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Tornano le Giornate FAI di Primavera, il 21 e il 22 marzo: 84 i luoghi da riscoprire e visitare nella nostra regione

PIEMONTE – Sabato 21 e domenica 22 marzo tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”. L’evento è lo strumento con cui il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio. Le Giornate di Primavera (così come le Giornate d’Autunno) sono inoltre un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno dei progetti di cura materiale e tutela del patrimonio culturale: ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute sostiene le attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione. In occasione delle Giornate FAI di Primavera saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane.

In Piemonte saranno 84 i luoghi visitabili per l’iniziativa. Seguendo i suggerimenti del FAI, ne segnaliamo uno per provincia tra i più significativi.

Torino
Il palazzo di Città e le Stanze del sindaco

Il Palazzo di Città di Torino si affaccia sull’omonima piazza, sita nel Quadrilatero, nel pieno centro, in un’area già considerata di notevole importanza in epoca romana. Oggi sede del municipio, in origine era adibito ad abitazione mercantile e fu comprato dal Comune nel 1472, che man a mano acquistò tutti i palazzi affacciati sulla piazza. A partire dal 1659 furono realizzati svariati interventi di ristrutturazione su progetto dell’architetto ducale Francesco Lanfranchi cui sono seguiti rifacimenti e restauri nel corso dei secoli, come l’ampliamento realizzato nel Settecento in conseguenza a modifiche sulla piazza volte a rendere l’area il più armoniosa possibile. L’edificio si sviluppa su tre piani: quello inferiore è costituito da un portico, al cui centro è posto l’ingresso, affiancato da due nicchie con le statue imponenti di Eugenio di Savoia e di Ferdinando di Savoia. L’interno si apre sul Cortile d’Onore, dal quale si accede al piano superiore tramite uno scalone, la cui volta riccamente decorata con affreschi di carattere mitologico-simbolico esalta la grandezza e la magnificenza della Città di Torino. Proseguendo oltre il loggiato si accede alla Sala dei Marmi, che conserva ancora l’originale decorazione neoclassica. Da qui si accede alla balconata, uno tra gli elementi seicenteschi distintivi della facciata. Alla Sala dei Marmi sono anche collegate la Sala del Sindaco, la Sala delle Congregazioni e la Sala del Consiglio, nota anche come Sala Rossa per via dei velluti e damaschi rossi alle pareti. In occasione delle Giornate FAI di Primavera sarà possibile in via del tutto eccezionale ammirare l’ufficio particolare del Sindaco, la cosiddetta Sala dei Miracoli, che prende il nome dalla decorazione della volta, raffigurante la storia del celebre miracolo del Corpus Domini, avvenuto nel 1453.

Bosco Marengo (AL)
Complesso monumentale di Santa Croce 

La chiesa e il convento domenicano di Bosco Marengo sorsero nel 1566 per volontà di papa Pio V, al secolo Michele Ghislieri (1504 – 1572), che ne decise la costruzione l’anno stesso della sua elezione a pontefice, carica che ricoprì dal 1566 al 1572. Diventato papa a brevissima distanza dal Concilio di Trento (1563), il nuovo papa intendeva realizzare nella propria città natale una delle primissime declinazioni in architettura dei dettami della Controriforma, definiti appunto dal Concilio.  La scelta fu di localizzare il complesso fuori dal centro abitato, in aperta campagna. Il complesso fu progettato dal perugino Ignazio Danti, affiancato poi da Giacomo della Porta. La chiesa, a croce latina con la cupola all’incrocio dei bracci, esemplata sui modelli romani classicheggianti, coinvolse anche il celebre artista toscano Giorgio Vasari. Nel 1801 il convento passò sotto il controllo della monarchia e nel 1860 venne definitivamente soppresso e trasformato in Regio Riformatorio, poi Casa di Rieducazione per i minori, fino alla chiusura agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. La costituzione di un museo all’interno del complesso era stata prevista fin dal 2000, in occasione dei lavori di restauro intrapresi in quegli anni, ma non era mai stata portata a termine. I contributi del FAI hanno rimesso in moto il progetto, innescato un importante circuito virtuoso, che grazie alla collaborazione con Soprintendenza, Prefettura e Comune, hanno portato all’attrazione di altri fondi e, finalmente, all’apertura del Museo Vasariano nel 2022. Le Giornate FAI di Primavera offriranno l’occasione di visitare, oltre la chiesa e il museo, spazi solitamente chiusi e non accessibili, come la cripta e l’ex riformatorio.

