Carnevale

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Carnevale di Alessandria

I Carnevali storici della città di Alessandria erano caratterizzati da satira sberleffo con l’intervento  della goliardia.  Fino al 1947 il Carnevale veniva celebrato in luoghi chiusi. Nel 1949 iniziarono le sfilate con i carri e inizio la tradizione gogliardica

Negli anni 50 ci fu anche la battaglia del borotalco offerto dalla fabbrica della Paglieri nata a copia della battaglia delle arance di Ivrea. La battaglia del talco fu circoscritta nella sola piazza Garibaldi a riscostruire l’assedio di Alessandria da parte del Barbarossa.

Il Carnevale di Alessandria vede ogni anno decine di carri di carnevale che sfilano lungo le vie del centro storico con partenza da piazza Garibaldi nelle vie del centro storico da via Dante a Corso Roma, passando per piazza della Libertà, con arrivo in Piazza Garibaldi.
Ad Alessandria si svolge anche la Festa di Carnevale del quartiere Cristo in piazza Ceriana.

 

Carnevale di Biella

Il Carnevale di Biella presenta la sfilata delle maschere biellesi e dei carri per le vie del centro capitanati da da Gipin e Catlina, i sovrani del Carnevale cittadino insieme alla classica fagiolata.
La maschera simbolo tradizionale del carnevale biellese è il Babe che nel dialetto locale indica il rospo legato all’antica rivalità tra il comune di Biella e quello di Vercelli facendo riferimento agli abitanti delle risaie del vercellese.
La conclusione del carnevale prevede il processo al Babi e il rogo.

Carnevale di Borgosesia

Il Carnevale di Borgosesia è uno dei più antichi della Valsesia, le sue origini risalgono al lontano 1387, anno in cui fu emesso un regolamento che si proponeva di limitare la degenerazione dei festeggiamenti carnevaleschi con ammonimenti e pene per i trasgressori.

Le testimonianze storiche si perdono nei secoli, 110 anni fa però il carnevale si arricchisce di un’altra figura simbolica che rappresenta tanti giovani italiani coinvolti loro malgrado nelle imprese coloniali dell’Italia postunitaria, costretti a combattere sul finire del 1800 in Abissinia e in Eritrea. Il Peru Magunella da Borgosesia lasciò quindi la sua morosa e andò al fronte, nonostante al suo ritorno scoprì i tradimenti della sua amata Gin, alla fine se la sposò.Una delle caratteristiche del Carnevale di Borgosesia è che non si chiude con il martedì grasso ma con il Mercu scùrot (il Mercoledì oscuro), ovvero il Mercoledì delle Ceneri che apre la Quaresima.

Carnevale di Chivasso

Il Carnevale di Chivasso ha una tradizione centenaria che si basa sulla figura della Bela Tolera e dell’Abbà. Nel 1434 l’Abbà si trasformò nel mecenate della festa del Carnevale e le sue prerogative divennero molteplici: la distribuzione di dolciumi e arance agli abitanti, la risoluzione di controversie tra Chivassesi e la possibilità di liberare carcerati. Dopo anni e anni in cui le testimoninaze storiche del Crnevale si perdono, nel 1905 il “Circolo di Agricoltura, Industria e Commercio” decise di istituire la figura della Bela Tolera, una ragazza accompagnata da quattro damigelle, in qualità di Regina del Mercato.
L’appellativo Bela Tolera ha una forte connotazione storica e simbolica: da un lato si richiama alla guglia che fasciava il campanile del Duomo e indicava la collocazione di Chivasso agli abitanti delle colline circostanti, prima che i Francesi nel 1705 l’abbattessero; dall’altro il termine “bela” significa “latta” in piemontese e richiama l’abilità dei chivassesi nel condurre gli affari durante il mercato settimanale del mercoledì. Nel 1948 per il ruolo storico svolto dall’Abbà venne deciso di affiancare alla Bela Tolera la sua figura, entrambi rigorosamente abbigliati con costumi ottocenteschi.
Una delle caratteristiche peculiari di questo Carnevale è che termina la prima Domenica di Quaresima, in memoria del Carnevale del 1951 che non si riuscì a celebrare a causa del maltempo e venne rimandato alla domenica successiva cambiando nome da Carnevale a Carnevalone.

