La Fiera di Sant’Orso ad Aosta: la storia della rassegna millenaria dell’artigianato e dell’enogastronomia della Valle d’Aosta

Nei giorni della merla, i più freddi dell’anno il 30 e 31 gennaio di ogni anno, la Valle d’Aosta festeggia la Fiera di Sant’Orso in cui protagonisti sono gli artigiani e gli antichi saperi della Valle.

Sin da tempi antichissimi questo era il periodo dell’anno in cui si festeggiava la prossima fine dell’inverno e si iniziavano a osservare i primi segni del disgelo.

I Celti dedicavano questa ricorrenza alla dea Brigit, protettrice delle nascite. Poi nel corso dei secoli le tradizioni pagana e cristiana nella festa diSanta Brigida di Kildare che, non a caso, secondo alcune tradizioni, parrebbe essere sorella di Sant’Orso.

Una festa di passaggio tra il mondo dell’inverno e quello primaverile che vive anche della notte della veillà, con la vigilia notturna, legata ad antiche tradizioni sullo scorrere del tempo.

L’anno 1000 è considerato l’anno zero della Fiera. La leggenda vuole che tutto abbia avuto inizio nell’area della Chiesa di Sant’Orso dove il Santo, vissuto prima del IX secolo, era solito distribuire ai indumenti e Sabot, le tipiche calzature in legno.

Sant’Orso fu d’umili origini irlandesi, ma si stabilì in Valle d’Aosta e divenne presbitero presso la chiesa di san Pietro di Aosta, quella che oggi è la collegiata di San Pietro e Sant’Orso. Persona semplice, dedicato alla preghiera ed alla carità, evangelizzò anche le zone circostanti. Morì il il 1º febbraio, il giorno prima della tradizionale Fiera di Sant’Orso.

Uomo semplice, pacifico e altruista, viveva da eremita trascorrendo il tempo nella preghiera continua, sia di giorno che di notte, dedito al lavoro manuale per procurarsi il cibo per vivere, accogliendo e consolando e aiutando tutti quelli che a lui accorrevano.

E’ uno dei santi più popolari della Val d’Aosta, patrono di Cogne, ma non di Aosta dato che il titolo per il capoluogo è attribuito a san Grato. A lui sono dedicati lo storico cimitero cittadino, la Collegiata e la Fiera di fine gennaio.

Le prime notizie evidenti della Fiera millenaria, risalgono al 1206, probabilmente all’usanza di ritrovarsi e scambiarsi merci, oggetti ed utensili che sarebbero stati utili nei lavori agricoli dopo la fine dell’inverno. L’uso di incontrarsi ad Aosta alla Porta Praetoria è nato dopo la caduta dell’Impero, quando la città aveva perso i suoi antichi luoghi di riferimento.

Il simbolo più classico della Fiera è il galletto, simbolo della rinascita e del risveglio, ma anche di vigilanza e di protezione dagli spiriti malvagi che popolano le tenebre.


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