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	<title>Chiese gemelle Archivi - Piemonte Expo</title>
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		<title>Le chiese gemelle di piazza San Carlo- Torino: storia e curiosità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Piemonte Expo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 11:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella maestosa piazza San Carlo di Torino, sorgono la chiesa San carlo Borromeo e la chiesa Santa Cristina. Da sempre attirano la curiosità di torinesi e turisti in visita, data sia per la loro eleganza e imponenza, sia perché esse sono la firma del Barocco per eccellenza in città.  Vengono definiti le chiese gemelle, seppur [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-28335"></span></p>
<p class="p1">Vengono definiti <strong>le chiese gemelle</strong>, seppur di gemelle abbiano ben poco, in quanto la seconda, <strong>Santa Cristina</strong>, è stata costruita soltanto vent’anni dopo. Insomma, una differenza non da poco già solo nella loro datazione: la prima si impose nel panorama urbano nel 1619, voluta da <strong>Carlo Emanuele I</strong>, periodo di pieno sviluppo per il neo territorio sabaudo, la cui piazza prese il nome proprio in onore della chiesa.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Una piazza reale su esempio delle <em>place royale</em> francesi in voga all’epoca di <strong>Madama Cristina di Francia</strong> che la inaugurò nel 1638.<span class="Apple-converted-space"> </span>I lavori per la chiesa e per la piazza cominciarono quasi contemporaneamente, e terminarono molto tempo dopo.<span class="Apple-converted-space"> </span>La chiesa <strong>San Carlo Borromeo</strong> dovette attendere ben <strong>415 ann</strong>i per il completamento della sua facciata, e la piazza fino al <strong>1646</strong> per vedere completati i portici e il <strong>1764</strong> per godere degli interventi di abbellimento di Benedetto Alfieri.</p>
<p class="p1"><strong>Chiesa San Carlo Borromeo</strong>, situata <strong>a destra</strong> della Piazza arrivando da via Roma, fu edificata in onore del <strong>Cardinale Carlo Borromeo</strong> che da Milano decise di compiere un pellegrinaggio per pregare davanti alla <strong>Sacra Sindone</strong>. Il duca <strong>Carlo Emanuele</strong> <strong>I</strong> fece così portare il Lenzuolo a Torino per rendergli più breve il viaggio, e gli dedicò la chiesa.</p>
<p class="p1">L’attribuzione di tale progetto resta incerta: da <strong>Carlo di Castellamonte</strong>, <strong>Andrea Costagnuta</strong>, oppure <strong>Galleani di Ventimiglia,</strong> e con più probabilità, <strong>Maurizio Valperga</strong> di cui è certa l’attestazione per la conclusione dei cantieri.</p>
<p class="p1">La struttura inizialmente era priva di di campanile, terminata nel 1625, sprovvista<span class="Apple-converted-space">  </span>anche di facciata che arriverà a completamento nel 1834 da parte di <strong>Ferdinando Caronesi</strong>. L’interno presenta una navata unica e quattro cappelle, due per alto. Nel 1779 si innalzò il campanile a pianta quadrata e con una cupola ottagonale. Il che la rende distinguibile dalla chiesa Santa Cristina.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">La <strong>chiesa Santa Cristina</strong>, situata alla <strong>sinistra</strong> di piazza San Carlo arrivando da via Roma, nacque per volontà della reggente di Piemonte <strong>Maria Crostina di Francia</strong>, che nel <strong>1639</strong> acquistò i terreni sui quali sorge l’attuale tempio, voluto in memoria del figlio primogenito, appena deceduto, <strong>Francesco Giacinto di Savoia</strong>.<span class="Apple-converted-space">  </span></p>
<p class="p1">In ogni caso, il progetto fu soprattutto un ampliamento urbano oltre il <em>Borgo Nuovo</em> iniziato con la costruzione della <strong>Via nuova</strong> (attuale via Roma) e dell’attuale piazza San Carlo.<span class="Apple-converted-space"> </span>Con indubbia certezza, il progetto e i lavori della chiesa furono iniziati da <strong>Carlo di Castellamonte</strong> nel 1639, che però morì a solo un anno di distanza dall’inizio dei cantieri, fu proseguito dal figlio <strong>Amedeo</strong>. Nel 1641 i lavori si arrestarono e l’edificio rimase privo di facciata, ma nel 1666 per mano di <strong>Giacomo Casella</strong>, con il cognato <strong>Giovanni Andrea</strong>, terminò gli affreschi interni della volta.</p>
<p class="p1">Il completamento della facciata si concretizzò solvano sotto il <strong>regno di Vittorio Amedeo II di Savoia</strong> tra il <strong>1715 e il 1718</strong> con il progetto di <strong>Filippo Juvarra</strong>, autore di molti altri progetti prestigiosi in città. Fu difatti disegnata in puro <strong>stile barocco</strong>, considerata la prima vera opera dell’<strong>architett</strong>o messinese, caratterizzata dall’andamento curvilineo della parte centrale, dove spiccano il ricco portale eccentrico a due battenti e la finestra ovale. La composizione architettonica è arricchita dalla presenza di statute di santi tra cui <strong>Santa Cristina</strong> e <strong>Santa Teresa</strong> di <strong>Giuseppe Salvatore Caresana</strong>.</p>
<p class="p1">La chiesa subì varie trasformazioni, dalle <strong>secolarizzazioni napoleoniche</strong> agli anni del <strong>fascismo</strong> quando venne privata di alcuni finestrini e del convento adiacente, fu completamento demolito per la costruzione degli attuali palazzi che la connettono alla piazzetta restrostante (piazza C.L.N).</p>
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