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	<title>Piatti tipici Archivi - Piemonte Expo</title>
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	<description>Tutto il Piemonte in un sito: turismo, eventi, sagre, società, luoghi, itinerari, sport, tempo libero e enogastronomia</description>
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		<title>Il Piemonte in cucina a Natale: sapori e storia a tavola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Piemonte Expo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2021 11:26:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giunti quasi al periodo più frenetico dell&#8217;anno, quello natalizio, la città raddoppia le presenze, tra le vie della città torinese, nel centro storico, e non solo, tra mercatini, caldarroste e cioccolata calda, è in arrivo quel periodo che tanto piace a noi italiani amanti del buon cibo: tra cui alcune delle tradizioni culinarie intessute nella [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>Come giustificare la presenza delle acciughe, ingrediente di mare, nella cucina piemontese?</strong></em> Sono molte le storie raccontate, tra cui l&#8217;ipotesi che siano apparse in <strong>Piemonte</strong> a seguito dei Saraceni, che dopo aver messo a ferro e fuoco la <em>Provenza</em>, continuarono a far razzia nelle valli piemontesi; alcuni di loro però, decisero di stabilirsi nei paesini montani e introdussero l’uso delle acciughe che, ben conservate sotto sale, erano un ottimo approvvigionamento per i lunghi mesi invernali. Nei libri di letteratura si è fatta spazio una <strong><em>seconda ipotesi</em></strong>, quella più accreditata legata al <strong>contrabbando di sale</strong>. Un alimento prezioso e, per molto tempo, merce rara per la nostra regione. Si parla di tre, forse quattro secoli fa: epoca in cui il sale veniva prodotto a <em>Salon de Provence</em>, e gravato da altissime tasse doganali. Le acciughe erano più economiche e venivano quindi impiegate per nascondere il sale nell&#8217;attraversamento delle dogane.</p>
<p>Ma arriviamo alla ricetta <a href="https://blog.giallozafferano.it/atavolacontea/acciughe-al-verde-alla-piemontese/">https://blog.giallozafferano.it/atavolacontea/acciughe-al-verde-alla-piemontese/</a> vera e propria, per iniziare, un <strong>antipasto</strong>: <strong>le acciughe al verde</strong> (<em>anciue al verd</em>). Un must nelle tavole piemontesi. Condite con una <strong>salsa di prezzemolo</strong>, <em>olio, aglio e un pò di peperoncino</em>. Dopo aver lavato con cura le acciughe, private della lisca e sale, averle messe a bagno in acqua e aceto, e infine asciugate, possono essere così ricoperte, per ogni strato, con questo bagnato verde delizioso. Tra sapidità e piccantezza daranno una marcia in più alle vostre tavole natalizie.</p>
<p><em>Dal mare alla terra</em>: <strong>i peperoni</strong>. Prodotto versatile in cucina, amato dagli agricoltori in tempi lontani, soprattutto nell&#8217;area di <strong>Carmagnola</strong> quando agli inizi del &#8216;900 acquisì un forte interesse tra gli operatori agricoli. Era facilmente vendibile, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, quando la maggior parte della popolazione era dedita all&#8217;agricoltura, il <strong>peperone</strong> assunse un ruolo fondamentale nell&#8217;economia locale, e successivamente, con il passare del tempo, divenne parte integrante della cultura piemontese tanto che, con cadenza annuale, vengono organizzate feste e fiere a favore di questo magnifico prodotto.</p>
<p>La cucina locale potremmo dire avere quasi un ossessione per il celebre ortaggio. Tra cui: le acciughe incontrano i peperoni, e via con le nozze. <strong>Peperoni al forno con Bagna caüda</strong>. La regina delle <strong>salse piemontesi</strong>, occupa sicuramente un posto d&#8217;onore. Piatto originale, economico, sfizioso, facile e terribilmente goloso <a href="https://www.mangiarebene.com/ricette/antipasti/peperoni-in-bagna-cauda">https://www.mangiarebene.com/ricette/antipasti/peperoni-in-bagna-cauda</a> . Tagliati in due i peperoni, cotti nel forno, una volta spellati e privati dei semini al suo interno, possono essere innondati di bagna caüda, posti su una teglia, vengono ripassati poi nuovamente nel forno, ed infine serviti.</p>
