Le leggende del Piemonte e la magica Torino: quello che ancora non sapevi

Il territorio piemontese non manca di fascino e di leggende, sono molte le storie da raccontare, tanto da aver catturato l’attenzione da parte di massimi esperti di esoterismo, e da essere oggetto di studio per quest’ultimi. L’Italia, e ogni sua regione, oltre la sua encomiabile bellezza, nascondono luoghi misteriosi da scoprire, ma più di altre, il Piemonte. Con il suo capoluogo, Torino, è stata definita la Città Magica proprio per quanto è da sempre legata ai culti esoterici, essendo una delle città facente parte del triangolo della magia bianca assieme a Praga e Lione, e della magia nera con San Francisco e Londra.

Ma iniziamo il nostro itinerario esoterico decentrato rispetto a Torino, tra le valli e montagne di Sauze d’Oulx, si narra la Leggenda del tesoro nascosto di Cournud Bourud che porta con sé, oltre il mistero, la storia delle azioni militari svoltesi sul suolo italiano nel 1747. Il 17 luglio di quell’anno, i soldati dell’esercito piemontese, furono protagonisti di una battaglia sanguinosa contro le truppe francesi, e per contrastare una loro invasione nel territorio piemontese, furono dislocate lungo il confine le truppe del reggimento delle Guardie, per un totale di 7500 uomini contro i soldati francesi. L’intento riuscì, e i francesi furono rispediti nel loro territorio, e l’unico ad esser sopravvissuto, si dice fu Cornud Bourud.

L’uomo trovò riparo in una grotta sul monte Genevris  dove decise di condurre una vita da eremita, assieme a tutti i suoi averi con un valore inestimabile. Tra le rocce di Sauze d’Oulx c’è chi ancora disperatamente prova a mettersi nelle tracce di questo tesoro, rivivendo gli ultimi passi del soldato francese con la speranza di delineare un percorso. Ad oggi nessuno l’ha mai trovato.

Sempre in val di Susa, in cima al monte Pirchiriano, aleggia un’aura di mistero sulla costruzione dell’abbazia: la Sacra di San Michele. Pare che al suo interno si trovi l’Affresco della leggenda, che descrive proprio tutti gli eventi che hanno portato alla costruzione della stessa abbazia. L’intenzione di San Giovanni Vincenzo era quella di costruire l’abbazia sul monte Caprasio, ma gli Angeli decisero di trasportare in volo tutte le travi che dovevano essere utilizzate per la struttura dell’edificio proprio sul Monte Pirchiriano. Perché questa scelta? Il punto esatto ove sorge la Sacra di San Michele è perfettamente allineato con altre due basiliche: quella di Mont Saint Michel in Normandia e quella di Monte Sant’Angelo in Puglia. Una sorta di linea immaginaria del pellegrinaggio, perfettamente dritta e che unisce questi tre luoghi sacri.

Spostandoci verso il centro della magica città di Torino, già il suo nome cela una leggenda, pare sia stata fondata da Fetonte, figlio di Iside, dea della magia. Scelse questo territorio per la sua strategica posizione geografica: la confluenza del fiume Po con il fiume Dora. Il Po rappresenta il sole quindi la parte maschile, la Dora rappresenta la luna quindi la parte femminile, insieme percorrono la città formando una Y, che nel simbolismo rappresenta il bivio, la strada di destra diretta verso il cielo, quella di sinistra agli inferi. Creano così un centro di culto per il dio Api che gli antichi egizi rappresentavano con un toro.

Portandoci più avanti nella linea del tempo, risalirebbe al periodo romano la fondazione di questa città, nel 28 a.c. fu Augusto, figlio adottivo del console Giulio Cesare, al cui impianto urbano a castrum diede il nome di Augusta Taurinorum. All’epoca la città era divisa in una zona est, quella dove sorge il sole e che indicava il lato benigno del territorio, ed una zona ovest, quella dove tramonta il sole e nascono le tenebre. Nella zona ovest venivano sepolti i morti e crocifissi i condannati.

Il suo cuore nero risiede in Piazza Statuto, secondo gli esoterici, si contrappone alla zona di luce di Piazza Castello. Questa attribuzione negativa la si deve probabilmente al fatto che fino al 1863, proprio lì, sorgeva la Val Occisorum, il patibolo del condannati a morte, ne è testimone l’ antica necropoli ritrovata nel sottosuolo durante gli scavi per la costruzione della ferrovia. Si aggiungo i vari simbolismi deducibili dalle imponenti statute: l’angelo sulla cima del monumento è Lucifero, che con il volto rivolto verso est guida le forze dell’oscurità che sfidano l’oriente, il sole, la luce.

Anche il Museo Egizio, ricopre un ruolo esoterico in queste mille leggende, difatti, tra gli oggetti custoditi abbiamo quelli del Faraone Tutankamon, la testa del malefico figlio Seth, fratello e assassino di Osiride, dio dei morti e dell’oltretomba. E ancora, Torino è una città nella città, esiste una parte sotterranea: chilometri di cunicoli e gallerie, tre grotte Alchemiche accessibile in sei punti diversi, tre tra i quali non conducono a niente, dove pare ci sia una concentrazione di energia pura dove i penserei riescono ad essere materializzati. Sempre secondo la leggenda, si narra che il principe Umberto sia riuscito a penetrare nella prima grotta, le sue paure pochi giorni dopo vennero materializzate, fu ucciso a Monza.

Oltre al lato più oscuro e tenebroso, Torino ha anche un lato fatto di luce e positività il cui uno dei punti cruciali risiederebbe nella chiesa Gran Madre di Dio ai piedi delle colline torinesi. Le due statue all’entrata rappresenterebbero la Fede e la Religione indicano il luogo in cui è custodito il Sacro Graal, il calice da cui bevve il figlio di Dio durante l’ultima cena. Una delle due statue regge una coppa, che sarebbe appunto il sacro calice, mentre l’altra con lo sguardo rivolto lontano indicherebbe il cammino da seguire per ritrovarlo. Secondo uno studio condotto dal Politecnico di Torino, lo sguardo della statua va in direzione del Palazzo di Città dove sarebbe quindi sepolto il Graal.

Il cuore di questa magia bianca, secondo gli esperti di esoterismo, è stato identificato in Piazza Castello. Più precisamente identificano il punto in cui sorge la fontana dei Tritoni del Palazzo Reale, l’epicentro dell’energia positiva della città. Questo perché la zona dove sorge il palazzo segna il confine tra la città bianca e quella nera. In particolare il cancello del palazzo, con le due statue dei Dioscuri, indicherebbe questo confine che separa la zona est da quella ovest, ovvero la parte delle tenebre dove nell’antica Roma venivano sepolti i morti e crocifissi i condannati.

 

 

 

 


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