L’Ambiente del Piemonte

Esemplare di stambecco nel Parco nazionale del Gran Paradiso – Di Nessun autore leggibile automaticamente. Tbc presunto (secondo quanto affermano i diritti d’autore). – Nessuna fonte leggibile automaticamente. Presunta opera propria (secondo quanto affermano i diritti d’autore). Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1225936

 

Flora

La vegetazione tipica degli scenari piemontesi è piuttosto varia: da quella più propriamente alpina degli ambienti rupestri e di prateria, ai boschi di alta montagna (abeti, pini, larici e faggi) a quelli tipici dei climi temperati dell’Europa centrale (faggio, castagno, frassino, acero montano, betulle e rovere), sino alle specie mediterranee e addirittura subtropicali, come le palme, diffuse lungo le sponde del Lago Maggiore, il cui clima è abbastanza mite da permettere il loro sviluppo. Si segnalano, poi, boschi spontanei di abete bianco.

Degne di nota sono alcune aree rilevanti dal punto di vista naturalistico per la presenza di specie rare come a Scopolia carniolica e l’Orniello (Fraxinus ornus) sulle pendici del monte Gemevola, l’Euphorbia carniolica nella zona della Valle Sessera, l’Erica cinerea e la felce Osmunda regalis, trovabile nella zona delle Rive Rosse, la Daphne cneorum, diffusa in modo abbondante dall’Alpe Noveis al Gemevola. In quest’area crescono anche specie botaniche uniche quali l’Aquilegia alpina, l’Aster alpinus, la Stella alpina, l’Artemisia e una ranuncolacea piuttosto rara, il Delphinium elatum.

Fanno parte della vegetazione tipica del Piemonte brughiere e praterie a prevalenza di alte erbe di brugo (dette molinie) nonché di felce aquilina; inoltre, sono presenti in alcune zone specie come il giaggiolo o iris siberiano, tipiche di climi molto freddi, la genzianella mettimborsa (Gentiana pneumonante) e il giglio dorato (hemerocallis lilio-asphodelus). Molto diffusi sono anche i licheni e muschi, il brugo, felci e arbusti come il ligustro, il sorbo montano e il prugnolo.

Fauna

La fauna piemontese include camosci e stambecchi (protetti nel parco nazionale del Gran Paradiso), lepri, marmotte, caprioli, scoiattoli, volpi, martore, oltre a numerose specie di uccelli rari come la ghiandaia, il picchio, l’allocco, la poiana. Cinghiali, lepri, caprioli, tassi, ricci, faine, volpi e donnole sono tra gli animali selvatici più diffusi sul territorio del Piemonte.

Sulle montagne piemontesi nidificano oltre 60 specie di uccelli, tra cui il Gufo Reale, il Francolino di Monte e la Civetta Capogrosso.

Nonostante la difficoltà nella loro osservazione, nel Piemonte vivono alcune specie di insetti difficilmente rintracciabili altrove, come il Bembidium humerale, l’Agonum livens, il Fissocatops westi e l’Agonum ericeti. Si trovano anche due specie di farfalle, la Maculinea alcon e la ninfa delle torbiere (Coenonynpha oedippus), a rischio di estinzione in Europa. Tra le specie protette vanno menzionati anche la Formica rufa e il Carabo d’Olimpia, coleottero chiamato localmente “Boja d’or”.

Tra i rettili, è abbastanza comune la vipera comune (Vipera aspis, tipica delle zone asciutte), mentre per quanto riguarda gli anfibi va ricordata la salamandra.

Geologia

Più di 300 milioni di anni fa un unico super-continente, chiamato Pangea, costituiva il totale delle terre emerse. In corrispondenza dell’odierna Italia era presente un golfo che si estendeva verso oriente. Circa 220 milioni di anni fa, il super-continente iniziò a separarsi dando vita a due paleo-continenti chiamati Laurasia e Gondwana. L’acqua invase le aree concave e si formò un oceano chiamato Tetide.

Circa 130 milioni di anni fa, i due blocchi continentali iniziarono ad avvicinarsi e a collidere, dando vita al processo di sollevamento ed espansione delle Alpi. Rocce come calcescisti, marmi, ortogneiss, granulati, anfiboliti, micascisti, paragneiss, filladi originatisi in quel periodo dalle temperature e dalla pressione della crosta terrestre sono oggi facilmente osservabili nel territorio piemontese.

20 milioni di anni fa, la catena alpina si era ormai formata completamente ed era soggetta all’erosione da parte degli agenti atmosferici. È di quegli anni la compressione che diede origine agli Appennini determinata dal contrasto, da parte del continente africano, della rotazione del cosiddetto “blocco sardo-corso”.

Depositi marini dovuti ad una nuova sommersione della Pianura Padana da parte del mare, di oltre 5 milioni di anni fa, sono osservabili nell’area astigiana e nello sbocco di alcune valli, testimoniando che il mare era limitrofo alle catene montuose piemontesi e si insinuava fin dentro le valli attuali. Il progressivo innalzamento dell’area montana determinò, circa 2 milioni di anni fa, la definitiva scomparsa del mare dal territorio piemontese.

I movimenti tettonici hanno provocato notevoli cambiamenti nel paesaggio della regione nel corso degli ultimi 100.000 anni. Oltre al continuo innalzamento delle alture alpine e collinari, tali movimenti hanno prodotto un cambio di inclinazione del settore pianeggiante. A causa di questo fenomeno, il Po e il Tanaro, i due corsi d’acqua più importanti della regione, hanno modificato il loro percorso provocando a loro volta notevoli mutamenti del paesaggio circostante e una riorganizzazione del reticolo idrografico.

Rocce prevalentemente ignee (dioriti, vulcaniti, graniti) e metamorfiche (gneiss, calcescisti, micascisti, serpentiniti, marmi) caratterizzano il settore delle Alpi; sugli Appennini e sulle colline sono diffuse rocce sedimentarie (argilliti, arenarie, calcari, marne); sedimenti come sabbie e ghiaie caratterizzano gli ambienti glaciali e la pianura. L’estrema variabilità di rocce di diversa natura e origine in Piemonte testimonia la complessa storia geologica che ha portato alla conformazione attuale della regione in più di 300 milioni di anni.