<p>Altra ricetta, altra storia da raccontare, dopo le acciughe, bevuto un buon bicchiere di <strong>Barbera</strong>, si arriva al primo, per i palati più sensibili: <strong>Tajarin al Tartufo</strong>. Pasta fresca all&#8217;uovo tipica piemontese che nasce nelle cucine delle cascine delle Langhe e del Monferrato. Si diffusero in tutto il Piemonte sin dal Quattrocento, quando abbiamo le prime testimonianze di questa pasta fatta a mano. Inizialmente si consumavano soprattutto nei <strong>giorni di festa</strong>, alla domenica o per le occorrenze importanti, anche perché il numero cospicuo di tuorli previsti dalla ricetta ne fanno un piatto tutt’altro che leggero. Per questo vengono conditi con salse a base di carne, al burro, o con lamelle di tartufo.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo fa da coperta alla <strong>ricetta</strong> <a href="https://chefincamicia.com/ricetta/tajarin-tartufo/">https://chefincamicia.com/ricetta/tajarin-tartufo/</a> della domenica e delle feste, in questo caso, a natale: preparata la pasta rigorosamente a mano, olio di gomito, duro lavoro ma ripagato all&#8217;assaggio, cotti in acqua bollente, i <em>tajarin</em>, vengono poi ultimati in una casseruola con burro, e infine mantecati con parmigiano e altro burro ghiacciato. Una crema setosa che verrà raccolta da questa pasta dal giallo acceso. A pioggia, sottili lamelle di <strong>Tartufo</strong>, altro ingrediente <strong>must</strong> indiscusso della cucina e del territorio piemontese.</p>
<p>Se non siete corsi ai ripari, fate spazio a sua maestà: <strong>Brasato al Barolo</strong>. Laborosio da fare ma incredibilmente succulento. É il frutto dell’esperienza dei cuochi piemontesi espatriati in Francia nel XVII e XVIII secolo. Oltralpe impararono le tecniche della <em>“nouvelle cuisine”</em> (letteralmente nuova cucina) e, una volta tornati, le riproposero nelle case della borghesia dell’epoca. La parola <em>“brasato”</em> deriva dal verbo brasare, che a sua volta discende da <em>“brase”</em>, ovvero<em> “brace”</em>. In origine, infatti, il recipiente contenente la carne veniva messo nelle braci e il coperchio stesso era concavo per poter essere coperto con la brace. In questo modo la carne nella pentola veniva avvolta nel doppio calore: quello della pentola stessa e quello della brace.</p>
<p>Il segreto di questo <strong>piatto</strong> <a href="https://ricette.giallozafferano.it/Brasato-al-Barolo.html">https://ricette.giallozafferano.it/Brasato-al-Barolo.html</a> risiede nella sua cottura lenta, tre ore, e nella sua marinatura in un vino eccezionale come il Barolo, con aggiunta di alcuni ortaggi come: carote, sedano, cipolla. Si inizia proprio da quest&#8217;ultima, la carne viene fatta marinare per 12 ore, e solo successivamente cotta. Prima sigillata a fiamma viva, in modo da non disperdere le sue caratteristiche essenziali e mantenerla morbida e succulenta, si va poi ad aggiungere la marinatura e cotta tre ore a fuoco lento. Una volta terminata la cottura, tolte le spezie e aromi, si possono frullare gli ortaggi, ne verrà fuori una salsa squisita al barolo con cui servire la carne.</p>
<p>Dulcis in fundo: il <strong>Bonèt</strong>, l’originale piemontese risale a un’epoca lontana, a quando il cioccolato era ancora un prodotto sconosciuto in Europa. Infatti, pare che l’antenato di questo dolce al cucchiaio sia nato <b>tra le Langhe </b><b>e il Monferrato</b> intorno al XIII secolo, come conclusione dei banchetti medievali più sontuosi, almeno secondo le testimonianze storiche: si tratta, tuttavia, di una ricetta diversa rispetto a quella moderna, decisamente più semplice e meno ricca di ingredienti, e soprattutto <b>senza cacao</b>. Grazie all’evolversi dei gusti e all’arrivo di nuovi prodotti da oltreoceano, intorno al XVIII secolo il bonèt cambia forma diventando “cioccolatoso”, nella versione che noi tutti amiamo e che si è guadagnata l’<b>etichetta di PAT. </b></p>
<p>Sull&#8217;onda della <strong>golosità natalizia</strong>, godiamoci la cena fino all&#8217;ultimo boccone con la versione plus con cioccolato e rum. <a href="https://ricette.giallozafferano.it/Bonet.html">https://ricette.giallozafferano.it/Bonet.html</a> Una volta lavorate le uova fino a renderle chiare e spumose, si possono aggiungere gli amaretti tritati, il caco, il rum e il latte. Per non farci mancare nulla: si prepara il caramello che verrà poi versato nella teglia in cui verrà aggiunto il composto, successivamente cotto a bagnomaria in forno. Trascorse un paio d&#8217;ore in frigo, preparate i cucchiaini e godetevi<strong> la felicità in un solo boccone</strong>.</p>
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