito delle scelte visive, mentre la disposizione scenica predisposta per Otello mostra come Giulio Ricordi lavorasse affinché l’allestimento della prima potesse essere riprodotto anche in altri teatri.

Tra i documenti esposti, il libretto di Otello annotato da Giulio Ricordi la sera del debutto alla Scala, il 5 febbraio 1887, conserva una cronaca in presa diretta delle reazioni del pubblico: applausi e chiamate al proscenio per Verdi, Boito e gli interpreti. Per la prima, la casa editrice aveva preparato anche un’edizione speciale del libretto, con una doppia pagina ripiegata per seguire su tre colonne un complesso concertato.

Un altro documento racconta l’attenzione di Ricordi per la ricostruzione storica delle scene di Falstaff: l’editore mandò lo scenografo Adolf Hohenstein in Inghilterra a studiare architetture e costumi d’epoca, un’iniziativa che Verdi, più interessato all’efficacia funzionale delle scene, commentò con una certa ironia in una lettera. E poi ancora la riproduzione della partitura autografa di Falstaff aperta sulla fuga finale “Tutto nel mondo è burla”.

Il percorso si chiude con La traviata, opera in cui la vicenda artistica si intreccia direttamente con la politica e la censura. Il libretto con le annotazioni di Francesco Maria Piave per i movimenti di scena è accostato alle correzioni richieste dalla censura nel 1853. Due lettere scritte da Verdi a Torino, conservate alla Bibliothèque nationale de France, completano il racconto: nella prima il compositore commenta il successo dell’opera a Parigi nel 1864; nella seconda racconta a Camille Du Locle il viaggio attraverso il traforo del Fréjus, appena aperto.

Protagonista della prima di Otello fu il grande tenore Francesco Tamagno: la sua presenza rivive in mezzo alle carte del patrimonio documentario di Archivio Ricordi grazie ai costumi dell’Archivio Storico del Teatro Regio Torino, che mettono in relazione le testimonianze storiche con la concretezza dell’esecuzione dal vivo. Tra i pezzi esposti figurano infatti i preziosi costumi appartenuti al celebre tenore, di natali torinesi e carriera internazionale, primo interprete assoluto dell’opera di Verdi alla Scala nel 1887.

Insieme a loro, due capolavori realizzati in anni più recenti dalla Sartoria del Teatro Regio, sempre per opere verdiane: il vestito regale in seta damascata rossa firmato da Richard Hudson per il Simon Boccanegra del regista Graham Vick (2003) e il vestito da festa in shantung fucsia di Violetta realizzato per la produzione della Traviata di Laurent Pelly (2009). Materiali e stili di epoche diverse documentano così la continuità del lavoro artigianale e collettivo insieme che rende possibile la messa in scena di un’opera.

A fare da ideale colonna sonora alla mostra sarà anche un programma di concerti gratuiti che prenderà il via giovedì 19 novembre alle 17 con il Siss Quartet, quartetto di sassofoni, per poi proseguire giovedì 17 dicembre con il Trio d’ance all’opera e chiudere, infine, giovedì 21 gennaio con l’Ensemble di Corni del Conservatorio.

Il percorso espositivo trova una sua collocazione negli Appartamenti dei Principi, all’interno di Palazzo Carignano, capolavoro del barocco piemontese e luogo che lega la figura di Giuseppe Verdi alla storia politica italiana. Nel 1861 il compositore sedette infatti qui come deputato del primo Parlamento del Regno d’Italia, dopo le insistenze di Cavour.

La mostra restituisce questo legame con Torino e con la storia politica del compositore ed è stata allestita negli Appartamenti di Mezzanotte, ambienti che si aprono per la prima volta al pubblico dopo un articolato intervento di restauro e riallestimento. A lungo occupati dagli uffici del Ministero della Cultura, comprendono saloni affrescati e la Galleria degli stucchi, testimonianza dell’architettura di Guarino Guarini.

Le decorazioni del Palazzo raccontano anche il lavoro di artisti come Stefano Maria Legnani, detto Legnanino, autore degli affreschi delle volte con raffinate scene mitologiche dedicate alla celebrazione della figura del principe. Gli Appartamenti dei Principi sono un museo in continua evoluzione: un luogo vivo, che si arricchisce nel tempo di nuove ricerche, racconti e scoperte, per conoscere i protagonisti, le vicende e le trasformazioni che hanno attraversato questo straordinario luogo della storia italiana.

Verdi oltre il sipario è realizzata nell’ambito di Viva (il) Verdi, il programma promosso dal Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino per celebrare i novant’anni dal riconoscimento dell’istituzione come Regio Conservatorio di Musica. Il progetto, che coinvolge Residenze reali sabaude, Archivio Storico Ricordi, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e Teatro Regio Torino, intreccia mostre, concerti e incontri per indagare l’eredità del compositore e la sua presenza nella vita culturale della città.

Il progetto ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica, riconoscimento che ne sottolinea il valore di patrimonio condiviso, non circoscritto alla sola comunità del Conservatorio.


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