Quattro piatti tipici del Piemonte da cucinare a casa per riscoprire la tradizione piemontese

Il Piemonte è una regione ricca di cose da vedere, paesaggi naturali mozzafiato, dimore storiche, palazzi, musei, opere d’arte e tanto altro ma anche e soprattutto cose da mangiare.

Dal punto di vista gastronomico la regione Piemontese è difatti una delle più ricche e variegate d’Italia, carni, verdure, formaggi, pasta, tartufi e vini, fiore all’occhiello della tradizione vinicola italiana.

Tra i più gustosi piatti tipici da preparare con quelli che sono i prodotti locali non può mancare Il vitello tonnato, vitel tonnè o vitel tonnà in Piemontese.

L’origine più probabile indica il Piemonte, in particolare Cuneo, in origine la ricetta non prevedeva la presenza del tonno, presumibilmente l’aggettivo “tonnato” stava a significare cucinato alla maniera del tonno, il tonno compare nella versione moderna della ricetta.

Il Vitello Tonnato, è preparato con uno specifico taglio di carne, il girello di cassone, tipica Piemontese, marinato nel vino bianco secco e aromi i quali carota, sedano, cipolla e alloro per almeno mezza giornata, poi bollito in acqua con tutta la marinata.

Il piatto è servito freddo composto dalle fettine sottili di girello, disposte nel piatto completamente ricoperte con una salsa a base di tonno sott’olio che prende il nome di salsa tonnata.

La salsa è preparata frullando il tuorlo delle uova sode con capperi, talvolta acciughe sotto sale, olio extravergine d’oliva , vino bianco, qualche goccia di succo di limone, sale e pepe.

Il tonno può essere frullato con la salsa o aggiunto alla fine per avere una presenza più evidente.

Per semplicità di preparazione spesso si utilizza la maionese fatta in casa, con tonno, capperi e aromi.

 

 

Secondo piatto, meno conosciuto è la carne cruda albese, antipasto tradizionale del Piemonte e delle Langhe.

Si pensa che l’usanza di mangiare carne cruda in Piemonte abbia origini antichissime.

Infatti, secondo alcuni studiosi, i primi popoli piemontesi portarono nella regione dei piccoli cavalli dall’Asia che venivano mangiati senza essere cotti, tale usanza sarebbe sopravvissuta migliaia di anni dopo.

La ricetta è analoga a quella del più recente carpaccio e consiste in sottili fette di vitello, (tagliate a coltello o con affettatrice)  o in carne finemente affettata, preferibilmente di razza Piemontese, necessariamente freschissima.

La carne così preparata viene marinata nel succo di limone crudo, condita con un velo di olio extravergine e insaporita con sale e pepe.

Alcuni ristoratori aggiungono all’albese scaglie di grana o parmigiano.

Nella stagione giusta l’albese è talvolta accompagnata da una grattata di Tartufo bianco d’Alba al quale deve il suo nome oppure con funghi porcini.

 

 

Molte regioni italiane hanno la propria “formula” di fritto misto, a parte quello, amatissimo, di pesce, ci sono delle versioni di terra molto interessanti.

Il più ricco è sicuramente quello piemontese che secondo le regole tradizionali, dovrebbe comporsi di ben diciotto portate salate e dolci.

Il fritto misto nasce in Piemonte come piatto di recupero ovvero quello che avanzava componeva questa pietanza per questo presentava sempre ingredienti differenti, disponibili in quel particolare momento.

Molto spesso gli avanzi erano caratterizzati da “scarti” di animali come fettine di polpa e di fegato di vitello, le salsiccette di maiale, le costolettine d’agnello senz’osso.

Tra i vari pezzi di carne però, parti come le cervella, il fegato e le animelle non potevano mancare.

A questi venivano aggiunte verdure, come zucchine, melanzane e carote, frutta, come le mele, oltre ad amaretti e semolino, tutto naturalmente impanato e fritto.

 

 

Il bollito misto è un secondo piatto a base di vari tagli di carne bolliti, diffuso specialmente in area Padana, particolarmente conosciuto è il gran bollito misto piemontese.

La carne, servita calda o fredda, è generalmente accompagnata da verdure bollite insieme ad essa, solitamente carote, cipolle, sedano , salse e/o altri contorni come purè di patate e mostarda.

La tradizionale ricetta del Gran bollito misto alla piemontese, detta anche del “Bollito storico risorgimentale piemontese” perché particolarmente gradita a re Vittorio Emanuele II , comprende sette tagli principali di manzo, cotti insieme nella pentola più grande, sette “ammennicoli” (ovvero tagli di carne da cuocersi in pentole separate), sette bagnèt (salse), un “richiamo” (lonza di maiale) e quattro contorni (patate lesse, spinaci al burro, funghi trifolati e cipolle in agrodolce).

Al termine del pasto  è consigliata una tazza di brodo ben caldo.

Tra le salse che accompagnano il piatto troviamo, maionese, senape, Cogne, bagnet verd , bagnet  Ross,pearà, cren e salsa verde.

Il piatto è tradizionalmente invernale, ma non è inusuale reperirlo anche in altri periodi dell’anno.

Per accompagnare il bollito misto vengono consigliati vini rossi moderatamente acidi e tannici e non troppo invecchiati.

Tra i vini piemontesi, oltre a quelli a base di Barbera e di Dolcetto, molto adatto è il Grignolino.

 

 


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