Enogastronomia
Caffè, salute e falsi miti: a Torino un confronto tra medici ed esperti per fare chiarezza
Da Costadoro per uno sguardo più attento e consapevole sul caffè, la bevanda preferita dagli italiani e non solo
TORINO – Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo, ma anche una delle più fraintese. Tra leggende metropolitane, convinzioni radicate e informazioni parziali, spesso ciò che arriva al consumatore è un’immagine distorta di un prodotto complesso, che intreccia salute, cultura, economia e gusto. Proprio per fare chiarezza è nato l’incontro svoltosi mercoledì 22 gennaio al Caffé Costadoro, dedicato al tema del caffè e ai suoi falsi miti.
L’appuntamento ha riunito medici, esperti di nutrizione e professionisti della filiera, con l’obiettivo dichiarato di rendere il consumatore più consapevole, offrendo strumenti per comprendere cosa si cela davvero dietro una tazzina.
Il caffè e la salute: cosa dice la scienza
Uno dei temi centrali della serata è stato il rapporto tra caffè e salute, affrontato dal punto di vista medico. Il cardiologo Ali Ahmed Alì Al Mohani ha subito chiarito un punto chiave: non è il caffè in sé a fare male, ma il modo in cui viene assunto e la qualità del prodotto.
Contrariamente a una credenza molto diffusa, il caffè non è nemico del cuore. Anzi, diversi studi scientifici dimostrano che un consumo corretto ha effetti benefici sul sistema cardiovascolare, migliorando la perfusione degli organi e del cervello. In particolare, la presenza dell’acido clorogenico favorisce la vasodilatazione e contribuisce a un miglior controllo della pressione arteriosa. Gli effetti positivi, hanno spiegato gli esperti, superano quelli potenzialmente negativi.
Anche il mito del caffè come causa diretta di gastrite è stato ridimensionato: spesso il problema non è lo stress, ma la tipologia di caffè consumata. Un espresso di qualità, ben estratto, mantiene le sue proprietà antiossidanti ed è generalmente meglio tollerato.
Quanto caffè bere e quale scegliere
Dal punto di vista nutrizionale, il dietologo Maurizio Bertone ha ricordato che l’Organizzazione mondiale della sanità indica una soglia di riferimento di circa 400 milligrammi di caffeina al giorno, ma ha sottolineato come questo dato vada sempre letto alla luce della miscela scelta.
Le differenze tra Arabica e Robusta non sono solo organolettiche, ma anche funzionali:
– le miscele con una maggiore presenza di Robusta hanno un effetto più stimolante su sistema nervoso, cardiovascolare e digerente;
– l’Arabica, generalmente meno ricca di caffeina, è più indicata per soggetti cardiopatici o sensibili agli effetti eccitanti.
Non a caso, è stato osservato, il caffè servito negli autogrill tende a essere più “robusto”: deve contrastare la stanchezza di chi guida per molte ore.
Il caffè come cultura: miscele, origini e qualità
A spostare l’attenzione sulla dimensione culturale del caffè è stato Giulio Trombetta, CEO di Costadoro e presidente di Exclusive Brands Torino. La tazzina, ha spiegato, è il risultato di una storia complessa che mescola origini, territori e tostature. La vera competenza del torrefattore sta nel saper armonizzare provenienze diverse, rispettando le caratteristiche del chicco.
Un passaggio che ha acceso il dibattito è stato quello sulla qualità del caffè in Italia: “Beviamo spesso caffè di bassa qualità perché il mercato privilegia miscele economiche”. Anche il prezzo, dunque, è un indicatore: un costo più alto riflette spesso una materia prima migliore e una filiera più curata.
Dentro la miscela: il punto di vista tecnico
L’approfondimento più tecnico è arrivato con Carlotta Trombetta, Head of Quality & Impact, che ha guidato il pubblico dentro le fasi meno visibili ma decisive della produzione.
La qualità nasce dall’origine del chicco: un seme danneggiato o difettoso si tradurrà inevitabilmente in un difetto in tazza. Fondamentale è poi la tostatura, che deve trovare un equilibrio tra l’eliminazione delle sostanze meno digeribili e la preservazione delle componenti aromatiche.
Non meno importante è la conservazione: luce, umidità e calore possono compromettere anche una miscela eccellente. Solo quando tutte le variabili sono sotto controllo si può costruire un prodotto coerente con i gusti del mercato, che oggi oscilla tra la tradizione italiana della miscela e il crescente interesse per le monorigini.
Dosaggi, estrazioni e falsi miti
Ampio spazio è stato dedicato anche ai diversi metodi di estrazione, spesso fraintesi:
– il ristretto contiene meno caffeina di quanto si pensi;
– il caffè lungo, ottenuto per sovraestrazione, ne contiene di più ed è spesso più amaro;
– il decaffeinato non è privo di caffeina;
– il caffè filtro e l’americano possono avere un contenuto di caffeina superiore all’espresso.
Dettagli che aiutano a scegliere in modo più consapevole, anche in base alle proprie esigenze fisiche e all’umore: non a caso, è stato ricordato, il caffè ha un effetto favorevole sul tono dell’umore ed è spesso consigliato in caso di stanchezza cronica o tendenza depressiva.
Un format per informare
Il filo conduttore della serata è stato chiaro: fare cultura del caffè. Offrire strumenti per capire cosa si beve, perché lo si beve e quali effetti ha sul nostro organismo è necessario. Un approccio che punta a responsabilizzare il consumatore, nella convinzione che la conoscenza sia il primo passo per scegliere la qualità.
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