Arte in Piemonte

Il Piemonte custodisce un immenso “tesoro” artistico, architettonico e storico, un patrimonio unico di storia e monumenti che permette di osservare testimonianze a partire da quelle archeologiche romane fino ad arrivare all’architettura contemporanea, passando per le solide costruzioni in stile romanico, quelle stravaganti barocche e quelle sobrie, ma imponenti, del neoclassicismo, senza dimenticare le tracce che la rivoluzione industriale ha lasciato in questi posti.

Opere come i battisteri di Novara e Agrate Conturbia e le necropoli barbariche di Testona sono i principali reperti del periodo alto-medievale. Alla seconda metà del X secolo risalgono il duomo di Ivrea, primo esempio locale di grande basilica romanica, e la chiesa romanico-lombarda di San Michele, a Oleggio. Massimi esempi dell’arte romanica in Piemonte sono le cattedrali di Casale Monferrato e di Susa, l’abbazia di Santa Maria di Vezzolano e l’imponente abbazia detta Sacra di San Michele. Esempi di scultura appartenente allo stesso periodo sono il portale dell’abbazia appena citata, fiancheggiato da pilastri scolpiti con immagini di costellazioni e dei segni dello zodiaco e i capitelli del suo presbiterio.

Al XIII secolo si datano complessi architettonici di stile gotico, come la basilica di Sant’Andrea a Vercelli e l’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso. Molte costruzioni sono prova dell’interpretazione locale del gusto gotico, in particolare a Saluzzo la chiesa di San Giovanni e la cattedrale, il duomo di Chieri, quello di Chivasso e quello di Ciriè. La cattedrale di Asti e il broletto di Novara si rifanno allo stile lombardo del gotico. Un gran numero di castelli posti in posizione dominante come quelli del Canavese e del Monferrato sono testimoni del feudalesimo nella regione. Molto interessante come testimonianza dell’epoca è l’antico centro di Saluzzo, che era sede di un marchesato indipendente.

L’intricata situazione politica in Piemonte impedì l’affermazione di manifestazioni artistiche più moderne nel corso XVI secolo in gran parte della regione. Nel Vercellese, tuttavia, sorse una notevole scuola pittorica di gusto rinascimentale, i cui maggiori esponenti sono Gerolamo Giovenone, Giovanni Martino Spanzotti e soprattutto Gaudenzio Ferrari, al quale si devono le realizzazioni degli affreschi della chiesa della Madonna delle Grazie, della cappella della Madonna di Loreto e del Sacro Monte a Varallo.

Nella seconda metà del XVI secolo, in seguito al trasferimento della capitale sabauda a Torino, ebbe inizio un periodo di grande produzione artistica. Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I trasformarono Torino in una grande città, grazie all’opera di architetti quali Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, che si ispirano a un classicismo accademico dalle influenze francesi, ben visibile nel palazzo del Valentino. Massimo architetto in Piemonte, nel Seicento, fu Guarino Guarini, al quale si devono il palazzo Carignano, la cappella della Sacra Sindone e la chiesa di San Lorenzo.

L’arrivo a Torino agli inizi del Settecento del siciliano Filippo Juvara segnò una svolta nell’architettura piemontese. Palazzo Madama a Torino, la basilica di Superga e la palazzina di caccia di Stupinigi sono una perfetta sintesi dello stile classico di cui l’architetto siciliano è stato uno dei massimi interpreti. A Juvarra si ispirò anche il maggiore architetto piemontese del XVIII secolo, Benedetto Alfieri, cui si devono la cattedrale di Carignano e il campanile della basilica di San Gaudenzio, a Novara.

Durante la prima metà dell’Ottocento, il paesaggio di gusto romantico caratterizzò la scuola pittorica piemontese nella quale eccelse Antonio Fontanesi. Il più grande artista prima dell’Unità d’Italia fu l’architetto Alessandro Antonelli, ricordato per la Mole a Torino e la cupola della basilica di San Gaudenzio, a Novara, opere in sé uniche per capacità tecnica e gusto di verticalismo.

Nel 1902 si vide l’affermazione del liberty a Torino con l’inaugurazione della grande Esposizione d’Arte Decorativa Moderna. Protagonista fu l’architetto Raimondo D’Aronco con il progetto del padiglione principale, dove rimandi classicistici si legano a citazioni dell’arte orientale. L’ingegnere Giacomo Mattè Trucco apportò con la progettazione dell’edificio FIAT nel 1919 una ventata di innovazione rispetto ai modelli delle fabbriche ottocentesche. Il grande stabilimento in cemento armato del Lingotto rivelò negli anni Venti un’estrema razionalità per via della sua estensione su più piani raccordati da una rampa elicoidale che sbocca sulla pista di prova sul tetto.

A un gruppo di sparuti pittori torinesi, tra cui Albino Galvano e Paola Levi Montalcini, si deve l’apertura all’astrattismo nel 1952. Negli anni Sessanta la galleria Sperone ricoprì un ruolo determinante da perno per un gruppo di artisti definiti in seguito gli artisti “dell’arte povera”. Negli anni Sessanta va ricordato, per la sua unicità, l’esperimento architettonico condotto da Adriano Olivetti a Ivrea, la ricerca di un’unità che coinvolgesse città, cultura e fabbrica. L’unità residenziale per i dipendenti, progettata da Aimaro Isola e Roberto Gabetti, rappresenta uno dei massimi esempi di fraseggio riuscito fra paesaggio e architettura.

Nel 1983 Renzo Piano raccolse la sfida di riconversione del Lingotto alla fine del Novecento, simbolo della volontà di rinnovamento dell’intera regione, il quale riuscì a rispettare sia le esigenze della fabbrica, sia quelle delle nuove funzioni nel suo intervento al monumento “simbolo” all’industria. È del 2002 la realizzazione dello Scrigno, sede della Pinacoteca “Giovanni e Marella Agnelli”, e della sala riunioni chiamata Bolla. Con le Olimpiadi Invernali nel 2006 videro la luce una serie di strutture ideate per l’occasione, tra cui il villaggio olimpico, il Palavela e lo stadio Oval.