Cherasco (CN)

Il borgo di Cherasco accoglierà il pubblico delle Giornate FAI di Primavera con una serie di aperture, dal Palazzo Comunale a quello del Monte di Pietà, fino a Palazzo Gotti di Salerano, che riaprirà le porte dopo oltre due anni. Il palazzo nobiliare, costruito nella seconda metà del Seicento, all’inizio del secolo successivo era uno dei più prestigiosi edifici della città, tanto che nel 1706, durante l’assedio di Torino da parte dei Francesi, il duca Vittorio Amedeo II vi trascorse una notte in occasione di una visita per ispezionare i lavori di ripristino delle mura di Cherasco. Nel suo salone, inoltre, nello stesso periodo tenne le proprie sedute il Senato piemontese. Passato al Comune nel 1906, già nel 1908 divenne sede del Museo Civico, oggi in corso di riallestimento e pertanto chiuso. Le Giornate FAI permetteranno di scoprire le cinque sfarzose sale decorate dagli affreschi barocchi di Sebastiano Taricco che il palazzo conserva. L’itinerario prevede inoltre tra le tappe il Palazzo Comunale, con il salone che ricorda importanti eventi della storia cittadina, come la firma della Pace di Cherasco, che pose fine, nel 1631, alla guerra di successione di Mantova e del Monferrato; o il Palazzo del Monte di Pietà, con una piccola ma significativa selezione di documenti che testimoniano la vita amministrativa, civile e urbana di Cherasco dalla sua nascita (1243) fino alla fine del XX secolo. Normalmente chiusa, anche la Chiesa di Sant’Agostino apre in via del tutto eccezionale per le Giornate FAI. E ancora, sarà proposto l’itinerario Tra storia e devozione, che condurrà fino al settecentesco Santuario della Madonna delle Grazie, con la sua collezione di oltre un centinaio di affascinanti ex voto, eccezionalmente accessibile.

Asti
Palazzo della Questura

L’attuale Palazzo della Questura fu edificato nel 1939 per ospitare la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Dopo la caduta di Mussolini l’edificio venne occupato dall’esercito tedesco, che ne rimase in possesso fino al termine della guerra. Alla fine degli anni Cinquanta divenne sede della Questura. L’edificio, esempio di architettura razionalista, mostra un’evidente rielaborazione di elementi caratterizzanti le precedenti architetture pubbliche erette in città, ma si avvicina anche al gusto della contemporanea corrente del Novecento e del Movimento Moderno. Durante le Giornate FAI, oltre alla visita ai locali e agli uffici del fabbricato principale, sarà possibile accedere al gabinetto della Polizia Scientifica, per osservare come tecnici altamente specializzati conducono le indagini: una attività che ha con Asti un legame particolare, poiché il primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche, Salvatore Ottolenghi, nacque proprio ad Asti nel 1861, come ricorda la rotonda posta di fronte alla Questura, a lui recentemente intitolata.

Novara
Palazzo Langhi-Leonardi

Nel cuore della città di Novara, Palazzo Langhi-Leonardi contribuisce a definire un contesto urbano di rappresentanza, nato dall’evoluzione della città tra età barocca e neoclassica, dove architettura residenziale e vita civile si intrecciano in modo armonico. Originariamente di proprietà della famiglia Langhi, fu costruito nel 1712 come residenza nobiliare, per essere profondamente rinnovato alla fine del XVIII secolo su iniziativa del cavaliere Giuseppe Langhi. In questa fase furono realizzate le raffinate decorazioni interne, affidate a Giuseppe Levati e a Gaetano Prinetti. Passato successivamente alla famiglia Leonardi, ha mantenuto nel tempo il carattere di prestigiosa dimora urbana. L’insieme decorativo si distingue per equilibrio, eleganza e coerenza, configurandosi come un raro esempio di gusto neoclassico “internazionale”. L’apertura di Palazzo Leonardi in occasione delle Giornate FAI costituisce un’opportunità per accedere a un palazzo di proprietà privata, normalmente non visitabile, e di scoprire uno dei cicli decorativi più raffinati del panorama novarese tra Sette e Ottocento. Si visiteranno gli ambienti del piano nobile, in gran parte integri, e si ammireranno da vicino le decorazioni pittoriche e plastiche di Levati e Prinetti.