Carnevale di Crescentino

Il Carnevale storico Crescentino racconta una storia di rivolta che risale al lontano 1529, quando il Conte Riccardo IV Tezzoni impose lo ius primae noctis attirandosi l’odio del paese. Rifiutandosi di giacere con lui, la figlia del mugnaio del Mulino Stella tagliò la testa al tiranno, mentre nel paese il suono della campana della Torre Civica richiamava il popolo a raccolta per iniziare la rivolta. In aiuto dei Crescentini, vennero un gruppo di rivoltosi da Vische, un paese vicino, che da poco si era liberato dal suo despota, allenaza ancora oggi molto sentita.

Da questa vicenda, nasce la tradizione del Carnevale Crescentino che ha come protagonista la Papetta, ovvero la giovane figlia del mugnaio, il cui soprannome deriva dalla farina usata per la polenta.Una peculiarità del carnevale è il Corso Mascherato, ovvero la sfilata di carri allegorici che ospita le più belle creazioni in cartapesta degli altri carnevali piemontesi.

Carnevale di Domodossola

Il Carnevale di Domodossola ha una tradizione antica ed è uno dei carnevali più importanti della Val d’Ossola. Il ciclo di eventi legati al Carnevale e organizzati ogni anno dal Comitato Pulenta e sciriuii è fortemente incentrato sulle tradizioni gastronomiche del luogo che vengono egregiamente celebrate soprattutto durante la domenica quando gli sposi del carnevale, il Togn e la Cia, aprono il loro banchetto nuziale in piazza Mercato distribuendo la pulenta, salamini e sciriuii, cucinati sul momento in grandi pentoloni dai pulentatt, i cuochi della manifestazione.

Evento centrale del Carnevale è il tombolone gastronomico del martedì grasso durante il quale vengono distribuiti dei dolci tipici.

 

Carnevale di Ivrea

Lo Storico Carnevale di Ivrea è uno dei maggiori carnevali italiani, famoso per la spettacolare Battaglia delle Arance, in cui il popolo, rappresentato dagli aranceri a piedi combatte a colpi di arance contro le armate del Feudatario, rappresentate da tiratori su carri trainati da cavalli.
L’eroina della festa è la Mugnaia, al suo fianco il Generale, che fin dai primi anni dell’800 ha il compito di garantire lo svolgimento della manifestazione, insieme al suo Stato Maggiore Napoleonico, composto da Ufficiali a cavallo,  Vivandiere, gli Abbà ed i Pifferi e Tamburi.

 

Carnevale di Mondovì

Il Carnevale di Mondovì – Carlevè ‘d Mondvì in dialetto piemontese – ha origini antiche, risalenti al XVI secolo e ritorna ogni anno ad allietare gli abitanti del basso Piemonte e non solo coinvolgendo tutta la città per almeno dieci giorni.

La figura del Moro che raduna il popolo per i festeggiamenti del carnevale trae spunto da un automa in ferro realizzato nella seconda metà del diciottesimo secolo da un artigiano locale, Matteo Mondino. L’automa, con un martello in mano per battere le ore su una campana, è stato collocato sotto un baldacchino posto sopra la facciata della chiesa di San Pietro, nel centro di Mondovì dove sta ancora adesso.

Il Moro diventa quindi uno dei simboli di Mondovì, insieme a quello più antico della Torre del Belvedere e diventa maschera ufficiale nel 1950, con la prima interpretazione da parte di Bastianin Vinai.

Carnevale di Novara

Il Carnevale di Novara orbita intorno alle maschere tradizionali di Re Biscottino e Regina Cüneta. Nel 1872 in occasione delle feste di Carnevale la città venne ribattezzata Biscottinopoli e si creò Re Biscottino, al Re venne data in moglie la Principessa Cüneta che così divenne Regina.

Nel dopoguerra, la corona di Re Biscottino fu indossata da tre novaresi celebri: Cesare Tamagni, Eugenio Pistone e Giulio Genocchio per poi passare a Enrico Tacchini e Sandrino Berutti. Dal 2017 è subentrato Renato Sardo.

