Mostra “Camera Doppia” Larry Fink e Jacopo Benassi presso Camera a Torino

Dal 18 luglio al 29 settembre 2019, doppio appuntamento al Centro Italiano per la Fotografia Camera, sono allestite due mostre contemporaneamente, che mettono in relazione e a confronto due artisti quali Larry Fink  Jacopo Benassi. Due autori, lontani tra di loro, per generazione e formazione che hanno però in comune l’approccio al linguaggio. In tal modo i due artisti riflettono sulle sfumature e sugli usi del mezzo fotografico, oltre alle sue potenzialità di riflessione dei fenomeni tipici della società odierna. Per l’evento Camera Doppia, il direttore di Camera Walter Guadagnini, ha curato la Mostra antologica di Larry Fink Unbridled Curiosity” e il progetto  di Jacopo Benassi intitolato “Crack“.

Entrambe le mostre sono prodotte da “Fotografia Europea” di Reggio Emilia e hanno in comune alcuni tratti, sia dall’aspetto tematico che quello precisamente fotografico. Entrambi gli artisti utilizzano solamente il bianco e il nero e adottano l’utilizzo del flash per mettere in luce l’attenzione sul soggetto della rappresentazione, esaltandone atmosfera, forma e contenuto. Per la sezione dedicata a Larry Fink, sono presenti oltre novanta immagini prodotte a ridosso tra gli anni Sessanta ad oggi, esposte nelle prime cinque sale di Camera.

Le opere esposte, in bianco e nero, hanno l’obiettivo di sottolineare i legami tra le persone e tra le persone e i luoghi, che l’artista ha saputo immortalare, durante gli anni della sua carriera, con occhio attento e “sfrenata curiosità”. Sono invece presenti nella Sala Grande e lungo il corridoio di Camera, visibili le sessanta immagini che appartengono all’antologia di Crack progetto di Jacopo Benassi, che pone al centro della sua riflessione il rapporto tra classicità e contemporaneità  tra i corpi e le relazioni che persone intraprendono con uomini e ambienti.

“Crack- commenta Walter Guadagnini – è un atlante del corpo, elaborato tra gli estremi della plastica antica e della flagranza fisica contemporanea. Il risultato è la sottolineatura non solo della decadenza in  agguato tanto per il corpo umano quanto per il corpo scolpito, ma anche, e forse più, della possibilità di ricomposizione delle fratture, delle rotture e del fascino che anche questi elementi assumono nella nostra lettura del corpo e della forma. A tale visione concorrono anche l’incorniciatura delle singole opere e l’intero, sorprendente allestimento della mostra, che sono parte integrante del progetto espositivo e caricano le immagini di un’ulteriore, vitale tensione”.