Vogogna (VCO)
Villa Biraghi

Villa Biraghi sorge nel cuore del borgo medievale di Vogogna, nella vasta area selvaggia del Parco Nazionale della Val Grande, di cui è oggi la sede. Incorniciata da vicoli in pietra e testimonianze storiche che raccontano il ruolo strategico e culturale di Vogogna, Villa Biraghi risplende attraverso le vetrate a piombo colorate che illuminano le sue 39 stanze. Il nucleo originale dell’edificio risale almeno al 1510, come risultato dell’accorpamento di costruzioni preesistenti, quindi acquistato e ampliato intorno al 1650 dalla famiglia Lossetti per assumere il ruolo di residenza signorile. L’aspetto e la conformazione attuale dell’edificio derivano da un significativo ampliamento realizzato nel 1810, che le ha conferito una struttura curiosa e quasi labirintica. Le numerose stanze sono arricchite da eleganti balconi in ferro battuto, da un ampio cortile interno con colonne e volte a vela, da diversi camini con decorazioni marmoree e dal signorile portale d’ingresso. Nel 1907 l’architetto Paolo Vietti-Violi, celebre per l’Ippodromo di San Siro a Milano, sposò Maria Biraghi Lossetti, ereditiera dei signori di Vogogna e abitante dell’antica dimora, e trasferì qui residenza e studio. L’apertura nelle Giornate FAI permetterà la scoperta dell’ampio cortile interno della villa e alcune stanze normalmente non accessibili dal pubblico.

Cossato (BI)
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Un gioiello che si potrà scoprire grazie all’iniziativa è la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in prossimità del Castello di Castellengo, frazione collinare di Cossato. La visita consente di leggere le complesse trasformazioni architettoniche dell’edificio, di straordinaria ricchezza storica e artistica, spesso conosciuta solo dalla comunità locale, e di approfondire uno dei cicli pittorici più significativi del Rinascimento nel Biellese. Documentata dal 1155, la chiesa presenta una struttura complessa e stratificata. Originariamente romanica a navata unica, venne ampliata in due fasi fino a raggiungere l’attuale impianto a tre navate: quella destra gotica, quella sinistra cinquecentesca, creando un raro esempio di asimmetria stilistica. All’esterno si conserva un fregio gotico ad archetti pensili in cotto. Nel XVIII secolo furono realizzati il portico a quattro campate, il battistero e il coro, quest’ultimo sproporzionato a causa di un progetto barocco rimasto incompiuto. Di straordinario rilievo è il ciclo di affreschi della navata destra (1515), una vera Biblia Pauperum attribuita a Daniele De Bosis e alla sua bottega.

Vercelli
Basilica di Sant’Andrea

Durante le Giornate FAI si scoprirà la storia della Basilica di Sant’Andrea, simbolo di Vercelli, il primo monumento gotico del Piemonte e uno dei più precoci d’Italia nell’ambito di questo stile. La basilica fu edificata tra il 1219 ed il 1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri. Il cardinale era da poco tornato dall’Inghilterra dove, nel suo ruolo di legato pontificio, si era guadagnato la stima e la gratitudine del re Enrico III. Con le molte risorse finanziarie disponibili il cardinale convocò da Parigi a Vercelli alcuni canonici regolari della congregazione di San Vittore e affidò loro la titolarità dell’abbazia di Sant’Andrea nonché dell’ospedale per i pellegrini, di cui si iniziò la costruzione nel 1224. Furono verosimilmente tali canonici, ed in particolare l’abate Tommaso Gallo – già docente all’Università di Parigi – a importare in terra vercellese le novità dell’architettura gotica nata nell’Île-de-France. All’inizio del XV secolo venne costruito, in posizione isolata sul lato destro della chiesa, un nuovo campanile che ha il medesimo stile dei due campanili posti a fianco della facciata. Nel corso del XVI secolo venne rifatto il chiostro del monastero. Il complesso ha subito danneggiamenti legati, oltre che all’usura del tempo, ad alcuni eventi bellici, quali l’assedio spagnolo di Vercelli nel 1617. Il ritrovamento di alcuni preziosi documenti ha permesso di ricostruire gli interventi conservativi realizzati tra il XV secolo e la fine del XX secolo. A fronte della necessità di ulteriori interventi, dal 2014 il Comune di Vercelli ha avviato lotti di restauro che hanno interessato via via quasi tutta la struttura. Il pubblico, volgendo lo sguardo in alto, potrà ammirare l’organo ancora oggi funzionante. Chi vorrà al termine delle visite, sabato e domenica alle ore 17, potrà assistere a un momento musicale realizzato con lo strumento stesso.


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