Carnevale di Oleggio

Il Carnevale di Oleggio può fregiarsi di un’antica tradizione, risalente almeno alla metà del 1800 visto che l’inventore delle due maschere tradizionali, il poeta dialettale oleggese, Pinela, sostituì la maschera di Gianduja nel teatrino dei bambini con quella di un personaggio che sembra ispirato a Robin Hood, Pirin, contadino che aveva avvelenato il despota Barnabò Visconti, stanco dei suoi soprusi, come narra la leggenda. Accanto a Pirin non poteva mancare la sua controfigura femminile, Majn, un’altra figura divenuta simbolo del Carnevale.

Le due maschere, insieme ai carri allegorici e ai gruppi folkloristici che li accompagnano nella sfilata sono le attrazioni più importanti di questo carnevale.

 

Carnevale di Rocca Grimalda

Il Carnevale di Rocca Grimalda racconta La Lachera che trae origine dagli antichi riti propiziatori primaverili. L’origine di questa antica tradizione, insieme di danza, rito e rappresentazione teatrale, si fa risalire alla rivolta del popolo di Rocca Grimalda contro il Signore del paese che pretendeva di esercitare lo Jus Primae Noctis sulle spose del feudo.

La Lachera rappresenta un colorato corteo nuziale con personaggi, alcuni armati di spade, altri con fruste e sonagliere, altri ancora con lunghi cappelli infiorati, che danzano intorno ad una coppia di sposi, mentre intorno una figura vestita di rosso salta tra la gente scherzando e ridendo. La Lachera si sviluppa intorno a tre danze: la Lachera vera e propria, la Giga e il Calisun.

Carnevale di Saluzzo

Il Carnevale di Saluzzo mischia la tradizione carnevalesca con i prodotti del territorio come le mele, il miele e le lumache.
Protagonisti del carnevale di Saluzzo sono il Ciaferlin  e la Castellana. La Castellana nasce nel 1952 simbolo della signoria saluzzese, nel 1957 nasce il personaggio di Ciaferlin, ovvero Chiaffredo che rappresenta il contadino del saluzzese che dalle campagne arriva in città.  La sua maschera è caratterizzata dal suo ombrello e la cavagna la sua cesta di paglia.
Al seguito della Castellana ci sono le damigelle ed i ciaferlinòt che accompagnano Ciaferlin.

 

Carnevale di Santhia

Il Carnevale di Santhià si festeggia dalla notte dei tempi sin dal 1318 quando l’Abbadia si occupava di organizzare balli e festeggiamenti carnevaleschi. Il carnevale si compone di oltre 2 mila figuranti in una città di soli 9 mila abitanti per una vesta davvero popolare, organizzata dal popolo per il popolo.
L’Antica Società Fagiuolesca è da sempre l’organizzatrice del Carnevale, che programma tutte le manifestazioni dal giorno dell’Epifania al Martedì delle Ceneri con un rituale sempre uguale secondo tradizione.
Nei tre giorni di Carnevale, Stevulin ‘dla Plisera e Majutin dal Pampardù sono i padroni assoluti della città. La leggenda vuole che si tratti di due contadini che secoli fa giunsero in città da due cascine dei dintorni per il loro viaggio di nozze a cui il signorotto locale consegnò le chiavi della città.

Carnevale di Torino

Lo storico Carlevè di Turin è celebrato attraverso imponenti sfilate di carri allegorici con bande, majorettes e le storiche figure simbolo del carnevale torinese: Gianduja e Giacometta. Tra i luoghi nevralgici delle celebrazioni c’è il parco della Pellerina, in cui vengono allestiti tutti gli anni la Fiera dei Vini, l’imponente Luna Park, mentre il centro della città oltre alla sfilata dei carri allegorici ospita il Bike Carnival, una passeggiata cicloturistica in maschera pensata per i bambini delle elementari e delle scuole medie.

La storia racconta che un burattinaio torinese aveva riscosso molto successo con il suo burattino Gironi, diminuitivo di Girolamo, ma gli venne consigliato di cambiargli il nome, allora decise di nominarlo come un simpatico personaggio che aveva incontrato a Callinetto, una località vicino ad Asti, Gioan d’la douja soprannominato così perchè chiedeva sempre un boccale di vino in osteria (in dialetto piemontese douja, appunto). Da subito, diventò un burattino d’enorme successo e il suo nome venne abbreviato in Gianduja, dando poi il suo nome ai Gianduiotti, tipici cioccolatini torinesi, nati nel 1865.

