Tra stambecchi, miniere e dighe: la selvaggia Valle Antrona

La Valle Antrona è considerata una delle vallate più impervie e poco toccate dal turismo di massa del Piemonte. Essa si trova nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola, al confine con la Svizzera. Interamente montana, si estende su una superficie di 141,43 km quadrati e parte dai circa 500 metri del fondovalle, fino a raggiungere i 3656 del Pizzo d’Andolla, il monte più alto della zona, che segna anche il confine con il Canton Vallese.

La valle è caratterizzata da paesaggi maestosi, quasi tutti contenuti all’interno del Parco Naturale di più di settemila ettari, che offre ai visitatori itinerari imperdibili. La storia della vallata è tuttavia legata maggiormente allo sfruttamento economico delle sue ricchezze naturalistiche, soprattutto per mezzo delle miniere (d’oro e di mica) e dei bacini idrici artificiali.

La Valle Antrona ha cominciato a conoscere lo sfruttamento delle risorse minerarie a partire dal lontano XVIII secolo. Già a partire dagli anni Trenta del ‘700, infatti, ci si accorse della ricchezza mineraria di queste montagne, tanto che vennero costruite alcune delle prime miniere moderne del Paese. Molte di esse sono state oggetto di scoperta proprio in questi ultimi anni, mediante l’attività di vari gruppi di speleologi della zona. In principio, l’attenzione dei cercatori si rivolse verso l’oro, tanto che praticamente per due secoli (fino al 1936) erano molte le gallerie sotterranee in cui si ricercava il metallo più prezioso. L’attività mineraria è stata la fonte di sostentamento principale per molte famiglie della valle nel corso di molti decenni. A partire dal Novecento, la ricerca si è spostata invece verso i minerali di applicazione utilitaria, in particolar modo la mica, che è uno dei composti chimici più presenti nelle rocce della zona. Si cominciò a cercare intensamente quest’ultima a partire dal 1922 e fino agli anni Sessanta. Essa veniva utilizzata (e viene adottata in questo modo ancora oggi) soprattutto nel campo della cosmetica decorativa (ombretti, rossetti ecc.) e in quello dell’igiene personale (in modo particolare nei dentifrici). L’apparato minerario però divenne sempre meno redditizio per gli imprenditori, e ben presto si cominciò ad investire su un altro ambito, quello dell’energia idroelettrica.

La Valle Antrona è estremamente ricca di corsi d’acqua e laghi naturali. Il più famoso e visitato della zona è senza dubbio il Lago d’Antrona. Nato a seguito di una terribile frana occorsa nel 1642 (che colpì anche parte del paese omonimo, provocando ben 95 morti), esso costituisce una delle bellezze naturalistiche più suggestive del Piemonte settentrionale, diventando anche un’attrazione di culto per decine di turisti soprattutto grazie al percorso, unico al mondo, che permette all’escursionista di passare dietro alla cascata del Sajont. Il lago e i corsi d’acqua che lo riempiono, hanno cominciato ad essere sfruttati per la produzione di energia idroelettrica già a partire dagli anni Venti, pur non essendosi resa necessaria in questo punto la costruzione di una diga. Sono invece bacini artificiali, gli altri due laghi più famosi della Valle, ovvero quello di Campliccioli e quello del Cingino. La diga che contiene il primo è la più imponente del Piemonte del nord, con un’altezza di 80 metri e una larghezza di ben 278. È stata costruita tra il 1924 e il 1928, grossomodo negli stessi anni di quella del Cingino (1925-1930). Quest’ultima è diventata celebre soprattutto per un fenomeno curioso che la contraddistingue.

Sulle sue pendici scoscese, infatti, decine di stambecchi, animali simbolo del luogo, si arrampicano come dei veri e propri free-climber per nutrirsi dei Sali minerali che il bacino rilascia sulla sua parete, indispensabili per la loro dieta e difficilmente reperibili in altro modo (soprattutto il salnitro, o nitrato di potassio). Ovviamente tale curiosa attività non è compiuta dai maschi adulti, ma soltanto dalle femmine e dai cuccioli, non ancora appesantiti dalle corna perpetue e di conseguenza molto più agili, qualità indispensabile per inerpicarsi su una parete praticamente verticale. Il fenomeno degli “stambecchi-acrobati” ha attirato da subito sul posto decine di documentaristi nel corso dei decenni. In modo particolare, il video prodotto dagli abilissimi registi della BBC nel 2016, ha raggiunto la bellezza di 150 milioni di visualizzazioni su YouTube, rendendo la diga del Cingino unica nel suo genere e famosissima in tutto il mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=RG9TMn1FJzc&t=165s

Insomma, la Valle Antrona rappresenta l’esempio perfetto di come le valli montane del Piemonte siano tutte stupende e da scoprire, anche se la loro storia è segnata di più dal lavoro duro che da una tradizione di villeggiatura. Video come quello della BBC diventano in questo modo degli alleati per la diffusione capillare delle eccellenze meno conosciute del territorio piemontese.


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