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	<title>Nietzsche Archivi - Piemonte Expo</title>
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	<description>Tutto il Piemonte in un sito: turismo, eventi, sagre, società, luoghi, itinerari, sport, tempo libero e enogastronomia</description>
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		<title>Il rapporto tra Nietzsche e il capoluogo piemontese: Torino non è un luogo che si abbandona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Piemonte Expo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 13:14:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Chi è questo Dio?&#8221; Se lo chiedeva Nietzsche, il filosofo, poeta, saggista apolide, Dio è “la nostra più lunga menzogna”, è la personificazione di tutte le varie certezze morali, religiose attraverso cui l’umanità ha dato un senso rassicurante al caos della vita. È l’essenza di tutte le credenze create dall’uomo, dai tempi dei tempi, per far [&#8230;]</p>
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<p><span id="more-28525"></span></p>
<p class="p1">Scrive <b>Nietzsche</b>: <i>«C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, senza senso (…) Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa realtà, questa ‘verità’. Cioè per vivere»</i>.</p>
<p class="p1"><strong>Friedrich Nietzsch</strong>e soggiornò nel <strong>capoluogo piemontese</strong> dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889, fu un periodo breve, ma che bastò al filosofo per innamorarsi della città e della sua gente.<span class="Apple-converted-space">  </span>Scrisse di <strong>Torino</strong>, in alcune lettere indirizzate a parenti e amici, frasi come:<i> “Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica” e ancora “Torino non è un luogo che si abbandona”.</i></p>
<p class="p3">Il suo appartamento ammobiliato, al quarto piano di <strong>via Carlo Alberto 6</strong>, costava 30 lire al mese, ed era di proprietà di Davide e Candida Fino, gestori della rivendita di giornali in piazza Carlo Alberto. La sua stanza era la quinta, dall&#8217;angolo di via Carlo Alberto, verso sinistra, dava sulla piazza, proprio sopra l&#8217;ingresso della galleria Sulbalpina.</p>
<p class="p3"><strong>Quel che disse su Torino fu molto:<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p class="p4"><i> “Torino: città dignitosa e severa! Niente affatto grande città, niente affatto moderna come avevo temuto: ma una residenza del diciassettesimo secolo, dove su tutto era stato imposto un unico gusto, quello della Corte e della noblesse. Su ogni cosa è rimasta impressa una calma aristocratica: non vi sono meschini sobborghi; un’unità di gusto che si estende fino al colore (tutta la città è gialla o rosso-bruna). Ed è un luogo classico per i piedi come per gli occhi”<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p class="p5">“Meravigliosa limpidezza, colori d’autunno, uno squisito senso di benessere diffuso su tutte le cose”</p>
<p class="p5"><i>“Torino, amico mio, è una scoperta capitale… sono di buon umore e lavoro dal mattino alla sera. Un piccolo pamphlet di argomento musicale mi tiene occupate le mani. Mangio come un dio, riesco a dormire nonostante il rumore delle carrozze che passano di notte. E l’aria: secca, energizzante, allegra… il primo luogo in cui sono possibile!”</i></p>
<p class="p5"><i>“La sera sul ponte del Po: magnifico! Al di là del bene e del male!”</i></p>
<p class="p5"><i> </i><b><i>“ </i></b><i>Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica”</i></p>
<p class="p7">La fine del soggiorno di Nietzsche a Torino fu decisamente tragica. <b>La storia di Nietzsche e del cavallo</b>, che secondo alcuni segna <b>il momento del suo collasso mentale</b>, racconta come il 3 gennaio del 1889 il filosofo, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare violentemente e prendere a calci il suo cavallo. Nietzsche, sconvolto da questa immotivata ferocia, corse a fermare l’uomo e una volta arrivatogli vicino, con le lacrime agli occhi, <b>iniziò ad abbracciare e baciare il cavallo</b>. Il filosofo fu riaccompagnato nella sua camera, ancora sconvolto mentre urlava di essere “Dioniso” o “Gesù Crocifisso”.</p>
<p class="p7">Non si sa se questo aneddoto corrisponda al vero, <b>quello che si sa per certo storicamente</b> è che<br />
quel giorno, Nietzsche svenne in Piazza Carlo Alberto e che da allora iniziò a scrivere ai suoi amici, ai parenti a a personaggi celebri dell’epoca i cosiddetti <b>“biglietti della follia”</b>, delle lettere in cui si firmava come “Dioniso” o “il Crocifisso”. Il 9 gennaio, l’amico Overbeckper, teologo protestante e suo ex insegnante, giunse a Torino per portare via Nietzsche e farlo curare <b>in una clinica psichiatrica a Basilea</b>.</p>
<p class="p7">In <b>via Carlo Alberto 6 si trova oggi una effige</b> con su scritto: <i>“In questa casa Federico Nietzsche conobbe la pienezza dello spirito che tenta l’ignoto, la volontà di dominio che suscita l’eroe. Qui, ad attestare l’alto destino e il genio, scrisse Ecce Homo, libro della sua vita. A ricordo delle ore creatrici, primavera autunno 1888, nel primo centenario della nascita la città di Torino pose”</i>.</p>
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