Carnevale di Valdieri

Dopo un lungo periodo d’interruzione durato circa quarant’anni, a partire dal 2007, in Valle Gesso è tornato il Carnevale alpino di Valdieri. Protagonista indiscusso della festa è l’Orso di paglia di segale insieme ai Frà e ai Perulìer.
La riscoperta del Carnevale alpino è stata frutto di una ricerca della Regione Piemonte e dell’Ecomuseo della Segale, con il sostegno del Parco naturale Alpi Marittime e del Comune di Valdieri, recuperando la memoria di “Din del papa”, un anziano del luogo, che da giovane aveva interpretato più di una volta la mitica figura carnevalesca.

Carnevale di Varallo

Il carnevale di Varallo ha una storia secolare dato che nel 2005 è stato festeggiato il centesimo anniversario. La tradizione più antica è la Paniccia, il minestrone che un tempo serviva per garantire un piatto caldo a poveri e carcerati.  Il simbolo del carnevale di Varallo è la Lum un piccolo lume ad olio che un tempo rischiarava le veglie dei montanari valsesiani.

Marcantonio e Cecca sono le maschere più conosciute del Carnevale mentre la Veggia Pasquetta, oggi secondaria, è di antiche origini. Un’altra delle iniziative più antiche è certamente la Giobbiaccia o Giubiaccia, la tradizione del giovedì grasso, quando si iniziò a raccogliere offerte per gli incendiati, distribuendo una canzone dialettale composta per l’occasione. Negli anni seguenti l’iniziativa proseguì con la composizione di nuove canzoni, che vennero vendute a favore dei bisognosi: le canzoni della Giubiaccia.

Carnevale di Venaria Reale

Il Real Carnevale venariese ha come personaggi di riferimento Lucio d’la Venaria e la Castellana che sono i sovrani dei giorni di festa in cui i veri protagonisti sono i bambini.
Il clou del Carnevale è la sfilata in costume dei gruppi organizzati per le vie della città.
La manifestazione è organizzata dalla Città di Venaria Reale, Fondazione Via Maestra, Comitato per il Carnevale in collaborazione con le Associazioni Pro Loco Altessano Venaria Reale.

Carnevale di Vercelli

Il Gran Carnevale Piemontese di Vercelli ha come protagonisti il Bicciolano e la Bèla Majin le due maschere tipiche che rappresentano rispettivamente  il signore della città e la sua sposa. Del Bicciolano si accenna come maschera già nel 1849.
L’appuntamento classico del Carnevale è rappresentato dai Corsi Mascherati, ai quali partecipano i rioni e le associazioni cittadine, con la costruzione di Carri allegorici. Alle sfilate dei carri partecipano anche altri gruppi carnevaleschi, bande, gruppi provenienti da diverse località d’Italia e anche dall’estero.
L’altro evento guida del Carnevale è il Carnevale Benefico che si fonda su circa centinaia di visite a scuole, asili, ospedali, case di riposo e di cura, per portare un saluto e un po’ di buonumore; serate in maschera organizzate dai singoli Rioni e comitati; fagiolate benefiche in cui si distribuiscono gratuitamente fagioli con salami cotti e altre specialità.

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ll Museo della Maschera di Rocca Grimalda nasce nel 2000 su iniziativa di un gruppo di studiosi facenti capo al Laboratorio Etno-Antropologico, attivo sul territorio a partire dal 1996. Il Laboratorio Etno-Antropologico ed il Museo della Maschera che ne è diretta emanazione, sono riusciti a realizzare a Rocca Grimalda un progetto ambizioso e complesso: fare di un piccolo borgo dell’Oltregiogo genovese un centro di elaborazione culturale in grado di dialogare con istituzioni italiane ed europee attente allo studio delle usanze popolari.

Con l’obiettivo di conservare e valorizzare l’antica tradizione della Lachera le collezioni ospitate negli spazi espositivi offrono al visitatore un ricco patrimonio di reperti materiali legati all’abbigliamento cerimoniale connesso al ciclo carnacialesco: maschere, vesti, copricapi, accessori.