I 1000 volti di Lombroso al Museo Nazionale del Cinema a Torino

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino è lieto di ospitare dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 la Mostra I 1000 volti di Lombroso. Per la prima volta viene proposta al pubblico un’interessante selezione di fotografie che appartengono al Fondo Fotografico dell’Archivio del Museo di Antropologia “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, restaurate  in parte proprio per l’occasione. Cesare Lombroso è uno degli scienziati più conosciuti al mondo, famoso per la sua teoria dell’uomo delinquente, dove si distinguono gli atteggiamenti violenti e selvaggi dell’uomo primitivo che lo spingono a compiere imprese criminali.

la Mostra I 1000 volti di Lombroso è a cura di Cristina Cilli – conservatrice e responsabile  dell’Archivio del Museo, Nicoletta Leonardi  – storica dell’arte e docente presso l’Accademia Albertina di Torino, Silvano Montaldo – direttore scientifico del Museo e docente presso l’Università degli Studi di Torino e Nadia Pugliese – borsista di ricerca presso l’Archivio del Museo e rientra nel quadro delle celebrazioni del decennale dell’apertura del Museo Lombroso.

Inserita nelle teche conservative al piano + 5 del Museo Nazionale del Cinema di Torino, l’esposizione comprende 305 fotografie che dialogano con 13 disegni, 2 manoscritti, 1 pannello illustrativo per la didattica e la divulgazione, un calco in gesso di un cranio e 1 maschera mortuaria in cera, 2 strumenti scientifici, 2 manufatti realizzati da pazienti psichiatrici, 1 scultura, 11 libri e 1 rivista per un totale di 34 exhibit. Cesare Lombroso mise insieme una grande quantità di fotografie, tra il  durante il 1860 e il 1909, grazie alla collaborazione e contatti  con criminologi, psichiatri e medici legali. Queste fotografie sono considerate materiale di grande importanza utilizzate da Lombroso durante i suoi studi e ricerche.

La Mostra sviluppata in 5 sezioni è costituita da una cronologia inerenti alle ricerche di Lombroso: si inizia con gli studi su malati psichiatrici e sul genio, proseguendo nei confronti della sua teoria sull’avatismo, ricerche sul brigantaggio e sul delitto politico, fino al tema della criminologia in rapporto al razzismo con una prospettiva  specifica verso la donna delinquente. L’esposizione si conclude con una visione di immagini collegate all’identificazione del criminale, ossia alla fotografia segnaletica e alla nascita della Polizia Scientifica.

 

 


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