Che cosa succederà a cultura, eventi, turismo e fiere alla fine del lockdown in Italia per il coronavirus

Si è parlato tanto della quarantena e delle sue conseguenze, ma cosa succederà una volta che sarà dato il via libera al ti? Ora che cinema, teatri e musei sono stati chiusi e che concerti e fiere sono state cancellate o rimandate, cosa sarà fatto per avere una ripresa in questi campi artistici?

Il provvedimento del decreto legge Cura Italia ha messo sul piatto diverse misure: l’indennità di 600 euro per i lavoratori dello spettacolo; un fondo di 130 milioni di euro per spettacolo, cinema e audiovisivo; la destinazione ad artisti, interpreti ed esecutori del 10% dei compensi che la Siae raccoglie sulla cosiddetta copia privata; rimborsi con voucher anche per i biglietti di spettacoli e musei.

Sicuramente un investimento sul futuro, ma solo il tempo potrà dirci se basterà o sarà efficace. Secondo uno studio del Mit il coronavirus darà vita a un nuovo modo di vivere e relazionarsi, necessario per evitare una nuova crisi.

Il tempo di ripresa sembra piuttosto lungo. Secondo Mauro Ferraresi, professore di sociologia della comunicazione all’Università Iulm di Milano, il coronavirus produrrà un tempo di riadattamento di almeno cinque volte tanto: se quindi ci saranno tre mesi di lockdown, bisognerà moltiplicare cinque volte per poter ottenere una stima di quando la situazione tornerà (il più possibile) come prima.

Il docente, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto che torneremo a goderci luoghi come i cinema ma con delle limitazioni: “Credo che i cinema accetteranno per un periodo metà delle persone della loro capienza massima, ma il ritorno alla normalità sarà sancito quando saremo nuovamente ai concerti. Per tornare ai concerti, ai festival o allo stadio (in ogni caso eventi che possono riunire migliaia di persone), è probabile che verrano presi dei provvedimenti specifici: i posti potrebbero essere assegnati, il numero di persone sicuramente limitato rispetto al pre-coronavirus, ma lo stesso «comportamento» dei partecipanti potrebbe essere ridimensionato, richiedendo atteggiamenti meno esuberanti. I concerti avranno una barriera all’entrata, mi immagino e magari potrà essere richiesto di compilare delle autocertificazioni relative allo stato di salute del partecipante.”

Inoltre il regista Christopher Nolan ricorda che: “Nel momento in cui questa crisi passerà, il bisogno di relazionarsi tra persone, il bisogno di vivere, ridere, amare e piangere insieme sarà più forte che mai”. Lui prevede che la richiesta che è stata trattenuta, unita alla promessa di nuovi film potrà rilanciare l’economia e contribuire con milioni di dollari al mercato. “Abbiamo bisogno di quello che i film possono offrirci”.

C’è chi invece si vuole affidare al digitale anche una volta passata la crisi. La maggiore fiera d’arte contemporanea del Sol Levante, Art Basel Hong Kong, che ha dovuto cancellare l’edizione a causa della pandemia, ha annunciato una soluzione digitale: l’ente ha lanciato le Online Viewing Rooms, ossia stanze per la fruizione digitale delle opere. Le Online Viewing Rooms sono state lanciate il 25 marzo 2020 e le opere sono esposte sul sito al link https://www.artbasel.com/viewing-rooms. La piattaforma permetterà alle gallerie già aderenti alla fiera, di esporre i booths che erano stati previsti per la fiera, in chiave digitale. La fiera intende sviluppare in futuro sistemi di fruizione digitali non sostitutive degli eventi fisici, ma in parallelo ad essi, intesi come modalità per approfondire l’esperienza di interazione con il pubblico.

 


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